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5 Giugno Giu 2019 1610 05 giugno 2019

La Nazionale femminile australiana chiede equi compensi

Le calciatrici hanno lanciato una campagna, appoggiata anche dagli uomini, in cui reclamano l'aumento del montepremi finale del Mondiale che è circa il 10% di quello previsto per i colleghi maschi. 

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Mondiale Femminile Calcio Australia Gender Pay Gap

La Coppa del Mondo di calcio femminile non è ancora cominciata (il 'calcio d'inizio' è previsto il 7 giugno) eppure una delle squadre in gara alla competizione organizzata in Francia ha già iniziato ad attaccare. Si tratta del team di calciatrici australiane che hanno chiesto l'aumento, da parte della Fifa, del montepremi dell'evento con una campagna contro la disparità di trattamento rispetto ai colleghi maschi. Numeri alla mano. La posta in palio per il Mondiale femminile è di 30 milioni di dollari (il doppio rispetto all'edizione canadese del 2015), quattro dei quali vanno alla squadra campione. Tutt'altre cifre quelle dell'edizione maschile prevista in Qatar nel 2022: 440 milioni di dollari. Con un un assegno per il team vincitore almeno dieci volte superiore: basti pensare che la Francia, trionfatrice in Russia nel 2018, di dollari ne ha ricevuti 38 milioni. Certo le ragazze non chiedono i compensi di campioni come Ronaldo, Messi e Neymar. Ma è una questione di principio: «Non è possibile che se dovessimo vincere il Mondiale non guadagneremmo nemmeno quanto si sono portati a casa i team maschili che in Russia non hanno superato il primo turno», dicono le atlete australiane.

GLI UOMINI DALLA LORO PARTE

Nota positiva è che questa volta anche gli uomini sono scesi in campo in loro supporto. John Didulica, amministratore delegato di Pfa (Professional Footballers Australia) e altri dirigenti del sindacato, hanno infatti scritto alla Fifa per sostenere la richiesta di aumento del premio e ribadire come le calciatrici siano «vittime di discriminazione». Poi è arrivata la nota di FifPro, sindacato internazionali dei calciatori: «Le donne dovrebbero ricevere parità di trattamento con le loro controparti maschili, che dovrebbero includere il viaggio e l’alloggio, nonché le loro cure mediche e il risarcimento finanziario. Suggeriamo che, come minimo la Fifa aumenti il montepremi portandolo a 57 milioni di dollari», si legge. D'altronde sono tante le proposte che tra il 2018 e il 2019 si sono diffuse per sensibilizzare su questo problema. Basti pensare che Ada Hegerberg, stella della Nazionale norvegese e Pallone d’oro in carica, ha deciso di non giocare nel team del suo (per altro civilissimo) Paese proprio a causa di quello che ritiene un generale disprezzo nei confronti della squadra femminile da parte della Federcalcio norvegese. Un tema, questo, sempre più caldo che speriamo sia in scaletta alla prima Women’s Football Convention organizzata proprio dalla Fifa a Parigi il 6 e il 7 giugno per discutere dello sviluppo del calcio femminile.

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