9 Giugno Giu 2019 0803 09 giugno 2019

La storia dei Mondiali di calcio femminile

La prima edizione ufficiale risale al 1991, ma prima ci sono stati 20 anni di tornei a invito e battaglie per i diritti. Che non sono ancora finite. Come dimostra l'edizione 2019 dell'evento sportivo. 

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C'erano una volta delle ragazze che volevano giocare a pallone, ma la società in cui crescevano non glielo permetteva. Sembra la trama di Sognando Beckham, e invece è la storia del movimento internazionale del calcio femminile. Quella che è iniziata in Francia il 7 giugno è l'ottava edizione dei Campionati Mondiali (qui la nostra guida). I maschi, nel 2018, sono arrivati a quota 21. Per loro tutto è iniziato nel 1930, le donne hanno cominciato 61 anni dopo, nel 1991. E hanno dovuto combattere non poco per ottenere un diritto che oggi sembra paradossale sia mai stato messo in discussione.

ITALIA PIONIERA NEGLI ANNI '70

Le prime istanze per la creazione di un Mondiale di calcio femminile risalgono agli Anni '70, e l'Italia è stata uno dei Paesi pionieri nella disciplina. La nostra Nazionale, infatti, giocò la sua prima amichevole nel 1968, contro la Cecoslovacchia, e organizzò la prima Coppa Europa e la prima Coppa del Mondo non ufficiali, vincendo la prima nel 1969 e perdendo in finale la seconda nel 1970, sempre contro la Danimarca. Tra il 1981 e il 1988 si tennero cinque edizioni del Mundialito, la prima ospitata in Giappone, le altre quattro proprio nel nostro Paese. Le Azzurre ne vinsero tre e arrivarono seconde nelle edizione in cui a trionfare fu l'Inghilterra.

IL SUCCESSO DEL TORNEO DI PROVA IN CINA

Nel frattempo il calcio femminile era diventato una realtà e molti Paesi del mondo avevano eliminato il divieto di organizzazione dei campionati. Così si tennero i primi tornei continentali per nazionali in Asia (nel 1975) e in Europa (nel 1984). I tempi erano ormai maturi per un Mondiale e le pressioni sulla Fifa si fecero sempre più forti e trasversali. Come test, la federazione internazionale organizzò un torneo a inviti in Cina, con 12 squadre provenienti da Europa (quattro), Asia (tre), Nord America (due), Sud America (una), Africa (una) e Oceania (una). La prima partita, tra Cina e Canada, richiamò 45 mila spettatori allo stadio, la media fu di 20 mila persone a partita. Vinse la Norvegia, che in finale superò la Svezia, ma vinse soprattutto il calcio femminile, che nel 1991 ottenne il suo primo vero Mondiale.

CINA 1991: COMINCIA LA STORIA DEL MONDIALE

La prima edizione ufficiale si disputò quindi ancora in Cina, nel 1991, ancora una volta con 12 squadre. Gli Stati Uniti si laurearono campioni del Mondo per la prima volta, l'Italia, trascinata da quattro gol di Carolina Morace, superò la fase a gironi e fu sconfitta ai quarti di finale dalla Norvegia, con un 3-2 maturato solo nei tempi supplementari, dopo che l'attuale allenatrice della Juventus Rita Guarino aveva firmato il 2-2 a 10 minuti dal 90'. Il Paese scandinavo arrivò fino in finale e perse per un solo gol di scarto contro gli Usa, che si imposero per 2-1 con la doppietta della capocannoniera del Mondiale, Michelle Akers. L'edizione successiva si disputò in Svezia nel 1995 ed è ricordata soprattutto per l'introduzione in via sperimentale del time-out e per il successo di una Norvegia capace di segnare 17 gol nella fase a gironi e di battere 2-0 in finale la Germania. Ma il bello doveva ancora venire.

USA 1999: I 90 MILA DI PASADENA E QUELLA FOTO DI BRANDI CHASTAIN

Quella di Usa '99, cinque anni dopo il Mondiale maschile americano, rimane probabilmente il più incredibile successo in termini di pubblico e il vero salto di qualità per l'immagine del calcio femminile. La finale al Rose Bowl di Pasadena, California, lo stesso stadio che nel 1994 aveva visto l'Italia di Sacchi e Baggio perdere la Coppa del Mondo ai rigori contro il Brasile, registrò l'affluenza record di 90.185 spettatori, numeri mai toccati da un evento sportivo femminile. La foto più iconica di quel Mondiale è quella di Brandi Chastain, difensore degli Usa, che dopo aver segnato il calcio di rigore decisivo nella finale con la Cina si toglie la maglia e la agita in aria come una bandiera, esultando come gli uomini e mostrando il suo reggiseno sportivo e il suo fisico da atleta. L'Italia partecipò per la seconda volta ma si fermò alla fase a gironi dopo aver ottenuto una vittoria col Messico, un pareggio con la Germania e una sconfitta col Brasile.

2003-2007: IL DOMINIO DELLA GERMANIA

L'edizione del 2003 si sarebbe dovuta tenere ancora una volta in Cina, ma venne spostata all'ultimo negli Stati Uniti a causa dell'epidemia di Sars che colpì il Paese asiatico. Quest'ultimo conservò comunque il diritto a partecipare senza passare dalle qualificazioni in quanto Paese ospitante. Il Mondiale segnò l'inizio del ciclo della Germania di Birgit Prinz. Le tedesche vinsero due Mondiali di fila, nel 2003 e nel 2007, quando si tornò in Cina, il secondo dei quali senza subire nemmeno un gol. La loro centravanti riuscì a segnare 7 gol nel 2003, laureandosi capocannoniera dell'edizione, e 5 quattro anni dopo, quando segnò il primo dei due gol nella finale contro il Brasile di Marta, Pallone d'Oro e migliore marcatrice del torneo.

2011-2015: LA PRIMA DEL GIAPPONE E LA TERZA DEGLI USA

La Germania due volte campionessa del Mondo fu costretta a cedere lo scettro proprio nel Mondiale organizzato in casa, nel 2011. A vincere fu il Giappone di Homare Sawa, migliore giocatrice e marcatrice del torneo con cinque gol. Il trionfo nipponico arrivò grazie al successo ai rigori contro gli Stati Uniti dopo le vittorie ai quarti con la Germania e in semifinale con la Svezia. Gli Usa sarebbero tornati a dominare il Mondiale, il loro terzo, nel 2015, in un'edizione ricordata per la tripletta di Carli Lloyd in finale, le giocate di Alex Morgan, le parate di Hope Solo, che per la seconda volta di fila fu eletta miglior portiere del torneo, per il record di Formiga e Homare Sawa, che scesero in campo entrambe per il loro sesto Mondiale in carriera, un record mai raggiunto prima da un calciatore uomo o donna.

2015: I CAMPI ROVENTI DEL CANADA

Ma a tener banco, prima, durante e dopo il Mondiale, furono soprattutto le polemiche per l'utilizzo di campi sintetici. Più di 50 giocatrici presentarono una causa contro quella che definirono una discriminazione di genere, sostenendo che la Fifa non avrebbe mai permesso che la versione maschile dell'evento venisse giocata su una superficie così pericolosa per l'incolumità fisica degli atleti e ricordando come, 11 anni prima, la stessa Federazione avesse speso 2 milioni di dollari per piantare erba vera negli stadi di New Jersey e Detroit che avrebbero ospitato alcune delle partite del Mondiale maschile Usa '94. Le giocatrici ottennero il sostegno di diversi colleghi uomini, tra cui il portiere titolare degli Stati Uniti Tim Howard, ma la Fifa non tornò sui suoi passi nonostante le minacce di boicottaggio e le atlete ritirarono la causa legale nel gennaio del 2015. Il Mondiale si giocò su campi la cui superficie diventava bollente, fino oltre i 60 gradi, a fronte di temperature atmosferiche sotto i 30. L'attaccante dell'Australia Michelle Heyman raccontò che giocare in quelle condizioni era come «camminare sui carboni ardenti» e che la pelle dei piedi delle calciatrici veniva «completamente strappata via» dal calore.

FRANCIA 2019: CONTRO IL GENDER PAY GAP

Nonostante il movimento femminile sia in crescita in tutto il mondo, anche Francia 2019 si è aperto tra le polemiche sul gender pay gap. Il Pallone d'Oro Ada Hegerberg ha rifiutato la convocazione in Nazionale per protestare contro la discriminazione economica subita dalle calciatrici in confronto ai compensi dei colleghi uomini. La nazionale dell'Australia ha invocato un aumento del montepremi totale fissato dalla Fifa, che attualmente equivale a 30 milioni di dollari, il doppio rispetto a Canada 2015, ma nemmeno un decimo dei 440 milioni stanziati per il Mondiale maschile Qatar 2022 e comunque inferiore ai 38 milioni che in Russia sono toccati soltanto alla Francia per la vittoria finale. Consapevoli di muovere ancora un volume d'affari inferiore a quello dei colleghi, le giocatrici non pretendono la completa e perfetta parità, ma auspicano un aumento e sono appoggiate nella loro battaglia dai colleghi, con il sindacato internazionale dei calciatori, la Fifpro, che ha suggerito una cifra di 57 milioni.

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