16 Luglio Lug 2018 0820 16 luglio 2018

Cosa abbiamo imparato noi donne dai Mondiali 2018

Specialità straniere. Birre belghe e croate. Nuovi sex symbol. Più tempo per le amiche. Ora che tutto è finito, ammettiamolo: poteva andare peggio. 

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Mondiali Calcio Donne

Forza donne, ce l'abbiamo fatta: con la vittoria della Francia è finita. I Mondiali tristi e anomali di Russia con le 5 lezioni che hanno lasciato agli appassionati possiamo archiviarli assieme ai loro piagnistei per la mancata partecipazione degli Azzurri e le nostalgie per la «frittatona di cipolle, familiare di birra gelata, tifo indiavolato e rutto libero». E le vuvuzuela rimaste mogie in cantina. Ma ora che le partite, le analisi pre e post match e le scommesse sono un ricordo possiamo anche ammetterlo: anche noi, in queste settimane, abbiamo imparato qualcosa. No, non parlo delle signore ultrà, delle tifose che sanno ben distinguere un rigore da un calcio d'angolo (come quelle del Milan Club Stella di Saronno, lode a loro). Mi riferisco a noi, che di calcio conosciamo solo le divise impestate dopo la partita di calcetto, le riunioni per il fantacalcio che sottraggono tempo prezioso allo shopping o al cinema e le copie de La Gazzetta dello Sport accumulate in bagno. Noi che almeno non sapendo nulla di calcio ce ne stiamo zitte o facciamo altro, non pretendiamo di parlarne in tivù in una trasmissione dedicata (leggi Belèn Rodriguez e Ilary Blasi a Balalaika).

COME TI PRENOTO LE VACANZE DAVANTI ALLA SEMIFINALE

Io, per esempio, ho imparato che non basta un campione per vincere e che non è necessario essere una grande nazione o essere, come si dice, pentacampeao du mundu, per spuntarla. Lo si è visto dagli esclusi eccellenti. Da Cristiano Ronaldo passato alla Juventus (e questo lo abbiamo appreso tutte: a proposito, un minuto di silenzio per chi frequenta un bianconero) a Lionel Messi. Dall'Argentina al Brasile. Ma il Mondiale è stata un'occasione anche per prenotare le vacanze. Come? Semplice. Mentre il mio lui (ma vale anche per la lei del caso) se ne stava attaccato alla tivù, io navigavo. In Rete, si intende. Per esempio, durante la semifinale Croazia-Inghilterra ho giocato la mia di semifinale: meglio nuotare per 15 giorni nel mare blu e verde della Dalmazia (suggerisco Mljet, selvaggia e deserta anche a Ferragosto) o organizzare un on the road per il Regno Unito, castelli e atmosfere da Re Artù? Per fortuna a scegliere per me è stato Mario Mandzukic, vero leone croato. Quindi si parte, diretti a Est.

I MONDIALI DI MASTERCHEF

Per passare il tempo durante i match poi mi sono ingegnata ai fornelli. E così ho provato a cucinare i ćevapčići accompagnandoli con salsa ajvar (quella la si puà comprare in quasi ogni super ben fornito all'angolo etnico). Il risultato? Migliorabile, soprattutto a livello di digestione. Per Portogallo-Spagna ho invece optato per un Polvo à Lagareiro ché la paella mi pareva fin troppo banale. E poi il beverage: escludendo ma solo per motivi economici lo champagnino francese, è stato un trionfo di birre belghe, croate, tedesche. Un'occasione per scoprire qualche gusto nuovo. Quel tocco esotico che può migliorare altre prestazioni oltre a quelle calcistiche. A proposito, cara Chicco mi sa che con il tuo spot oltre alle polemiche - francamente ingiustificate - non hai risvegliato altro. Naturalmente parlo a titolo personale, magari qualche fortunat* ha avuto il suo baby boom.

RURIK, IL THOR DI RUSSIA 2018

Questi Mondiali poi hanno incoronato un nuovo sogno proibito: il campione islandese Rurik Gislason (apprezzato anche dall'azzurra Cristiana Girelli, nuova numero 10 bianconera). Il Chris Hemsworth di Russia 2018, un metro e 84 di bionda e glaciale perfezione. Dannato girone, avremmo voluto vederlo in azione per tante e tante partite e invece dovremo accontentarci del suo profilo Instagram.

Rurik Gislason dell'Islanda.

IL RITORNO DI SEX & THE CITY

E poi diciamolo: avere il partner impegnato per qualche ora davanti alla televisione o con gli amici ci ha spinto fuori. Grazie a questi Mondiali abbiamo visto più spesso le amiche, abbiamo vinto la solita pigrizia senza - ed è la nota più positiva - doverci poi sorbire al ritorno la frustrazione di una partita della Nazionale persa. Pensate a quanta amarezza, musi lunghi, salti sul divano, vuoti da buttare ci siamo risparmiate senza l'Italia in gioco.

NON CI SIAMO LIBERATE DAL SESSISMO

Un altro punto a nostro favore poi lo ha segnato la Fifa, sebbene fuori tempo massimo. L'Istituzione mondiale del calcio infatti ha chiesto alle emittenti di ridurre le riprese di tifose attraenti durante le partite, in quanto considerate di carattere sessista. Ora, capisco che la bellezza non sia un reato ma non siamo solo cosce e seni e occhioni da cerbiatte. Sì direte: lo sappiamo, è una storia vecchia ma è bene ricordarlo. Ora aspettiamo Fifa e televisioni al varco per la prossima competizione sportiva. In questi Mondiali poi ho avuto un'altra triste conferma. Nulla da fare, la donna resta sempre nella testa di poveri minus habens, un oggetto. Quando si sbraccia sugli spalti con i colori della sua squadra dipinti in volto e quando banalmente lavora. È accaduto alla brasiliana Julia Guimaraes, alla svedese Malin Wahlberg, alla colombiana Julieth González Therán, alla spagnola Maria Gomez. Tutte croniste molestate in diretta tv. Lo schema è stato sempre lo stesso: mentre la giornalista è in onda un uomo (ora, uomo...) un uomo le si avvicina, la bacia, la tocca con l'aria impunita. Ecco, scene che non vorremmo vedere mai. Nemmeno ai Mondiali.

Molestie Sessuali nei confronti delle giornaliste donne ai Mondiali 2018: una psicologa analizza il fenomeno.

Bene, ragazze. È finita davvero. Ora godiamoci questo scampolo d'estate che ci resta prima dell'inizio del campionato. Che il prossimo anno tocca a noi, che al Mondiale dopo 19 anni ci andremo veramente: forza Azzurre.

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