10 Maggio Mag 2019 1258 10 maggio 2019

Alla Biennale 2019 il Guatemala racconta la violenza sulle donne

Volti femminili con la bocca cucita e gli occhi tumefatti sono le sculture elaborate dall'artista Elsie Wunderlich. Nelle opere di Marco Manzo invece mani che imbracciano armi ed esibiscono catene.

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Biennale 2019 Violenza Donne Guatemala

Alla 58esima Biennale di Venezia - al via l'11 maggio - viene raccontata anche la violenza sulle donne: a farlo il padiglione del Guatemala, curato da Stefania Pieralice e diretto dal Ministro della Cultura Elder de Jesús Súchite Vargas, vede le opere degli artisti Elsie Wunderlich e Marco Manzo riflettere sulla violenza maschile. Volti femminili con la bocca cucita e gli occhi tumefatti, cicatrici evidenti e titoli d'effetto come «Parliamo» sono le sculture rievocative del problema elaborato dall'artista (pittrice e scultrice) guatemalteca pluripremiata e conosiuta a livello internazionale Elsie Wunderlich. Sono sei i ritratti femminili della scultrice che prendono forma da una rigogliosa natura basata sull’identificazione Madre-Terra, celebrando quindi un ritorno al Matriarcato, al contempo, le medesime sembianze umane appaiono sfregiate da cicatrici e ferite; l’artista denuncia così lo stato attuale della mujer, vittima di soprusi. Mani che imbracciano armi ed esibiscono catene, sono invece le opere di Marco Manzo, scultore, tatuatore, visual artist, incisore e designer di fama internazionale.

Il tema della mostra, si legge sul sito della Biennale, si concentra sull’analisi antropologica della donna guatemalteca giocando sul binomio Stato interessante – stato interessante. L'espressione Interesting State infatti colpisce immediatamente l’immaginario collettivo con un’associazione mentale che rimanda alla donna gravida, scrigno di una nuova vita, mentre gli atti di violenza sulle donne costituiscono invece la negazione dell’esistenza. Il Guatemala risulta uno ‘Stato interessante’ proprio in tal senso, per il perdurare di questo fenomeno devastante e per la volontà governativa di porvi rimedio. Le donne mostrano sulla loro pelle i segni di un dolore e di un’umiliazione indicibili e sono costrette al silenzio, per paura o vergogna: da lì la scelta forte della bocche cucite. Una vera denuncia sociale grazie alla potenza dell'arte.

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