18 Giugno Giu 2019 1418 18 giugno 2019

La Nazionale femminile brasiliana in campo per l'equal pay

La sottosegretaria dell'Onu Mlambo-Ngcuka applaude la fuoriclasse Marta, in prima linea su questa battaglia: «Fra gli ingaggi delle calciatrici e quelli dei maschi c'è troppa differenza. Ogni volta dobbiamo lottare per dimostrare chi siamo».

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Marta.

Dopo aver battuto Australia e Giamaica, per le nostre Azzurre ai Mondiali femminili di calcio è arrivato il momento della loro terza impresa: sfidare su Rai Uno il Brasile, la cui Nazionale è particolarmente attenta al tema della parità di genere. E qualche giorno prima del match la sottosegretaria generale dell'Onu infatti, la sudafricana Phumzile Mlambo-Ngcuka che è anche direttrice esecutiva per l'uguaglianza di genere, ha reso omaggio a Marta, colei che è considerata la giocatrice più forte del mondo. Lo ha fatto con un tweet in cui sottolinea che la fuoriclasse brasiliana, che è testimonial di 'Onu Women', dopo aver realizzato il rigore contro l'Australia che ha fatto di lei l'unica donna ad aver segnato in cinque diversi Mondiali (16 gol in tutto, come Klose fra gli uomini), ha indicato il proprio scarpino su cui c'era disegnato il simbolo dell'equal pay, la parità salariale fra uomini e donne, per la quale anche Marta si batte da tempo.

«Fate come la leggenda Marta, nostra ambasciatrice», ha twittato assieme alla foto di Marta il sottosegretario dell'Onu, «che ha preso posizione sul gap che c'è a proposito di equal pay fra uomini e donne. Fate il vostro gesto, fatevi fotografare e mandateci il vostro tweet». Intervistata dai network del gruppo Globo alla vigilia della sfida contro l'Italia, Marta ha parlato proprio di questo, senza però dimenticare il tema azzurre. «L'Italia è una rivale difficile», ha spiegato Marta, «ma nel nostro gruppo c'è fiducia e un ambiente sereno. Anche se con l'Australia abbiamo perso, abbiamo dimostrato di avere molte capacità e sono certa che daremo il nostro meglio e otterremo la qualificazione al turno successivo. Le Azzurre faranno bene a non sottovalutarci, ma non credo che commetteranno questo errore».

MARTA: «DOBBIAMO FAR CAPIRE CHE L'UGUAGLIANZA È NECESSARIA»

Ma per lei il tema principale è un altro, quell'equal pay che le sta tanto a cuore e per il quale si batte da tempo. «È una lotta costante - ha spiegato Marta - ed è triste vedere che dobbiamo ancora fare certi gesti per ottenere ciò che chiediamo. Ma è una sfida generale, non riguarda solo il mondo del calcio, e bisogna portarla avanti. Ad esempio, io adesso devo rinnovare con il mio sponsor tecnico personale, e mi hanno offerto una cifra molto più bassa di quella che darebbero a un uomo. Ecco perché ho fatto quel gesto, per lottare per i nostri diritti. Fra gli ingaggi delle calciatrici e quello dei colleghi maschi c'è troppa differenza e ogni volta dobbiamo lottare sul campo per dimostrare chi siamo. Porto avanti questa 'battaglia' anche per le generazioni future, per tutte quelle ragazzine che giocano al calcio e verranno dopo di me, affinché possano usufruire di una maggiore tranquillità e qualità del lavoro. Dobbiamo far capire che l'uguaglianza è necessaria». La pensa come lei la vincitrice del Pallone d'Oro donne, la norvegese Ada Hegerberg, che per protesta contro la mancata parità salariale ha deciso di disertare questi Mondiali. «E a me dispiace molto che non sia venuta», ha sottolineato Marta: «C'è bisogno di tutte noi per far vedere al mondo quanto sia migliorato il calcio femminile».

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