4 Giugno Giu 2019 1326 04 giugno 2019

Reportage da Bande de Femmes, la rassegna che da spazio alle fumettiste

Una libreria militante e un Festival che parte dalle donne per dare vita a immaginari diversi che possano ampliare un settore per troppo tempo maschilista. Cosa abbiamo visto al Pigneto di Roma.

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Fumetti Donne Roma Bande De Femmes 2

Quando Nina, 11 anni, afferma con convinzione che da grande vuole fare la fumettista - attenzione non l’attrice, né la principessa! - si capisce che se da qualche anno il Pigneto, quartiere di Roma, è diventato la sede di un noto Festival di fumetti, un motivo reale ci sarà. Bande de Femmes è una rassegna che per la sesta volta e per la durata di tre giorni, dal 30 maggio al 1 giugno, ha riempito le strade della zona Sud-Est con artiste, protagoniste e protagonisti dell’arte del fumetto. Obiettivo? Promuovere storie e soggetti diversi. Del resto da quando nel 2016 il Festival Internazionale del fumetto di Angoulême fu molto criticato per l’assenza di donne candidate al premio principale, qualcosa sta lentamente cambiando. Anche in Italia. Perché se persino l’editoria non è esente da dinamiche maschiliste e di distorsione del mercato, allora autoraccontarsi, autorappresentarsi e spesso autoprodursi è forse l’unico modo efficace per riequilibrare il settore. E così ha fatto Bande de Femmes.

DOVE NASCE IL FESTIVAL DI FUMETTI CHE PARTE DALLE DONNE

Al centro della rassegna c'è la libreria-bistrot Tuba che dal 2007, anno in cui è stata aperta, rappresenta un’istituzione locale per quel che riguarda l’attenzione alle donne e alla loro promozione in settori diversi. Complice anche la zona pedonale dove ha sede, è un luogo ideale per scambiarsi idee, progetti, sensazioni e promuovere la militanza. «Questo Festival nasce dal desiderio di dare spazio alle fumettiste italiane e internazionali», ci ha raccontato Sarah, una delle organizzatrici, «e di raccontare il loro lavoro. Il Pigneto è un luogo dove già si riunisce un gruppo di fumettiste di cui avevamo voglia di parlare e in più sulla scena si sono affacciate una serie di donne che hanno proposto immaginari nuovi e vicini a quelli che con Tuba cerchiamo di diffondere. Ossia mostrano stereotipi e mondi possibili che vogliamo far vedere alle più giovani». E se parliamo di condizione femminile e di diritti LGBT nel mercato dei fumetti e delle graphic novel, non possiamo dire che oggi i desideri del pubblico siano rappresentati ad ampio spettro. Per esempio, ma è solo la punta del fenomeno, ricordiamo le polemiche contro la parte animata dello show Adrian (i cui disegni furono realizzati da Milo Manara) ritenuta da una parte del pubblico maschilista e sessista per le storie, le battute e le figure femminili che vi trovarono posto. «Di lettrici donne ce ne sono tantissime, ha continuato l’organizzatrice, però nell’editoria come in altri settori, il sessismo è presente. C’è quindi una difficoltà maggiore a pubblicare, a essere riconosciute o promosse quando invece il fumetto è un veicolo che segna, conquista le lettrici e arriva in maniera immediata. Del resto di fumettiste della nuova generazione ce ne sono tante e pubblicano libri bellissimi».

ANCHE LA REGISTA LAURA BISPURI E L'ILLUSTRATRICE CRISTINA PORTOLANO

La pioggia non ha risparmiato il venerdì di inizio, ma le frequentatrici e i frequentatori non sono tipi da lasciarsi scoraggiare da un po’ di umido. Alle 19, puntuali, erano tutti lì che aspettavano, chi con un libro di fumetti in mano chi con una più laica birra, che si cominciasse a parlare. Ad aprire Bande de Femmes è stata Laura Bispuri, regista che con i suoi primi due film ha partecipato entrambe le volte al Festival di Berlino e Cristina Portolano, autrice di alcune illustrazioni del bestseller Storie della buonanotte per bambine ribelli. Con loro si è inaugurata Graphic VHS, una mostra ‘murale’ dedicata alla reinterpretazione di fotogrammi, copertine e scene di film famosi. Tra gli artisti che hanno collaborato c’è stato anche ZeroCalcare. Più tardi nel cortile della Biblioteca Mameli, l’attrice e regista Stefania Casini ha invece raccontato le sorelle Giussani, ideatrici e creatrici di Diabolik. «Le Giussani sono parte della sezione Chicche antiche, ha spiegato sempre Sarah, dedicata al racconto delle antenate. Perché magari a volte ci sentiamo sole, ma guardando al passato ci sono sempre state delle donne nel fumetto anche se emarginate nelle occasioni ufficiali».

LA NUOVA GENETAZIONE DI DONNE CHE DISEGNANO, DISTRIBUISCONO E LEGGONO I FUMETTI

Tra le nuove leve è stata ospite ZUZU, vero nome Giulia Spagnulo, fumettista 23enne che ha esordito a fine marzo con Cheese di Fandango. Rappresenta la più giovane autrice mai pubblicata nella collana Coconino Press e tra gli addetti ai lavori la sua storia di formazione ha incantato persino un duro come Gipi. Della generazione precedente è stata invece presente Sara Colaone che, in occasione dei dieci anni dall’uscita ha riproposto il suo In Italia sono tutti maschi di Oblomov Edizioni; graphic novel sulla repressione degli omosessuali durante il fascismo. Spazio inoltre all’incontro su Non facciamone un lesbodramma di Frad, artista trentenne che ha avuto grande seguito su Facebook con le sue strisce e che ha firmato una extended version di contenuti di satira sul mondo LGBT insieme alla neonata Asterisco Edizioni. Cos’è un lesbodramma lo ha spiegato lei stessa: «Parlo di relazioni sentimentali strane e assurde cambiando il modo di vedere le cose. Nelle vignette ho disegnato le mie amiche senza ritegno. Lo dico con una provocazione, sono storie autobiografiche inventate che qualche volta ho usato per vendicarmi con ironia e per esorcizzare una sofferenza». Infine largo anche alle donne che i fumetti li producono e li distribuiscono. «Ci occupiamo esclusivamente di tematiche femministe, lesbiche e LGBT, ci ha detto Marta Cotta, una delle fondatrici di Asterisco. Siamo in quattro, veniamo dai percorsi femministi e ci è venuta l’idea di una casa editrice etica che ripubblichi i libri che sono stati per noi fondamentali. Non vendiamo su Amazon per scelta perché pensiamo che strozzi l’editoria. Non stampiamo libri all’estero ma solo in Italia perché così abbiamo il controllo di come queste realtà lavorano e di come trattano i lavoratori. I libri hanno solo il copyleft e possono essere riprodotti per uso proprio e non commerciale. Perché l’idea è che la cultura debba circolare specialmente in questa situazione di povertà economica».

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