Sessismo

Sessismo

15 Gennaio Gen 2019 1549 15 gennaio 2019

'L'Animale che mi porto dentro' è un libro che tutti gli uomini dovrebbero leggere

L'opera di Francesco Piccolo è più di un romanzo: un'analisi dell'essere maschio e delle dinamiche che alimentano una società sessista a cui ci si può opporre. Ai tempi di #MeToo.

  • ...
Francesco Piccolo

Francesco ha 12 anni quando Federica gli chiede di incontrarlo al Parco Flora. Stanno insieme da qualche mese ma prima di allora non hanno mai avuto un momento di intimità, cinque minuti tutti per loro. Anzi, da quando sono 'fidanzati' non si parlano più, a mala pena riescono a incrociare gli sguardi senza imbarazzo. Quel giorno lei ha deciso che era il caso di vedersi da soli perché deve lasciarlo. Si è innamorata di un altro, gli dice, lui resiste stoicamente e quando lei va via scoppia a piangere, rimane sulla panchina finché la fame non lo costringe ad alzarsi e tornare a casa. Comincia così L'Animale che mi porto dentro, il libro in cui Francesco Piccolo racconta l'essere maschi, dover nascondere la propria sensibilità, metterla a tacere per omologarsi a una versione di se stessi imposta dalla società. L'Animale che mi porto dentro (Einaudi, 240 pagine, 19,50 euro) è qualcosa di più di un romanzo, una lettura che ogni uomo dovrebbe fare, ideale manifesto di una sorta di #MeToo maschile in cui riconoscersi, specchiarsi, ammettere i propri errori e tentare di cambiare la società e le sue dinamiche sessiste partendo da noi stessi.

IL RUOLO DELLA SOCIETÀ NELLA FORMAZIONE DEL MASCHIO ALFA

Il punto centrale del libro è facilmente intuibile da un titolo piuttosto esplicito. Piccolo racconta il lato più bestiale dell'essere umano maschile, ne parla come di una caratteristica naturale, con cui è necessario scendere a patti e imparare a convivere, domare e controllare. Tutte le pagine sono pervase dal racconto di questa lotta tra il lato più spiccatamente sensibile di un protagonista che da un certo punto della sua vita in poi cerca di affrancarsi da questo “animale” senza mai riuscirci del tutto. Ma a rendere il discorso particolarmente interessante è la lunga analisi, attraverso esempi precisi e puntuali, del ruolo che la società ha nella formazione di un uomo. Il discorso femminista ha approfondito molto di come una società maschilista influenzi la vita delle donne, la loro formazione, le loro possibilità di successo, difficilmente però si ragiona sugli effetti sugli uomini di quelle stesse dinamiche sociali. I giovani maschi crescono in un contesto in cui il cameratismo è nell'ordine naturale delle cose, in cui mostrare emozioni ed emotività diventa segnale di debolezza, in cui la sessualizzazione del corpo femminile è istituzionalizzata come conditio sine qua non nella formazione dell'identità maschile eterosessuale. Il giovane maschio subisce, fin dalla più tenera età, una pressione sociale che rischia di imprigionarlo in una serie di atteggiamenti che non necessariamente sente suoi, non del tutto perlomeno, e che influiscono sul suo rapporto con l'altro sesso. L'esperienza “villaggio svedese”, con tutti gli uomini che si radunano davanti al passaggio a livello per commentare i corpi delle turiste bionde di Baia Domizia, spalleggiarsi e sostenersi a vicenda quando uno di loro parte alla “caccia” della “preda”, il corteggiamento come rituale collettivo a cui il protagonista del libro prende parte da prima ancora di entrare nell'adolescenza, è l'esempio lampante di questo sistema.

UN'INDISPENSABILE PRESA DI COSCIENZA INDIVIDUALE E COLLETTIVA

Nelle parole di Piccolo, però, non c'è un tentativo di auto-assoluzione, di de-responsabilizzazione, di assunzione del ruolo di vittima della società. Tutt'altro: a creare quella società che imprigiona il maschio dentro lo stereotipo di sé è il maschio stesso, primo e unico responsabile. Ed è il maschio a dover cambiare lo stato delle cose, a dover fare uno sforzo per separare l'animale dall'essere pensante, il pensiero dall'azione, la fantasia dal mondo reale. «Il grado di evoluzione sessuale di un maschio si può dedurre dal rapporto tra la sua parte complessa e la sua parte semplice», spiega il protagonista. «Abbiamo rapporti complessi, civili e di volta in volta, diversi con gli esseri umani di sesso femminile. Ma poi, accanto a tutto ciò, c'è una costante semplicità che consiste in alcuni quesiti che riguardano le forme del corpo, il culo, le tette, il grado di desiderio che provocano, il grado di disponibilità. Queste domande stanno accanto al resto della vita reale; quello che possiamo fare è non mettere le due parti – la complessa e la superficiale, quella civile e quella bestiale – in relazione diretta (è il compito culturale che abbiamo)». Il maschio non riesce a fare a meno di pensare al sesso, ma il problema non è il pensiero, stimolato da un immaginario erotico fortemente drogato dal contesto culturale in cui si è cresciuti, il problema è riuscire a comportarsi in maniera civile nonostante quel pensiero. Si può essere maschi e convivere con “l'animale” senza lasciarsi sopraffare da lui, è una scelta che possiamo e dobbiamo fare.

CITAZIONI COLTE E POPOLARI

Per costruire la narrazione, Piccolo si appoggia a una serie di citazioni che vanno dal nazional popolare al colto, dal basso all'alto, già a partire dal titolo del libro, che richiama un brano di Franco Battiato. Cita Houellebecq, Foucault, Hemingway, Linklater e L'Amica geniale di Elena Ferrante (opera che Piccolo conosce bene per aver lavorato alla sceneggiatura della serie tv Rai) ma anche Billy Wilder, Nando Cicero, Salvatore Samperi, Emilio Salgari e lo Zeffirelli meno impegnato e impegnativo. Pesca soprattutto, a piene mani, dall'immaginario da commedia sexy all'italiana perfettamente funzionale per costruire il suo racconto di come il concetto di virilità sia influenzato da letteratura e cinema, dedicando un intero capitolo a Malizia, film in cui sentimentalismo e machismo si sfidano, si oppongono, si sovrappongono e si confondono, fino a che il secondo di fatto non finisce per prevaricare il primo. Piccolo racconta di come i maschi siano abituati a immaginarsi dentro uno di questi film, in cui all'improvviso l'insegnante, la collaboratrice domestica, una zia o un'amica della madre si mostrano disponibili e pronte a un rapporto sessuale, in cui le scene più ordinarie del quotidiano diventano prologo di una tensione erotica che nella realtà non si realizza praticamente mai. Una dinamica nella quale la fantasia si sovrappone alla realtà fin quasi a confondersi con essa.

A METÀ TRA ROMANZO E SAGGIO

Per questi motivi, L'Animale che mi porto dentro assomiglia quasi più a un saggio che a un libro di narrativa. Piccolo usa la forma del romanzo per costruire in realtà una tesi complessa sull'universo maschile e sui suoi rapporti con il mondo femminile, sugli errori che commettiamo e sulle ragioni più profonde alle loro origini, sui meccanismi di difesa e auto-assoluzione che ci costruiamo per dirci che in fondo quello che abbiamo fatto e che facciamo non è poi così grave, che se feriamo una persona è perché in fondo, a nostra volta, siamo stati feriti anche noi da una Federica che ci ha lasciato sulla panchina di un parchetto quando avevamo 12 anni, e da allora cerchiamo rivalsa nei confronti di tutto il genere femminile come accade in 'N'accordo in fa, canzone popolare di Gigi Pisano su musica di Nicola Valente.

Tenevo 'na paciona 'e 'nnammurata,
Affeziunata, semplice e gentile.
Doppo tre anne 'a capa ll'è avutata
E ll'è venuto 'o sfizio 'e mme lassà.
Stò contro a tutt' 'e ffemmene
Pe' chesta 'nfamità
E 'na vendetta nera voglio fà:

Mm'ho comprato 'nu mandulino
E mme metto for' 'o balcone.
Quanno passa 'na signurina
Io lle faccio 'n'accordo in "Fa".
Po' lle canto chistu sturnello
Ch'è capace d' 'a 'ntussecà:

Fli-ppò, Fli-ppò,
Fli-ppò, Fli-ppò,
Fiore di primavera!
La donna tiene i peli sopra il cuore
Ed io nun mm' 'a pigliasse pe' mugliera
Nemmeno se me l'ordina 'o duttore!
Parola mia,
Parola mia d'onore!

UN PROTAGONISTA IMPERFETTO

In tutto questo, l'autore affida la narrazione a un protagonista che si chiama Francesco come lui, che fa lo scrittore come lui e che ha vinto il Premio come lui (Piccolo ha vinto lo Strega nel 2014). Un protagonista che si presenta in maniera sincera, in tutta la sua imperfezione e i suoi difetti, che ammette di sentirsi “stocazzo” da qualche anno dopo essere cresciuto col complesso dei brufoli, che ha scelto di allontanarsi da un modello di virilità tossico in cui era precipitato negli anni più turbolenti dell'adolescenza ma di non essere mai riuscito a distaccarsi del tutto da alcuni degli stereotipi di quella stessa subcultura che respinge. Un uomo che da bambino e ragazzo è stato picchiato dal padre e che ora non picchia ma ha comunque reazioni violente in grado di spaventare la moglie e la figlia, un uomo preoccupato che il figlio che a 10 anni si tocca continuamente nelle parti intime possa ereditare da lui quella parte più animalesca che con grande fatica si sforza di soffocare tutti i giorni. Un uomo che ha paura di innamorarsi ancora e ammettere a se stesso di essere innamorato, che tradisce la moglie, che ne vede la frustrazione e la rassegnazione e non sembra sapere come reagire. Un uomo che ha avuto un grande successo letterario, si è montato la testa, ma fondamentalmente resta una persona fragile e vulnerabile, e che nonostante tutto si sforza di andare oltre le proprie debolezze per essere un uomo migliore e contribuire alla costruzione di una società migliore, fatta di rapporti tra i sessi meno intossicati e più sani.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso