14 Giugno Giu 2019 2252 14 giugno 2019

E ora la Figc rilancia una proposta per le calciatrici professioniste

Dopo i successi al Mondiale femminile, il n.1 della Figc Gravina chiede al governo di legiferare riconoscendo lo status delle atlete. «Ma con l'equilibrio dei costi per i club». Ecco il progetto.

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Adesso che le ragazze della Nazionale di calcio femminile si stanno facendo strada al Mondiale 2019 in Francia, la questione è tornata d'attualità: dilettanti a chi? Però di fatto è ciò che sono considerate le giocatrici in Italia. Ma ora le cose potrebbero cambiare, se è vero che il presidente della Federazione italiana giuoco calcio (Figc) Gabriele Gravina ha rilanciato all'Ansa l'idea del riconoscimento dello status di professioniste alle calciatrici, ma con una legge per evitare i fallimenti del calcio maschile.

UN CREDITO D'IMPOSTA DA REINVESTIRE

«È ora di riconoscere il professionismo alle ragazze del calcio che giustamente lo rivendicano. In tempi non sospetti abbiamo suggerito una proposta che consentirebbe ai club femminili, così come per il primo livello del professionismo maschile, di attutire l'impatto dei costi del professionismo, beneficiando di un credito d'imposta da reinvestire», ha detto Gravina dopo la netta vittoria per 5-0 dell'Italia contro la Giamaica, che ha portato la Nazionale agli ottavi di finale del Mondiale.

CRITICITÀ ECONOMICHE CHE VANNO CONTRASTATE

«Al di là del risultato finale nella Coppa del Mondo, che ovviamente ci auguriamo sia il migliore di sempre, l'apprezzamento e il consenso trasversali che le ragazze mondiali si sono sapute meritare andrebbe adesso accompagnato da un progetto che individui l'equilibrio tra un nuovo status lavorativo, che tutto il movimento femminile giustamente rivendica, e le note criticità economiche che stanno già condizionando negativamente il sistema professionistico di base», ha proseguito Gravina.

ll presidente della Figc Gabriele Gravina.

Ansa

«IL CALCIO FEMMINILE MERITA QUESTO PROVVEDIMENTO»

«Con la nostra idea si creerebbero le giuste condizioni per riconoscere alle calciatrici tutti i vantaggi del professionismo senza arrestare lo sviluppo di questa splendida disciplina, liberando risorse importanti per stabilizzare la crescita che è sotto gli occhi di tutti. Il calcio femminile ha conquistato il cuore degli italiani e si è meritato questo provvedimento, per le ragazze che lo praticano ad alti livelli e per l'intero movimento che è in forte espansione», ha concluso il numero uno federale.

SENZA MALATTIA, FERIE, MATERNITÀ. E LA PENSIONE...

La capitana dell'Italia Sara Gama ha spiegato bene qual è la loro condizione: «Lo status da dilettante implica un rimborso spese che può arrivare fino a 30 mila euro all’anno, ma ci possono essere altre entrate. Siamo nella stessa situazione del calcio a 5. Sono altre voci a fare la differenza: non ci versano i contributi, la pensione è una chimera, non abbiamo diritto alla malattia, alle ferie, alla maternità». Ecco perché ci vuole una legge.

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