21 Novembre Nov 2018 0800 21 novembre 2018

Scars of life, le cicatrici dell'esistenza in mostra

Daniele Deriu ha raccolto in 33 scatti le immagini di modelle per caso 'segnate' dalla loro battaglia con la vita, vere e proprie guerriere sopravvissute.

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«I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici», scriveva il poeta libanese Kahil Gibran. E le cicatrici, spesso considerate un'imperfezione, qualcosa da nascondere, sono il soggetto principale di Scars of life (letteralmente "cicatrici della vita"), la mostra del fotografo cagliaritano Daniele Deriu, approdata proprio nella sua città il 18 novembre, nella Galleria Spazio Lab 291. Trentatré scatti e un progetto durato sei anni che mostrano la parte più intima delle donne che hanno accettato di posare, tutte con un segno distintivo, un "marchio" inciso nella pelle. Cicatrici dell'endometriosi, di tumori al seno, ma anche di violenze sessuali. «La serie Scars of life parte dall'idea che dall'imperfezione di una ferita, dalla memoria di un tessuto, possa nascere una forma ancora più alta di bellezza esteriore e interiore grazie alla storia di coraggio che racconta», ha spiegato a LetteraDonna l'autore, aggiungendo che tutto è nato da un'emozione, immeritata, di vergogna. «Era l'estate del 2011 e per caso notai in spiaggia una ragazza con un enorme pareo rosso che la copriva. Seppi più tardi che quella ragazza soffriva di endometriosi e che si vergognava di mostrare le cicatrici delle sue laparascopie (tecnica chirurgica per controllare gli organi dell'addome attraverso piccole incisioni, ndr). Trovai il suo senso di vergogna profondamente ingiusto, qualcosa che meritava una reazione. Quella stessa ragazza, un anno dopo, fu la prima modella del progetto».

LE DONNE CAMMINANO IN UN AMBIENTE OSTILE, QUESTO FA DI LORO DELLE GUERRIERE NATE

A lei, con gli anni, se ne sono aggiunte altre. Daniele le ha ricercate lasciando i suoi contatti negli ospedali, nei consultori, spiegando quale fosse il suo obiettivo. E ha sottolineato: «Sono loro che hanno scelto me, decidendo di rispondere al mio messaggio. Grazie a loro ho potuto raccontare storie di donne che hanno affrontato patologie, violenze e che hanno combattuto contro loro stesse, come nel caso di ferite auto-inferte. Ogni personale inferno è unico, come il dolore, e merita di essere raccontato». Un percorso che non è stato semplice. Per alcune 'modelle per caso' posare ha riaperto anche le ferite dell'anima. «Sono stati sei anni di costruzione, basati sull'ascolto e sull'empatia. Ricordo in particolare una delle partecipanti che mi disse che le luci daylight dello studio le ricordavano quelle della sala operatoria. Anche per me non è stato semplice fotografarle, non ho mai permesso a me stesso di lavorare con distacco e non ho usato la macchina come filtro per proteggermi dai loro racconti. No, in un certo senso non c'è stata una sola sessione fotografica ‘facile’. Ma ne vado fiero». Scars of life è servita soprattutto per mostrare esempi concreti di resilienza, di coraggio, di rinascita. «Ecco guardate, dall'inferno si può tornare. Lottare non è vano», è la frase con cui Daniele ama presentare il suo lavoro, scegliendo inoltre di corredarlo con alcune citazioni delle modelle ritratte, che diventano in questo modo portavoce dell'intero universo femminile. «In qualsiasi parte del mondo nascano, le donne sono svantaggiate e camminano in un ambiente 'ostile'. Spesso sono costrette a dover dimostrare in continuazione di non essere semplicemente l'impianto deambulante di un organo riproduttivo, e fanno fatica ad essere prese sul serio in qualsiasi ambito della società. Questo fa di loro delle guerriere nate, a mio avviso. Prendi una donna a caso, avrà certamente una storia di 'guerra' da raccontarti. Questo aumenta il valore del loro coraggio. Con i miei scatti ho voluto ricordare che le cose brutte capitano, è la vita, spesso quello che fa la differenza è il modo in cui le affrontiamo. Le ferite che ci portiamo dietro da queste battaglie quotidiane, siano esse visibili o no, meritano di essere mostrate con orgoglio».

«Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici»

Kahil Gibran

LE PERSONE COMUNICANO DIRETTAMENTE CON LE PROTAGONISTE DEI RITRATTI

Le 33 foto, prima di arrivare in Sardegna, hanno toccato altre città - italiane e estere - e sono state scelte da PostCardCult, società editoriale di cartoline pubblicitarie, per un'iniziativa di sensibilizzazione sociale: trasformati in cartolina, gli scatti sono stati distribuiti gratuitamente e sono diventati virali in poco tempo. Un successo che nemmeno Daniele si aspettava: «Sono sempre stato un autore di "nicchia" e di certo non pensavo che il progetto esplodesse così sui social, né che avesse un riscontro così positivo. Ho notato qualcosa di singolare. Le persone comunicano 'direttamente' con le mie modelle. Dicono 'Anche a me è successa la stessa cosa, sai cara?', oppure 'Sei davvero bellissima così!'. Ben poche si rivolgono a me, l'autore, e questo lo trovo meraviglioso. Non c'è nessun tramite e credo che questo si spieghi con il fatto che queste esperienze di vita possano ispirare chiunque». Le donne saranno protagoniste anche nel prossimo progetto di Daniele, dal titolo «Se l'è cercata» e incentrato sulle violenze: «Si tratta di un tema spinoso, qui in Italia. Il lavoro nasce dalla convinzione che ci sia un problema culturale che deve essere affrontato con urgenza. Per dimostrare il collegamento, il nesso tra questa matrice culturale e le violenze, in questi due ultimi anni ho raccolto dal web centinaia di commenti pubblicati sotto ad articoli di cronaca. L'espressione "Se l'è cercata", anche sottintesa, resta tra le più diffuse».

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