9 Marzo Mar 2019 0654 09 marzo 2019

Come si è evoluta in 60 anni Barbie

Il 9 marzo è l'anniversario della nascita dell'iconica bambola. Che la si ami o la si odi, è innegabile come da sempre si sia presentata come modello d'indipendenza femminile. 

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Barbie 60 Anni Anniversario

Ha camminato sulla Luna anni prima di Neil Armstrong, si è candidata alla presidenza in un’epoca lontana da Hillary Clinton, parla 50 lingue nonostante non si sia mai laureata e ha aggiunto di recente al suo infinito curriculum la professione d’ingegnere robotico avanzato. Femminista? No, di più! Barbie soffia su 60 candeline: in testa nemmeno un capello grigio, e tantomeno una ruga sul viso. La bambola più venduta al mondo, il cui vero nome è Barbara Millicent Roberts, ha ispirato generazioni di ragazze. Più di 58 milioni ne vengono vendute ogni anno, 100 ogni minuto. Negli Stati Uniti, Paese d’origine della celebre plastic doll, il 90% delle bambine/teenager ne possiede una. Nel Terzo millennio Barbie è super connessa, naturalmente: ha un account Instagram seguito da più di 2 milioni di follower e un canale YouTube che conta più di 5 milioni di abbonati.

AMATA E ODIATA

Nel corso del tempo è stata amatissima da artisti, come Andy Warhol, e fashion designer (non si contano quelli che hanno realizzato abiti su misura per lei), ma anche il mondo della musica (chi non ricorda il tormentone Barbie girl degli Aqua del 1997?) e il cinema si sono interessati a lei (nel 2020 la sua vita diventerà un film con Margot Robbie nei suoi panni). D’altra parte, Greenpeace la detesta: i suoi packaging distruggono intere foreste. Gli scienziati hanno detto che una donna vera con le sue dimensioni e il vitino da vespa è un modello irreale che inciterebbe a un’insana magrezza. Nel 2003 l’Arabia Saudita l’ha bandita perché non conforme ai principi dell’Islam. E, incredibilmente, a periodi on/off, sono state le femministe a non vederla di buon occhio arrivando a bruciarla nelle piazze in quanto simbolo dell’oppressione maschile. Proprio lei che invece è nata con precisi scopi aspirazionali.

MATRIMONIO E FIGLI? NON SE NE PARLA

Ruth Handler ha realizzato Barbie per la figlia. Voleva darle un modello di bambola/donna attraverso il quale specchiarsi, mettendo al bando le solite bambole/bebè per future mamme tutte fornelli e pannolini, che sembrava essere l’unico destino possibile per il sesso femminile, al contrario dei maschi che sin da piccoli potevano identificarsi in pompiere, astronauta, poliziotto, medico e altro. Ma Ruth era una donna lungimirante del Wisconsin, si era presa il suo spazio nel mondo tanto da essere a co-fondatrice di un’azienda, la Mattel, alla fine degli Anni ’50. Barbie, che ha il nome della bimba dell’inventrice, è stata presentata per la prima volta alla New York Toy Fair il 9 marzo del 1959. Costava 3 dollari: fasciata in un costume (oggi iconico) a righe bianche e nere, aveva i capelli raccolti in una coda di cavallo e insolitamente neri, poi mutati nel mitologico biondo platino. Dal 1961 ha un fidanzato Ken, lasciato solo per qualche anno per un surfista californiano, Blaine. Dei fiori d’arancio però non se ne parla. E, per quanto abbia avuto 80 specie di animali, persino un cucciolo di leone, di figli nemmeno l’ombra. Barbie anche nella vita privata si conferma un’independent woman, padrona del suo destino.

ANCHE UNA CHEF ITALIANA TRA LE BARBIE DEL 2019

Da sempre questa piccola donna di plastica ha ispirato le potenzialità illimitate in ogni bambina, attraverso le sue oltre 200 carriere, specchio dei cambiamenti culturali: negli Anni ’70 diventa chirurgo e sciatrice olimpionica, negli ’80 è donna d’affari, rockstar e insegnante di aerobica, nei ’90, oltre a candidarsi alla Casa Bianca, è rapper, calciatore e sub, di recente è stata astronauta con il volto di Samantha Cristoforetti. Ruth Handler, scomparsa nel 2002, ha insistito sempre su quest’aspetto: «Barbie deve rappresentare la donna che ha delle scelte». Nel 2019, nell'ambito delle celebrazioni del 60esimo anniversario, la bambola si prepara ad onorare più di 20 donne in più Paesi e continenti, che vanno dai 19 agli 85 anni e che parlano 13 lingue diverse. Si tratta della più ampia e diversificata serie di donne celebrate da Barbie che si inserisce all'interno del Dream Gap Project, iniziativa di Mattel il cui obiettivo è quello di accrescere la consapevolezza e l'attenzione sui fattori che ancora impediscono alle bambine di esprimere tutte le loro potenzialità. Tra le italiane che nel 2019 diventano bambola c'è la chef campana Rosanna Marziale che grazie a tanta passione, creatività e coraggio è riuscita ad affermarsi in un settore, quello dell'alta cucina, tipicamente dominato da uomini.

L'ETERNA TRASFORMAZIONE ALL'INSEGNA DELL'INCLUSIVITÀ

Le curve da pin up per anni hanno rappresentato un marchio distintivo di Barbie che, però, negli ultimi tempi, è diventata sempre più inclusiva, mutando fattezze, colore (oggi esistono versioni in moltissime sfumature di occhi e pelle) e forma fisica. Nel 1998 il primo cambiamento: il seno si riduce e il busto si solleva leggermente. Dal 2016 è curvy, minuta o alta. E, dal 2019 la linea Fashionista, oltre le versioni bionde, more, alte, basse, magre, curvy, la propone anche su sedie a rotelle e con protesi alle gambe. «Vogliamo dare un nuovo impulso al dialogo sul tema della disabilità», fa sapere la Mattel. Questi modelli, in vendita da giugno, sono stati realizzati, tra l’altro, in collaborazione con una 13enne nata senza un braccio. Lisa McKnight, responsabile globale di Barbie and Dolls di Mattel, ha dichiarato: «Finché rifletterà il mondo reale, Barbie ci sarà per altri 60 anni». Natalia Aspesi si è chiesta se ci fosse del miracoloso o del diabolico dietro quest’interesse senza fine nei suoi confronti. Se siamo fatti della stessa materia dei sogni, il segreto del suo successo è chiaro. A una società che anela l’immortalità questa piccola donna dalle mille sfumature riesce a darne un assaggio.

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