10 Giugno Giu 2019 1629 10 giugno 2019

Chi è Barbara Bonansea, la stella di Australia-Italia

Con una doppietta ha regalato la vittoria alle Azzurre al loro debutto ai Mondiali femminili. L'importanza della famiglia, la testardaggine e la sua idea di gioco di squadra: il ritratto della bomber. 

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Barbara Bonansea

L'Italia sogna al Mondiale. E, come sappiamo, stavolta non c'entrano gli eroi quotidiani del calcio, ma le ragazze allenate da Milena Bertolini, divenute partita dopo partita protagoniste di prima fila di uno sport che non ci sta più ad esser considerato figlio di un dio minore. Il gol di Barbara Bonansea, bomber della Juve campione d'Italia, al 95' ha fatto esplodere di gioia la Nazionale e regalato all'Italdonne la vittoria all'esordio del Mondiale femminile (qui la nostra guida), dove l'azzurro è tornato dopo 20 anni (qui la storia dell'evento), e in concomitanza con la debacle degli azzurri. Due a uno il risultato finale sull'Australia, una delle potenze mondiali del calcio femminile, e per il gioco delle qualificazioni anche una serie ipoteca sul passaggio del turno. Tutto finisce con le ragazze azzurre che festeggiano al centro del campo con una danza per metà di gioia e per metà propriziatoria e l'allenatrice avvolta nel tricolore della sua Reggio Emilia, il primo d'Italia che «ci porterà fortuna». A poche ore dal match tutti, anche quelli che erano scettici, festeggiano questo risultato e parlano delle calciatrici. Indiscussa protagonista Barbara Bonansea che Paolo Rossi ha già definito la «Pablito» del calcio femminile: «È brava, veloce e ha fatto due gol. Si, mi ci rivedo», ha detto. «Per tantissimi anni le azzurre del calcio sono state come dimenticate, sembra quasi si pensasse che non fosse uno sport indicato per le ragazze. In realtà divertono. Ho visto la partita con l'Australia e mi sono appassionato».

L'IMPORTANZA DEL SUPPORTO DELLA FAMIGLIA

La passione per il calcio, Barbara, classe 1991 e originaria della provincia di Torino, la coltiva fin da bambina. «Ho iniziato grazie a mio fratello e mio papà nel cortile di casa», ha raccontato lei a Freeda. All'epoca però erano tutti maschi: «Non sapevo neanche dell'esistenza del calcio femminile. Io giocavo perché mi divertivo. È stato uno choc quando ho scoperto che c'era anche questa possibilibilità. Invece adesso le ragazzine ci vedono e possono sognare di diventare fenomeni». Certo i suoi genitori l'hanno sempre appoggiata, non le hanno mai detto: «Il calcio è roba da maschi». E continuano a farlo oggi. L'hanno infatti seguita in camper fino a Valenciennes, cornice della partita d'esordio dell'Italia. Una coppia fondamentale per la crescita della bomber che ha saputo dire no al Lione (ovvero il club femminile più prestigioso d’Europa) per accasarsi alla Juventus. Che è solo l’ultima tappa di una carriera che l’ha vista segnare dal Torino al Brescia, collezionare titoli e record: sono 24 i suoi gol realizzati in Nazionale in 58 presenze, bottino inferiore solo a Cristiana Girelli e Daniela Sabatino tra le magnifiche 23 partite per la conquista di Francia. E chi si chiede il perché del dito in bocca dopo il gol del pareggio, sappia che è, anche questo, un richiamo alla famiglia: «Per la mia nipotina Benedetta appena nata», ha risposto Barbara a La Stampa.

TESTARDA, SOCIAL E VELOCE

«Sono testarda, non ascolto molto quello che mi viene detto. È un pregio e un difetto», racconta lei che se non avesse sfondato nello sport avrebbe provato a fare la ballerina. Attivissima sui social, ha le idee chiare sulle sue doti in campo: «La velocità», dice senza pensarci due volte. E anche sul lavoro in team: «Per arrivare ad essere un bel gruppo bisogna capire che siamo in 23, e non solo le 11 che sono in campo. Se si gioca tutte insieme si può vincere anche sulle squadre più forti».

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