14 Giugno Giu 2019 1457 14 giugno 2019

L'incredibile storia della Giamaica ai Mondiali femminili

La federazione aveva smantellato la squadra, che è rinata grazie a Cedella Marley, figlia di Bob. Alla scoperta di quella che il 14 giugno diventerà l'avversaria dell'Italia, tra trasferte di fortuna e passione vera.

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Mondiali Calcio Femminile Giamaica

«No woman no cry», cantava Bob Marley nel 1974, ma ad asciugare le lacrime dal volto delle donne giamaicane che amano giocare a pallone ci ha pensato sua figlia, Cedella, 40 anni più tardi. La nazionale di calcio della Giamaica ha cominciato il suo primo Mondiale con una sconfitta per 3-0 contro il Brasile e il 14 giugno, alle 18, incontra l'Italia che all'esordio ha superato l'Australia. Ma le Reggae Girlz non piangono più e non piangeranno comunque, nemmeno dovesse arrivare un'altra sconfitta, nemmeno se il loro Mondiale dovesse concludersi già dopo il girone, nemmeno se non dovessero riuscire a vincere una sola partita. Perché per loro, essere in Francia, è già qualcosa di straordinario, un'impresa che cinque anni fa non era nemmeno pensabile.

UNO SPORT DA UOMINI

In Giamaica il calcio è considerato sport da uomini, come in molti altri Paesi eccezion fatta per gli Stati Uniti, dove lo stereotipo di genere si ribalta ma le pari opportunità restano comunque un miraggio. Così, dopo 21 anni e un Mondiale sfiorato nel 2007, nel 2010 la Federazione aveva disinvestito completamente dal settore femminile e le ragazze si erano trovate senza campi decenti su cui allenarsi, senza una squadra, senza partite da giocare per oltre tre anni. Cedella Marley, cantante, scrittrice e imprenditrice, l'ha scoperto per caso, pescando un volantino dallo zaino del figlio Skip, anche lui musicista. Era una richiesta d'aiuto delle Reggae Girlz, e lei non aveva alcuna intenzione di lasciarla cadere nel vuoto, ripensando anche al grande amore del padre per il calcio e al ruolo che questo sport ha sempre avuto nella cultura giamaicana.

AVANTI GRAZIE ALLE DONAZIONI

La Federazione le ha concesso carta bianca e lei ha cercato finanziatori, ha realizzato una canzone per attirare fondi, si è fatta ambasciatrice di un movimento, che dopo aver fallito la qualificazione a Canada 2015 è riuscito a centrare quella di Francia 2019. La storia recente della Giamaica racconta di un torneo di qualificazione della Concacaf con tre posti in palio, di una semifinale con gli Stati Uniti persa per 6-0 facendo riposare le titolari, di una finalina vinta ai rigori contro Panama anche grazie a quel lungimirante turnover voluto da Hue Menzies, l'uomo di campo che divide con Cedella Marley i meriti di questa piccola grande impresa. Senza i soldi della federazione, le Reggae Girlz hanno avuto bisogno delle donazioni filantropiche e di piccoli gesti di cortesia, come quello di Rob Kammel, titolare di un'impresa di graphic design che gestiva il sito internet del club giovanile Kraze Krush gestito da Menzies, e che ha deciso di ospitare sui suoi terreni a Oviedo, un sobborgo di Orlando, in Florida, la sede del club giovanile che sarebbe poi diventata quartier generale della nazionale femminile giamaicana.

Cedella Marley.

UN PROGETTO CHE VA OLTRE IL CALCIO

Per allenarsi e crescere, le ragazze si sono trasferite negli Stati Uniti. Qui Menzies ha scovato ragazze nate negli Usa ma con genitori di origine giamaicana, come la 19enne Sydney Schneider che gioca in porta, o l'attaccante 25enne Cheyna Matthews. Poi ha aiutato quelle nate e cresciute in Giamaica a trovare un posto nelle squadre di diversi college, avviando quelle che potrebbero diventare brillanti carriere, prima fra tutte quella di Khadija “Bunny” Shaw, l'attaccante 22enne recentemente passata in Francia al Bordeaux che promette di diventare il prossimo fenomeno del calcio femminile mondiale, e che in patria ha lasciato una situazione familiare disastrata, con tre fratelli su sette e un nipote uccisi in scontri tra gang criminali. La sua storia è l'esempio perfetto per spiegare le parole di Cedella Marley quando sostiene che «questo programma va oltre il calcio, ha trasformato il loro talento atletico in borse di studio che potranno aprire le porte a buone prospettive lavorative».

UN ALLENTORE PER AMICO

Le ragazze giamaicane si iscrivono dunque di diritto in una tradizione sportiva del paese caraibico fatta di imprese impossibili come quella del bob raccontato dal film Disney Cool Runnings (Quattro sotto zero). Anche loro si sono allenate in strutture di fortuna, in campi municipali in cui si recavano con dei van noleggiati, nutrendosi del cibo preparato in un furgoncino con Usain Bolt sulla fiancata, raccogliendo risultati in cui nessuno credeva. E combattendo una discriminazione di genere fortissima. «Non si trattava di calcio», ha raccontato Menzies in un articolo del Washington Post, «ma di far entrare nella mentalità giamaicana il concetto che le donne possono giocare a calcio. Sono state loro a farcela. Noi abbiamo creato l'ambiente, ma loro ci hanno creduto e ce l'hanno fatta». Menzies sa cosa significa lottare per i propri sogni e per la propria passione. Nato in Inghilterra da una famiglia giamaicana che l'ha costretto a restare lontano da uno sport che in patria era roba da poveri, ha studiato negli Stati Uniti, si è laureato e ha trovato un lavoro per Merrill Lynch. Poi dopo sette anni ha lasciato la banca per tornare alla sua grande passione, il calcio, facendo l'assistente allenatore della squadra femminile della Texas University e lanciando il suo progetto di calcio giovanili Lonestar Soccer Club. «Le cose andavano veramente bene in banca, ma sentivo che non era la mia vocazione. Ho preso il mio assegno e ho detto “Adios!”. Mia madre non mi ha parlato per un bel po'».

SENZA SOLDI DALLA FEDERAZIONE

Anche le Reggae Girlz meritavano di avere la loro chance: «Al di là dell'amore della mia famiglia per il gioco del calcio, sono stata cresciuta nella convinzione che ognuno abbia il diritto di realizzare il proprio destino e perseguire i propri sogni, soprattutto quando hai un talento donato da Dio», ha spiegato Cedella. «Non era per niente giusto che le ragazze fossero trattate in questo modo solo perché qualcuno crede che il calcio sia uno sport solo per uomini». Ora hanno l'occasione per vivere il loro sogno e in Giamaica tutti fanno il tifo per loro. In quanto ai soldi, beh, quelli mancano ancora. Menzies ha firmato un contratto da ct ma non è ancora stato pagato e durante il torneo di qualificazione disputato nell'autunno 2018 a Dallas è stato costretto ad andare di corsa al centro commerciale per comprare delle giacche per le sue atlete. La Federazione non credeva avrebbero superato la fase a gironi e non aveva stanziato fondi a sufficienza, così quando il tempo è peggiorato e il freddo ha iniziato a farsi sentire, ci ha dovuto pensare l'allenatore. Eppure le Reggae Girlz sono lì, in Francia, a sfidare Italia, Brasile, Australia. A giocare un Mondiale che non avevano mai giocato prima dopo essere letteralmente sparite per quasi quattro anni. Abbandonate dalla Federazione, forti solo delle loro gambe, dei loro piedi, dei loro desideri, della passione del loro allenatore e di una donna con un cognome e un cuore più grandi di qualsiasi avversario potranno mai trovarsi davanti.

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