Femminismo

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20 Dicembre Dic 2017 1951 20 dicembre 2017

I libri che fanno diventare femministe

Sei titoli indicati da sei donne che da sempre sono paladine dei diritti del sesso femminile. Con qualche sorpresa.

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Libri Femministe

Femministe non si nasce, ma si diventa. Soprattutto se si nasce in un mondo dove la regola è il sessismo, e a interiorizzarlo e a diventare carnefici delle altre donne, oltre che di sé stesse, ci vuole un attimo. Ma, allora, come si diventa femministe? Ad esempio, leggendo libri. Libri femministi tout court, o libri che apparentemente con il femminismo non c'entrano nulla, eppure nascondono dei messaggi importanti per tutte le donne del mondo. Lo dimostra un articolo del Guardian, che riporta le risposte di alcune femministe importanti alla domanda su quale libro le abbia fatta diventare, una volta per tutte, appassionate alla causa. E le risposte, come vedrete, sono meno scontate di quello che possiate immaginare.

MARGARET ATWOOD

Le lettrici di LetteraDonna e le appassionate di serie tv la conoscono già: è l'autrice de Il racconto dell'ancella, popolare romanzo distopico indiscutibilmente dalla parte delle donne. Per lei sono state le Favole dei fratelli Grimm a cambiare la prospettiva che aveva sul mondo: «Ci sono molte intrepide protagoniste donne da scegliere in questi racconti popolari, che ho letto voracemente. Le probabilità sono tutte contro di loro, ma loro le vincono comunque».

MARY BEARD

È un'importante studiosa inglese, appassionata in particolare dell'era classica. Insegna a Cambridge ed è la caporedattrice della sezione dei classici del Times. La sua scelta è più classica, trattandosi di un classico del femminismo come The Female Eunuch di Germaine Greer: «a causa delle cose che osava dire sull'essere una donna e che non avevo mai immaginato fossero dicibili». Ma Beard cita anche un libro per ragazzi: «Tra i preferiti dei miei bambini c'è sempre stato The Paper Bag Princess, di Robert Munsch, che ho letto a voce altra centinaia di volta. Non c'è nulla di più sovversivo che recitare a memoria quei grandiosi ultimi versi, quando l'intraprendente principessa Elizabeth salva il debole e spaventoso Principe Ronald dal drago - e poi lo scarica».

SARAH CHURCHWELL

È una professoressa di letteratura americana, ospite fissa delle più importanti trasmissioni televisive britanniche. Il libro che l'ha fatta diventare femminista è The Song of the Lark, di Willa Cather: «È il racconto di una ragazza che cresce nell'America dei pionieri del West che scopre gradualmente la sua vocazione per il canto, e dedica la sua vita alla ricerca della bellezza. È anche marcatamente femminista: Thea Kronborg è circondata da uomini devoti ad aiutarla per valorizzare i suoi doni, che sono orgogliosi dei suoi successi, che servono lei e la sua vocazione. Lei non si sposa mai, convinta che la sua devozione alla propria arte richieda una dedizione totale».

RENI EDDO-LODGE

È una scrittrice e giornalista che si occupa di femminismo e razzismo. Il suo libro è The Second Sex, di Simone De Beauvoir. «Leggere questo libro mi insegnò che [...] le barriere che consideravo immutabili, che credevo stessi affrontando da sola, erano in realtà alla mia portata per essere cambiata, se avessi lavorato all'interno di un collettivo».

ZOË HELLER

La risposta della romanziera e giornalista inglese è più complessa: «Non credo che ci sia un libro che mi abbia fatto diventare femminista: è stata mia madre. Ma due libri che ho letto durante l'adolescenza, Middlemarch di George Eliot e The Female Eunuch, ebbero un grande impatto su quello che pensavo sulle donne e sulle loro relazioni con gli uomini. Per una ragazza adolescente abbastanza comune, che aveva già cominciato a intuire come la bellezza femminile fosse tenuta in considerazione infinitamente maggiore dell'intelligenza femminile, il romanzo di Eliot fu sia un chiarimento sia un sostegno morale. [...] Per quel che riguarda The Female Eunuch, fu la voce ribelle e scandalosa di Greer a farmi più impressione, piuttosto che la sua teoria».

NAOMI KLEIN

La famosa attivista autrice di No Logo sia Isabel Allende che Margaret Atwood, ma infine sceglie Silent Spring di Rachel Carson: «Lo riprendo diverse volte in un anno e sono sempre rapita dai suoi molti strati [...] Come ex biologa marina, Carson non aveva paura di mischiare i dati accademici con il giornalismo e il saggio, creando un genere potente che resiste ancora oggi».

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