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7 Luglio Lug 2019 0808 07 luglio 2019

Come sta il calcio femminile nel resto del mondo

Gli Usa guidano il plotone grazie a una legge del 1972, in Europa le certezze si chiamano Svezia e Germania, ma crescono rapidamente Olanda, Inghilterra e Francia.

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Quattro di loro sono giunte fino alle semifinali, una ha ospitato la rassegna dimostrando enormi progressi, un'altra è uscita un po' a sorpresa ai quarti ma resta oro olimpico in carica. Il Mondiale di calcio femminile Francia 2019 ha fatto da termometro allo stato di salute del movimento globale, confermando che tra le vecchie gerarchie c'è qualcosa di nuovo che si muove. L'Italia, eliminata ai quarti ma omaggiata al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è un esempio di movimento in rapida ascesa. Non l'unico e nemmeno il più eclatante, tra club professionistici e giocatrici dilettanti per legge. Come sono messi i Paesi più all'avanguardia?

GLI STATI UNITI E IL TITLE IX

La storia del successo del calcio femminile negli Stati Uniti ha un anno di inizio chiaro. Nel 1972, infatti, il Title IX cambia per sempre la storia di tutte le donne americane che fanno sport, obbligando per legge i college a investire nelle attività femminili lo stesso identico budget stanziato per quelle maschili. Arrivano così coach migliori e strutture di allenamento più adeguate e i numeri delle calciatrice crescono vertiginosamente, passando dalle 700 praticanti nelle scuole superiori del 1971 alle 390.482 registrate nel 2018. Una base notevole che ha permesso alle americane di avvantaggiarsi enormemente. Nel 1999 gli Stati Uniti hanno organizzato i Mondiali di calcio femminile, in un'edizione che ha probabilmente segnato la svolta per il movimento. La finale vinta ai rigori con la Cina portò oltre 90 mila spettatori al Rose Bowl di Pasadena. Eppure, nonostante questi numeri, un campionato professionistico e i successi di una squadra nazionale che ha vinto tre titoli mondiali e quattro olimpici, le donne continuano a essere discriminate rispetto agli uomini. Il budget riservato alle donne dalla federazione è di 17,1 milioni di dollari l'anno su 71,9 complessivi. Ulteriori 1,7 milioni sono destinati alla National Women's Soccer League, il principale campionato femminile del Paese, quello che ospita il più alto numero di calciatrici presenti al Mondiale (73). Questo ovviamente porta a forti differenze nei compensi percepiti dalle calciatrici rispetto a quelli dei colleghi maschi. Differenze ingiustificate e ingiustificabili né coi risultati sul campo né con quelli economici, dal momento che la nazionale femminile vende più biglietti e più magliette di quella maschile.

L'INGHILTERRA È L'EUROPEA CHE SPENDE DI PIÙ

La storia del calcio femminile in Inghilterra ha una tradizione decisamente antica, che risale fino al 1890 con la fondazione del Dick, Kerr Ladies Football Club. Nel 1920, la partita giocata nel Boxing Day (il 26 dicembre) da questa squadra contro le St. Helens Ladies portò allo stadio di Goodison Park 53 mila spettatori, con altre migliaia rimasti chiusi fuori. Questo successo, inviso alla Federazione inglese, portò al bando del calcio femminile nel 1921 con la motivazione che «il calcio è del tutto inadeguato alle donne». Solo nel 1971 il bando fu eliminato, dopo che due anni prima era stata fondata la WFA, la Federcalcio femminile. Per oltre 20 anni, però, il calcio femminile inglese non è stato strutturato, rimanendo ai margini. Solo alla fine degli Anni 90, l'Inghilterra ha avuto la sua prima coach a tempo pieno, Hope Powell. Powell è stata ct della Nazionale per 15 anni, fino al 2013. Due anni dopo il Paese ha ospitato I campionati Europei di calcio femminile. Il campionato di calcio femminile, la FA Women's Super League, è stato fondato soltanto nel 2011. Oggi il Paese conta 1.831 squadre femminili affiliate alla Federazione e 4.073 squadre femminili giovanili. Il totale delle calciatrici (tesserate e non) sopra i 16 anni ha raggiungo 1,8 milioni, mentre le bambine tra i 5 e i 15 anni che giocano a calcio sono 900 mila. La Federazione dedica al movimento femminile 17,7 milioni di sterline su un budget complessivo annuo che ammonta a 125 milioni. Può sembrare poco ma si tratta dell'investimento maggiore tra tutte le Federazioni europee. Superiore addirittura al budget americano.

L'OLANDA E UN BOOM STRAORDINARIAMENTE RAPIDO

Dieci anni fa a mala pena esistevano, ora sono campionesse europee e in finale al Mondiale. L'ascesa del calcio femminile olandese è estremamente recente. Sebbene la prima partita internazionale sia stata giocata nel 1956, il campionato di calcio attuale non è cominciato prima del 2007, quando gli sforzi dell'allora ct Vera Pauw portarono alla fondazione dell'Eredivisie. Sono ancora poche le squadre che ci giocano (otto nell'ultima stagione), pochissime le partite che vengono mostrate in televisione. Gli stadi restano sostanzialmente vuoti ma tutto ciò non ha impedito la formazione di una squadra nazionale altamente competitiva, che ha centrato la prima qualificazione a un torneo internazionale di rilievo nel 2009, con la partecipazione agli Europei in Finlandia. L'Olanda ha organizzato e vinto gli Europei del 2017 sconfiggendo in finale la Danimarca. Le donne tesserate alla Federazione sono 160 mila su un totale di 1,2 milioni di affiliati. Il budget annuale varia dai 2 ai 3 milioni di euro a seconda che si tratti di una stagione con un torneo importante oppure no. Il calcio femminile è lo sport più rapidamente in ascesa in Olanda.

LA SVEZIA, TRA LE PIONIERE DEL MOVIMENTO

La Svezia ha una lunghissima tradizione nel calcio femminile. Sicuramente può essere considerata tra le pioniere dello sport a livello globale e conta presenze in 23 tornei di ampio respiro (Europei, Mondiali o Olimpiadi), con un Europeo vinto nel 1984, una finale persa ai Mondiali (nel 2003 contro la Germania) e una medaglia d'argento ai Giochi Olimpici (nel 2016, ancora una volta sconfitta in finale dalle tedesche). Tra le figure chiave del movimento, uno spazio di rilievo è occupato da Pia Sundhage, fuoriclasse prima da calciatrice e poi da tecnica, vincitrice del premio come migliore allenatrice dell'anno nel 2012 e ct della nazionale fino al 2017. Il campionato svedese è da sempre tra i più competitivi al mondo, capace di conquistare con le sue squadre due Champions League (la doppietta dell'Umeå I.K. tra il 2003 e il 2004) e altre cinque finali (Umeå tre volte, Djurgården/Älvsjö e Tyresö una a testa). Il budget destinato alle donne dalla federazione, secondo i dati del dossier Uefa del 2017, ammonta a 5,103 milioni di euro. Proprio nel 2017 la Federazione svedese ha siglato un nuovo contratto aumentando i compensi alle calciatrici, che avevano minacciato di boicottare le cerimonie di consegna dei premi internazionali. In tutto il paese si registrano circa 180 mila calciatrici tesserate.

LA FRANCIA E L'EPOPEA DEL LIONE

Il calcio femminile in Francia ha una storia simile a quella italiana. Dopo le prime partite giocate durante la Prima Guerra Mondiale, per qualche decennio si diffuse la convinzione medica che la pratica di questo sport potesse danneggiare la salute delle donne, che fino agli Anni 60 furono di fatto escluse dalla pratica. Il primo club a creare una propria sezione femminile fu lo Stade de Reims, mentre il campionato fu creato solo nel 1974, seguito da una selezione nazionale. L'attuale Ligue 1 femminile è composta da 12 squadre, in parte professionistiche e in parte dilettantistiche, ed è dominato dal Lione, che lo vince dal 2006 e che ha conquistato le ultime quattro edizioni della Champions League. Lione, Paris Saint Germain, Montpellier, Paris Fc e Bordeaux hanno una potenza economica rilevante e offrono ingaggi cospicui alle giocatrici (tra i 10 mila e i 40 mila euro, non paragonabili a quelli dei colleghi maschi, ma superiori di molto a quanto guadagnano le calciatrici della Serie A italiana). La nazionale ha giocato il primo Europeo nel 1997 e il primo Mondiale nel 2003. Le calciatrici tesserate sono 125.412, destinate ad aumentare dopo il Mondiale organizzato in casa. Il budget destinato al calcio femminile dalla Federazione francese negli ultimi 18 mesi è di 14 milioni di euro. La Lega ha però deciso di riservare parte dei proventi del calcio maschile (sponsor e premi per la vittoria del Mondiale Russia 2018) per finanziare le squadre del campionato femminile.

LA GERMANIA DOMINATRICE D'EUROPA

La prima partita di calcio femminile tedesco, giocata nel 1930, non andò benissimo, coi passanti che arrivarono addirittura a tirare le pietre alle giocatrici di Francoforte sul Meno. L'avvento del nazismo, poi, cancellò definitivamente il primo club e persino nel Dopoguerra le cose non andarono tanto meglio, con la Federazione della Germania Ovest che impose il divieto di accesso al gioco per le donne. Il bando fu tolto nel 1970 e quattro anni più tardi si disputò il primo campionato nazionale. La Frauen Bundesliga di oggi conta 12 squadre, ma solo due di queste rappresentano il settore femminile di club di Bundesliga maschile (Bayern Monaco e Wolfsburg, che si sono alternate nella vittoria del campionato tra la stagione 2012-2013 e oggi). Eppure la nazionale ha una storia fatta di successi, cominciata con la vittoria dell'Europeo 1989, ospitato in casa e concluso con 23 mila spettatori ad assistere alla finale contro la Norvegia e altri milioni davanti alla tv. Le ragazze, premiate dalla federazione con un set da caffè a testa, aprirono così una bacheca che negli anni a seguire si arricchì di altri sei titoli continentali (1991, 1995, 1997, 2001, 2005, 2009, 2013), due Mondiali (2003 e 2007) e un'Olimpiade (Rio de Janeiro 2016). Il budget destinato al calcio femminile è di poco più di 9 milioni di euro, le giocatrici tesserate circa 200 mila.

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