Femminismo

Femminismo

9 Dicembre Dic 2018 0709 09 dicembre 2018

Si può parlare di femminismo nella letteratura del 2018?

Con l'arrivo delle «saghe al femminile», sembrerebbe proprio di sì. In particolare con tre romanzi pubblicati da Fazi e firmati da Howard, West e Korn.

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Saghe Al Femminile Letteratura Femminista 2018

Le chiamano «saghe al femminile», ma si tratta di una definizione spinosa: perché affrettarsi a specificare il genere di una certa letteratura? Il pericolo è che sia implicita una classificazione per meriti letterari, come se l'abbondanza di donne nei ruoli chiave del romanzo sia sinonimo di temi frivoli e leggeri. La verità è che queste saghe hanno assunto un ruolo ben definito: non sono romanzi rosa, ma letteratura che racconta un punto di vista inedito sulla storia e, al contempo, consente di ragionare sul femminismo e sull'evoluzione del ruolo della donna nella società. Il mercato italiano si è finalmente accorto di questi meriti visto il successo di tre saghe, nello specifico, tutte di Fazi Editore: i Cazalet di Elizabeth Jane Howard, La Famiglia Aubrey di Rebecca West, e l'ultima conferma, Figlie di una nuova era, di Carmen Korn.

Louisa May Alcott

LA LEZIONE DI LOUISA MAY ALCOTT

Molti i punti in comune per le tre opere: si tratta di saghe corpose che hanno come protagoniste le donne, il loro posto nel mondo, la loro psicologia e le relazioni che costruiscono. Il seme di Piccole donne di Louisa May Alcott è sempre presente, sia negli schemi narrativi che nello spessore letterario delle protagoniste. Ci sono echi precisi di Jo March, l'eroina alcottiana più femminista, nella Clary Cazalet della Howard: amore per la scrittura e la difesa, non senza difficoltà, della propria indipendenza. C'è un po' di Meg e Beth nelle piccole Aubrey di Dame Rebecca West: musiciste provette, donne in divenire, che combattono contro il dolore causato dall'abbandono del padre e la difficoltà dell'essere ritenute "diverse" nella Londra del primo Novecento. C'è un po' di Amy March nella Ida Bunge della Korn: capricciosa, testarda, soprattutto nelle scelte amorose, ma unica artefice del suo destino. Tutte le donne di questi romanzi hanno uno spessore, idee chiare e battaglie personali da combattere; non vivono di solo amore, ma affiancano a questo la realizzazione personale.

LO SPECCHIO DELL'ATTIVISMO DELLE AUTRICI

Non c'è un femminismo conclamato in queste storie, quello veloce dell'era dei social network a cui ci stiamo abituando, ma c'è il riflesso deciso dell'attivismo personale delle autrici. Dame Rebecca West ha iniziato la sua carriera di scrittrice con The Freewoman, storico giornale femminista radicale britannico, e ha sempre supportato la causa dell'emancipazione in opere e battaglie sociali. Elizabeth Jane Howard ha scritto di donne con una attenzione e uno spessore rari; tanto sfortunata nella vita quanto talentuosa nella letteratura, si è definita, in una delle sue ultime interviste, «femminista furiosa» alla continua ricerca della compagnia femminile. Del resto già la Alcott fu fiera sostenitrice dei diritti delle donne nell’America della seconda metà dell’Ottocento. Mentre Carmen Korn, tedesca di Amburgo, giornalista e scrittrice, con questa nuova uscita Fazi, Figlie di una nuova era (il suo debutto di fatto nel panorama italiano) ci regala una testimonianza solida, seppure romanzata, sull’intolleranza e il razzismo nella Germania della prima metà del XX secolo; e pur nella guerra fanno capolino posizioni chiaramente femministe. Ciascuna di queste saghe fornisce una sottile e inesorabile riaffermazione del valore delle storie delle donne, non più vittime, consorti o angeli del focolare, ma protagoniste attive della loro vita.

Dame Rebecca West

CAMBIARE IL MONDO MA SCEGLIENDO IL PROPRIO DESTINO

L'altro elemento comune è la scelta, anch'essa fortemente femminista, di rappresentare donne normali. Henny, Ida, Käthe e Lina, così come le Cazalet, le Aubrey e le March, le protagoniste, non sono eroine nel senso classico della parola, non cambiano di fatto le sorti del mondo, ma quelle del proprio destino e lo fanno comprendendo a pieno i rischi che le loro posizioni comportano. Ciascuno dei temi sollevati dalle singole protagoniste di questi romanzi riecheggia nel nostro presente, quello in cui le donne ancora non possono disporre del proprio corpo in piena libertà, in cui divorzio e aborto sono ostacolati e l’unico destino possibile è quello di diventare mogli prima e madri poi. Come per i nazisti, nelle parole di Carmen Korn: «concepimento e il parto come fine supremo della vita della donna». Anche la Howard inserisce con disinvoltura il tema dell’aborto, il divorzio, le relazioni omosessuali e donne che hanno finalmente una opinione politica. È tutto sconvolgente per la sua epoca (siamo negli anni Cinquanta), ma siamo sicuri che siano temi accettati universalmente nel XXI secolo? Dame Rebecca West è ancora più esplicita e con fare sornione scrive: «Anche il femminismo era nell’aria a quei tempi, perfino nell’aria delle nursery». La scrittrice britannica lascia che il femminismo dei suoi personaggi cresca lentamente, in fondo nel primo volume le protagoniste sono ancora bambine, speciali e sveglie, certo, ma ancora piccole per esplicitare il suo femminismo maturo.

Dopo le affascinanti cronache della famiglia Cazalet e della famiglia Aubrey, fra un mese esatto pubblicheremo «Figlie...

Geplaatst door Fazi Editore op Dinsdag 18 september 2018

COME RIPETIAMO GLI ERRORI DELLA STORIA

Le tre saghe celebrano la moderna lotta per l’emancipazione della donna sviluppando, al contempo, un racconto magnifico del Novecento. Siamo di fronte ad una placida narrazione della quotidianità che si riflette, quasi specularmente, in quella contemporanea. Ecco perché le Cazalet, le Aubrey e le protagoniste nate dalla penna di Carmen Korn sono eterne: perché raccontano la vita delle donne con sorprendente lungimiranza. Il giudizio del narratore onnisciente è sospeso e il lettore, trascinato dagli eventi, rivede la propria contemporaneità con la lente della storia. Le tre autrici hanno una prosa ugualmente fluida, con peculiarità differenti e preziose: il lirismo di Elizabeth Jane Howard, maestra del dettaglio e della complessità; l'arguzia quasi politica di Dame Rebecca West e la naturalezza super partes della Korn, più attenta ai dettagli storici.

LA STRAORDINARIA RESILIENZA DELLE DONNE

Nell'opera della Korn, in particolare, l'impressione raggelante è che i pericoli del nostro tempo siano solo una ripetizione ciclica degli errori del passato. L'autrice tedesca racconta con pochi ed essenziali particolari l'ascesa di Hitler sul suolo tedesco, l'intolleranza e la violenza che serpeggiano in tutte le classi sociali, e le leggi razziali che stravolgono la quotidianità. Il valore aggiunto dell’opera della Korn è proprio il racconto della Germania, che tra diritti negati e indifferenza, è scivolata consapevolmente nel suo periodo più buio: i campi di concentramento, lo sterminio sistematico degli ebrei, dei nemici politici, degli omosessuali. E i figli dei tedeschi? Sono solo «carne da macello» per il fronte. Per la prima volta si dà uno spessore ai cattivi universalmente riconosciuti, quel popolo tedesco che, pure nel grande consenso al regime, aveva in sé una minoranza che resisteva all'orrore e che per poche circostanze fortuite non è morta nei campi di concentramento. Le donne della Korn, così come le Cazalet della Howard, vivono la Seconda guerra mondiale con dignità e sacrificio e le loro vicende sono straordinariamente complementari. Temi comuni e moderni (l'omosessualità, la ricerca di una identità nel lavoro, il divorzio, l’indipendenza economica) a raccontare due storie parallele e contemporanee. Siamo su fronti diversi della stessa guerra, non c’è bisogno di un giudizio, già evidente per tutti, e quello che deve emergere è la straordinaria resilienza di quelle donne che non dimenticano mai la loro identità nelle lotte importanti.

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