Sessismo

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9 Aprile Apr 2019 1613 09 aprile 2019

Il sessismo nel calcio spiegato da Natalia Aspesi

Secondo la scrittrice è in corso una guerra contro le donne, dentro e fuori dagli stadi. E le offese del telecronista Sergio Vessicchio a un'arbitra ne sono la prova. 

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Natalia Aspesi Sessismo Calcio

«Forse lo stadio è rimasto l'ultimo tempio davvero maschile, dove il maschio esprime la sua primordialità, la sua violenza, la sua guerra», non ci gira troppo intorno Natalia Aspesi sul tema del sessismo nello sport dalle pagine de Il venerdì di Repubblica. La scrittrice ha risposto a una lettera non firmata che si diceva di essere «rimasta di sasso leggendo di quel telecronista sportivo che si è ammattito per la presenza in campo di una guardialinee donna». Il riferimento è alle frasi che Sergio Vessicchio ha pronunciato durante la partita tra l'Agropoli e il Sant'Agnello, valida per il campionato Dilettanti. Frasi per le quali l'uomo è stato sospeso dall'Ordine dei giornalisti della Campania. «Io non so se sia una novità o no, ma esistono ancora persone che pensano che certi mestieri sono privilegio maschile, come un tempo il medico o il magistrato? Oggi le donne sono anche generali e primi ministri: soltanto il sacerdozio è ancora loro proibito, e su questo, avendone voglia, ci sarebbe da discutere», conclude la lettrice.

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«Ovvio che non mancano le tifose, come abbondano le calciatrici, le prime hanno il diritto a essere una costola dei maschi di casa, le seconde di giocare tra loro in un clima che forse gli uomini sentono come domestico, conventuale, non loro. Un'altra cosa insomma», continua Aspesi. Che fino a qui sembrerebbe quasi comprendere e scusare il sessismo nel mondo sportivo. Poi però è arrivato l'affondo: «Ma la villanata del povero telecronista offeso dall'invasore femmina è più che un insulto, è un grido di disperazione per aver perso anche l'ultimo spazio interdetto a un genere che nei secoli di spazi non ne aveva ed era un servizio come un altro, sesso, prole, lavoro domestico. Questo è un momento particolare, che ovviamente passerà. Ma nella frustrazione generale, le donne stanno tornando a essere un fastidio, una usurpazione di diritti. Si guardi attorno, la guerra contro le donne è ricominciata, e non solo negli stadi».

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