5 Settembre Set 2019 2004 05 settembre 2019

Il peso di Serena Williams e Taylor Townsend agli US Open non è un problema

La grassofobia non gioca in casa al torneo di tennis newyorkese. Grazie a sportive come le due campionesse che continuano a giocare e vincere nonostante i chili «di troppo».

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Serena Williams Peso Taylor Townsend

C’è uno stadio dove Taylor Townsend e Serena Williams non vengono chiamate grasse ma campionesse: è Flushing Meadows di New York. Nel 2019 nella sede degli US Open, la seconda si gioca la semifinale contro Elina Svitolina, mentre la prima è uscita agli ottavi dopo un bel match rimanendo comunque tra le prime 120 giocatrici del mondo. Le due americane oltre gli Slam hanno in comune un fattore fisico; il corpo difforme dallo standard slanciato e asciutto. Condividono anche un altro destino; da sempre vivono le conseguenze negative della crociata salutista contro le atlete e le persone oversize. Nel settore, ma non solo, i loro chili in più di muscoli o di grasso sono stati considerati per anni un’anomalia del sistema, una colpevole incuria nei confronti del proprio benessere o una palese dimostrazione di una vita poco salubre. Aspetti impensabili per uno sportivo e quindi bersagliati pubblicamente, anche, dalle federazioni stesse. Eppure il tennis femminile ha dimostrato di poter essere un terreno di rivincita contro la grassofobia.

GRASSE, MASCOLINA E IMBATTIBILE

Serena Williams ha 37 anni, è attualmente la numero 8 al mondo dopo essere stata a lungo tempo al primo posto. È una delle giocatrici più vittoriose, grandi nel senso anagrafico e mitologico, e allo stesso tempo longeve del circuito. Nonostante nel 2019 si parli molto dell’altalena femminile, dove le campionesse vincono anche tornei prestigiosi ma poi sprofondano in basso nella classifica, lei rimane un punto fisso. Ha guadagnato il doppio dei titoli singolari di Maria Sharapova e in quanto a vittorie gareggia solo con big del passato come Steffi Graf o come Martina Navratilova. Tuttavia si è parlato del suo corpo quanto dei suoi trofei. Definita ‘grassa’ e ‘mascolina’, i suoi muscoli gonfi sono considerati una colpa inestirpabile per una donna non bianca, non longilinea e niente affatto eterea. Nel 2009 il commentatore sportivo di Fox Sports Jason Whitlock, un uomo in sovrappeso, la chiamò ‘cicciona’ e poi la apostrofò come rea di una serie di delitti tra cui quello di nascondere il suo vero talento dietro «uno strato di grasso muscoloso». Le offese e i giudizi sono di certo un po’ migliorati negli anni, ma l’ultimo sgarbo è solo del 2018, quando Bernard Giudicelli, presidente della Fédération Française de Tennis - anche lui persona dal fisico pingue - decise di vietarle per sempre la tuta nera aderente indossata durante il Roland Garros. Il motivo? Un outfit aderente ma coprente fino alle caviglie fu ritenuto ‘irrispettoso’ ben più di una gamba scoperta. Tutti indizi della pressione ancora forte che Williams vive riguardo al proprio fisico e al tentativo di riportarlo in un binario conforme e che, curiosamente, è scatenata anche da uomini che con la bilancia avrebbero qualche problema.

LA LOTTA TRA LE FEDERAZIONI E ATLETE PER IL PESO FORMA

A Taylor Townsend, 23 anni e di Chicago, non è andata meglio nonostante sia entrata nel circuito molti anni dopo Serena. Nel 2012 è la prima campionessa under 18 della classifica mondiale. Tutti impazziscono per lei e ovunque la chiamano prodigio. A quell’epoca ha un gioco aggressivo, sta per partire per gli US Open ed è giustamente entusiasta. Invece Patrick McEnroe, fratello del noto tennista John e manager del programma di sviluppo dell'USTA, la United States Tennis Association, la blocca. Per i vertici è troppo in sovrappeso, circa 80 chili in un metro e 70 di altezza, per partecipare al torneo. In ballo, così diranno, c’è la tutela della sua salute; pur se fino a quel momento ha dato prova di una performance sportiva assolutamente speciale e sopra la media. L’organizzazione le vieta quindi il rimborso per le spese di viaggio e di iscrizione e le intima di dimagrire per continuare ad allenarsi. Al Roland Garros due anni dopo continua a sorprendere, nonostante l’adipe, ma poi comincia un declino, peggiorato anche dagli hater, che porta il talento precoce oltre il numero 300 della classifica e a giocare, in qualche occasione come dirà lei stessa, con avversarie 69enni. Ma nel 2019 agli Open d’America, dopo aver cambiato coach e in seguito a un anno che l’ha vista rimontare nel ranking ma non di certo diventare filiforme, ha sconfitto Simona Halep, numero 4 al mondo. Celebrando la vittoria su Instagram, proprio sui social le sono arrivati i tweet affettuosi di Ellen DeGeneres, Samuel L. Jackson e del super cestista Kobe Bryant, ha scritto:«‘Non toccate il mio piatto, non ho ancora finito di mangiare». E così, da cicciottella, ha dimostrato che le volée sono letali anche con i chili in più di una Maria Sharapova.

TENNIS E GRASSOFOBIA, UNA STORIA NON EDIFICANTE

Nel settore femminile la formula matematica dell’oversize associato a una cattiva salute vacilla e continuerà a vacillare. Perché esistono campionesse che pur non essendo magre sono in grado di raggiungere una preparazione fisica tale da giocare un difficile match professionistico. Atlete talmente ‘fuori forma’, qui il paradosso, da reggere lunghi minuti di scambi serrati, scatti a metà campo, il peso della palla colpita ripetutamente su gambe e braccia e la fatica degli allenamenti studiati per essere al top. Allora, crollano le certezze. Nascosta in ogni tennista con chili di troppo non c’è una donna magra che vuole solo essere liberata per mettersi a dieta, ma, forse, una donna, anzi un’atleta, che vuole essere lasciata libera di giocare secondo la propria algebra. Ciò nonostante c’è voluto un bel po’ per capire la lezione sui nuovi diritti.

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