25 Marzo Mar 2019 2218 25 marzo 2019

Dorothea Wierer, come lei nessun atleta italiano

L'Italia mai aveva vinto una Coppa del mondo nel biathlon, né con gli uomini né con le donne. E non aveva neanche ottenuto due prime posizioni.

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Wierer Dorothea Biathlon

«Quando ero bambina, non potevo immaginare che un giorno avrei vinto la Coppa del mondo. Sono molta orgogliosa di quello che ho fatto e sono orgogliosa anche di far parte di una Nazionale così forte. Siamo pochi atleti in Italia, ma abbiamo grande passione e diamo sempre tutto». Dorothea Wierer è felicissima dopo la conquista della Coppa del mondo, la prima assoluta per l'Italia tra uomini e donne. Un risultato storico quello dell'altoatesina dagli occhi di ghiaccio che con il 12 esimo posto nella mass start di Oslo, ultima prova della stagione, si aggiudica il prestigioso trofeo al termine di una stagione vissuta sempre da protagonista, dove la continuità di rendimento ad altissimo livello ha fatto la differenza. Un'annata da incorniciare nella quale Wierer porta a casa l'oro mondiale, la coppa di specialità dell'inseguimento e la sfera di cristallo. L'azzurra ha quasi sempre ha dato spettacolo, ma ha vinto anche sapendo soffrire, come ha fatto nell'ultima gara, la mass start di Oslo. Grazie agli errori della compagna di squadra Lisa Vittozzi e della slovacca Anastasiya Kuzmina già al primo poligono, di fatto il risultato finale non è mai stato in discussione, ma comunque Wierer ha dovuto faticare dopo i tre giri di penalità nella seconda serie e l'ha fatto con grande determinazione, stringendo i denti, al punto da non avere la forza per esultare al traguardo.

LA RAGAZZA DI RASUN CHE HA SCRITTO LA STORIA

La sua esultanza è stato un piccolo gesto di approvazione verso Lisa Vittozzi, arrivata appena prima di lei e bravissima nel difendere il secondo posto nella classifica generale con il 100% in piedi dopo aver mancato cinque bersagli su dieci a terra, suo tallone d'Achille imprevisto nel finale di stagione. È bastata la dodicesima posizione sulla collina di Holmenkollen per conservare il primato: ironia della sorte, davanti a lei ci sono nell'ordine Marte Olsbu Roeiseland, Anastasiya Kuzmina (all'ultima gara della propria carriera) e, come detto, Lisa Vittozzi. È esattamente quello inverso della classifica generale: guadagnando altri 29 punti e scartandone 19, Wierer chiude a quota 904, contro gli 882 della Vittozzi, gli 870 della slovacca e gli 855 della norvegese. Una vicina all'altra. La storia l'ha scritta la ragazza di Rasun, ma in parte anche Vittozzi, perché se è vero che l'Italia mai aveva vinto una Coppa del mondo nel biathlon, lo è altrettanto che mai aveva piazzato due atlete nelle prime due posizioni, impresa riuscita a pochi altri paesi. «In questa stagione sono stata molto continua, anche sugli sci, sebbene ci sia stata qualche gara che non è andata al 100%», ricorda la Wierer nel dopo gara, «ma non siamo macchine, siamo atleti, quindi ci sta. Dopo i successi possono esserci dei giorni no e viceversa. Ma sono riuscita a mantenermi su un livello alto e crescere ancora un po' sugli sci». «Per me sarebbe importantissimo, dopo tutti questi risultati che abbiamo ottenuto, se il biathlon potesse avere sempre più spazio in tv, perché è uno sport bellissimo e tutti quelli che lo guardano si appassionano. Ci sono sempre situazioni inaspettate e può cambiare tutto all'ultimo secondo: è molto affascinante», ha aggiunto e ha concluso: «Dedico la vittoria a tutta la squadra, agli allenatori, alla Federazione, al mio gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, agli sponsor, ai tifosi e alla famiglia».

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