28 Agosto Ago 2019 1559 28 agosto 2019

L'orinatoio femminile esiste ed è più utile di quanto si possa pensare

Perché gli uomini hanno la fortuna di non dover lottare contro sporcizia e scarsità di spazi pubblici e le donne no? Le aziende stanno lavorando per colmare il gap. E Lapee, inventato da un'architetta francese, è il primo passo di questa rivoluzione.

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Orinatoio Femminile Amazon Lapee 3

È una delle piccole difficoltà quotidiane alle quali si potrebbe mettere fine. E chi si è trovata in questa situazione almeno una volta lo sa: trovare un bagno in posti affollati come concerti ed eventi, oppure quando si è per strada passata l’ora della chiusura dei locali, può diventare una spiacevole lotta. Contro gabinetti affollati, isolati, del tutto assenti o sporchi. Poi c’è anche il tema della sicurezza. Non sempre trovarsi chiuse tra quattro mura, dove magari siamo le uniche inquiline, può non far rimpiangere l’autonomia, la lontananza da casa, l’essersi concesse un po’ di divertimento. Così Gina Périer, giovane architetta francese che lavora a Copenaghen, ha di recente inventato Lapee; un orinatoio mobile femminile industriale. Di colore rosa acceso, dal design a spirale, senza tetto e senza porte, può essere collocato in spazi aperti e frequentati, pur garantendo la privacy di chi è dentro. Così si può fare come gli uomini. Comode ma non emarginate nel mezzo di necessità improrogabili. Può sembrare un’innovazione di poco conto o un capriccio ideologico, ma la difformità di sanitari pubblici - WC contro orinatoi semiaperti - è una delle abitudini dettate dalla differenza sessuale, visto che la verticalità del gesto è appannaggio culturale maschile, che ancora provoca svantaggi per il genere femminile. Quindi, se esiste una guerra dei sessi, esiste sicuramente anche una guerra dei bagni.

LA RIVOLUZIONE CULTURALE DI LAPEE

L’orinatoio rosa ha esordito con successo a giugno in Francia durante un festival di musica reggae e poi di nuovo nel mezzo del Roskilde festival in Danimarca. Non si tratta di un debutto assoluto per una soluzione di questo tipo. Nel 2011 sempre nella stessa cornice si era vista la soluzione alternativa di Pollee. In realtà di corrispettivi idraulici se ne discute da un po’, all’incirca dagli Anni 90, ma poi la realizzazione avviene solo tramite esperimenti di nicchia. Se guardiamo alla situazione italiana, non ci sono realtà particolarmente diffusa come un tempo. I cosiddetti vespasiani, prerogativa comunque maschile e chiamati così in omaggio a Tito Flavio Vespasiano, furono particolarmente popolari in tutta Italia fino agli anni ’70. Oggi molti sono stati in larga parte smantellati, ma puntualmente si torna a discutere della loro importanza senza mai citare la controparte femminile. Probabilmente questo silenzio deriva anche da un fattore culturale. In fondo è una soluzione che espone parzialmente il corpo e i suoi fluidi, anche solo a livello di immaginario, agli occhi altrui. Però non si capisce perché ci siano stuoli di uomini che fanno pipì per strada senza pudore, e non è di certo un’abitudine decorosa per lo stato dei marciapiedi, e tante donne che invece devono tenersi il più lontano possibile dagli sguardi indiscreti. È questo il gap che la scorsa estate ha scatenato parecchie polemiche a Parigi dopo la decisione del Comune di installare degli Uritrottoir, gli orinatoi della Ville Lumiere, con lo scopo di evitare la minzione selvaggia. Un gruppo di femministe di Femmes Solidaires ha protestato perché avverso alla decisione di trattare gli uomini come incapaci, al contrario delle donne, di cercare un bagno pubblico prima di lasciarsi, nemmeno troppo metaforicamente, andare. Il discorso però potrebbe cambiare se l’orinatoio diventasse un oggetto unisex e trasversale.

E POI (SU AMAZON) CI SONO GLI ORINATOI PORTATILI

Diverse aziende si stanno interessando a come colmare il gap in maniera più semplice e senza progettare strutture nuove. All’orizzonte si profila l’idea del bagno genderless, senza divisioni. C’è già una fetta di mercato orientata a superare le differenze anatomiche sulla questione; nient’affatto insormontabili. Gli orinatoi portatili per donne sono già una realtà, costano poco e si trovano facilmente su Amazon. Pensati non come prodotto di lusso ma come oggetto estremamente commerciale, utilizzano plastica e silicone per permettere ai soggetti femminili di utilizzare la posizione verticale per la minzione. Il tema poi è già diventato politico. Nel 2017 una donna olandese ha generato una vera e propria protesta dopo essere stata multata per aver utilizzato la strada al posto del gabinetto. ‘Dare la possibilità alle donne di fare pipì in luoghi decenti, igienizzati e consoni’ è stato lo slogan che ha poi lanciato la petizione Urination Equality in the Netherlands. Il titolo è tutto un programma. Di peeing equality ha discusso in passato anche l’Irish Times, autorevole quotidiano irlandese. L’argomento è provocatorio, certo, ma capace forse di realizzare un obiettivo che restituirebbe un po’ di sana equità nelle toilette come nella vita.

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