Sessismo

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3 Luglio Lug 2019 1259 03 luglio 2019

Fernanda Colombo: «Se sono donna (e bella) non può piacermi il calcio?»

Un siparietto in un'amichevole l'ha resa popolare in tutto il mondo. Ma troppo spesso la giudicano solo per il suo aspetto. L'ex arbitra brasiliana, oggi giornalista sportiva, si racconta e si sfoga con LetteraDonna.

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Era solo una partita di beneficenza in Ecuador e lei, Fernanda Colombo, quando ha finto di ammonire un giocatore per poi tirar fuori un fazzoletto e asciugarsi la fronte con un occhiolino, mai si sarebbe aspettata che quel gesto spiritoso l'avrebbe resa così popolare. E invece quel video ha fatto il giro del mondo, procurandole numerosi messaggi e addirittura una proposta di lavoro poco gradita. Quando ha ricevuto l'email in cui le offrivano di lavorare da escort, l'ex arbitra brasiliana che ha lasciato il campo per dedicarsi al giornalismo non ci ha visto più. «Mi sono sentita spazzatura», ha commentato sul suo profilo Instagram, «io voglio solo lavorare con ciò che amo». Concetto che ha ribadito anche a LetteraDonna, in un'intervista esclusiva in cui si è aperta e sfogata contro il sessismo che permea il mondo del calcio a tutte le latitudini e in ogni ambito, in campo o davanti a una telecamera, in Brasile come in Italia.

DOMANDA. Immaginava di ricevere tutta questa attenzione globale per uno scherzo in una partita amichevole?
RISPOSTA.
Mai. Pensavo che sarebbe rimasto tutto all'interno della partita, ma sono felice che alle persone sia piaciuto. Il calcio ha bisogno di questo: più intrattenimento e meno affari.

Come si è sentita quando ha ricevuto quella proposta di fare la escort che ha postato suo suo profilo Instagram?
Molto male, offesa e disprezzata. Sfortunatamente sappiamo che esistono persone che lo fanno. Io desidero solo lavorare con ciò che amo, il giornalismo sportivo e il calcio. Non è giusto che ci siano donne costrette a passare attraverso tutto questo.

Quando è iniziata questa passione?
Fin da bambina ho amato il calcio, sono diventata arbitra per questa ragione. Poi mi sono specializzata in giornalismo sportivo, ho studiato molto il Var e ho scritto un libro per bambini sulle regole del calcio.

Che tipo di commenti ha ricevuto in questi giorni?
Molti messaggi positivi relativi al video. La gente si è divertita davvero e questo mi fa felice. Ho ricevuto anche tanti messaggi di sostegno dopo quell'email. Ah, e tante proposte di matrimonio, molte dalla Turchia. Mi sono impegnata a rispondere negativamente a ciascuna di esse (ride, ndr).

In Italia anche il direttore del Corriere dello Sport ha commentato il video con un tweet. L'ha visto?
No.

Eccolo. Che ne pensa?
Penso che sia ottimo! Attendo la convocazione di Rizzoli (ride,ndr).

Non le dà fastidio essere considerata solo per la sua bellezza?
Certo che infastidisce. Le persone dimenticano di valutare la competenza e danno peso solo all'apparenza. Che colpa ho io di essere una donna e del fatto che la gente pensi che sono bella? Non può piacermi il calcio? Io lo amo, è quello che mi rende felice. Essere stata arbitra e ora giornalista sportiva mi completa come essere umano e come professionista.

La vita di un arbitro donna è più complicata?
Lo è, sì, anche solo per il fatto di essere una donna in un ambiente che prima era soltanto maschile. Si immagini dirigere una partita. Ma con il lavoro e il coraggio, le donne stanno lentamente conquistando il loro spazio.

I pregiudizi?
Ci sono, certo. Quante persone ancora pensano che il calcio non sia sport per donne o che le arbitre possano lavorare solo nelle partite femminili? È assurdo. Quello che dovrebbe importare è la bravura.

E funziona davvero così?
Qui in Brasile le donne che pareggiano gli uomini nei test fisici e dimostrano competenze tecniche, lavorano in Serie A. Questo si vede ancora poco nel resto del mondo. In Europa, per esempio, so che è successo già in Germania, ma l'inserimento dell'arbitraggio femminile nel calcio maschile è ancora minimo. E non per mancanza di capacità, certamente.

Nella sua esperienza ha avuto problemi con giocatori?
Sì. Sono già stata giudicata pubblicamente per il mio aspetto e non per il mio lavoro. Soprattutto da arbitra, dove capita di sbagliare. Quando l'arbitro sbaglia, viene giudicato per l'errore, ma quando questo succede a un'arbitra, viene giudicata anche per il fatto di essere donna e di «invadere» un universo maschile, per non dire maschilista.

E coi tifosi?
Tantissime battute poco divertenti. Non le ho mai prese in considerazione perché altrimenti non sarei nemmeno mai entrata in campo.

Lei ha lasciato la carriera di arbitra. Perché?
Perché sfortunatamente l'arbitraggio in Brasile non è professionistico. Non abbiamo nessun tipo di garanzia o sostegno. Nemmeno quando sono stata vittima di mobbing ho ricevuto appoggio dalle autorità. Ma a parte questo ho realizzato che stavo trascurando il mio lavoro e la mia famiglia, dando priorità all'arbitraggio. E dopo tutto quello che avevo passato in quel mondo ho deciso di invertire le mie priorità.

Lei è anche giornalista sportiva: è un ambiente maschilista in Brasile?
Oggi tante donne lavorano nel giornalismo sportivo e certo, qualche volta riceviamo commenti maschilisti. Lo spazio fuori dai campi non è ancora tanto grande ma sfortunatamente comunque maggiore che al loro interno.

In Italia Fulvio Collovati ha detto che ascoltare una donna che parla di tattica gli fa venire il vomito. In Brasile ci sono personaggi che parlano in questi termini?
Posso vomitare dopo aver sentito un commento tanto idiota? Non tutto il mondo accetta che le donne possano capire di calcio, conoscano le regole o sappiano giocare. Penso sia deprecabile quando si valuta il professionista in base al genere e non per il contenuto del suo lavoro.

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