24 Marzo Mar 2019 0859 24 marzo 2019

Il calcio femminile è un movimento in crescita

L'ingresso dei grandi club, come in Europa, spinge verso un livello più alto. E il 24 marzo Juve-Fiorentina si gioca allo Stadium. Ora servono più diritti per le atlete. 

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Calcio Femminile Serie A

Domenica 24 marzo l'Allianz Stadium di Torino si veste a festa per un match che può valere lo scudetto, ma a scendere in campo non sono, come sempre, Cristiano Ronaldo, Paulo Dybala, Giorgio Chiellini e Leonardo Bonucci. A calpestare l'erba dello stadio di proprietà più invidiato d'Italia, sono invece Sara Gama, Ashley Nick, Cecilia Salvai e Cristiana Girelli. Il tutto davanti a oltre 39 mila spettatori, record assoluto nella storia del calcio italiano, più del doppio dei 14 mila che nel 2009 assistettero alla semifinale di Coppa Uefa tra Bardolino Verona e Francoforte. Un sold out agevolato dalla gratuità dei tagliandi d'ingresso, ma comunque indicativo della crescita di attenzione intorno al calcio femminile, che continua a conquistare gli spazi un tempo erano riservati esclusivamente ai maschi e lo fa con pieno merito. La Juventus Women non ha nemmeno due anni. È stata fondata il primo luglio 2017 e ha acquisito il titolo sportivo del Cuneo, ottenendo il diritto a partecipare al campionato di Serie A e portandovi da subito gli stessi valori e le stesse ambizioni del settore maschile. «Il calcio femminile al momento è uscito dalla nicchia in cui è stato per troppo tempo», disse all'epoca l' Head of Academy & Women Football, Stefano Braghin, «e nella percezione di tutti è diventato un'attività assolutamente paritaria per diritti ed esposizione a quello maschile». La Juve ha puntato in alto da subito, ingaggiando come allenatrice l'ex attaccante della Nazionale Rita Guarino e affidandole una squadra altamente competitiva a partire dal capitano Sara Gama, la più popolare al mondo tra le calciatrici italiane, già titolare nel Paris Saint Germain e ispiratrice di una Barbie. Alla fine della prima stagione è arrivato il primo scudetto grazie alla vittoria nello spareggio contro il Brescia, che nel frattempo ha venduto il titolo sportivo al Milan per una cifra vicina ai 500 mila euro. Nel 2019, a contendere il campionato alla bianconere c'è la Fiorentina che nel 2015 ha sostituito il Firenze Calcio Femminile, scudettata alla sua seconda stagione in A, vincitrice di due Coppe Italia.

Un momento della sfida di Serie A di calcio femminile tra Roma e Verona.

Getty Images

UN INTERESSE CRESCENTE DA PARTE DELLA FIGC

Se il campionato italiano femminile ha cambiato completamente volto nelle ultime stagioni la ragione è da ritrovarsi nella politica di una Federcalcio che nel 2016 ha imposto l'obbligo di un settore giovanile rosa tra i nuovi criteri per i club di Serie A maschile e poi ha agevolato l'accesso alla prima divisione grazie alla norma che consentiva di rilevare il titolo sportivo dei club dilettantistici già presenti in A. La Federcalcio ha poi combattuto e vinto un'estenuante battaglia con la Lega Nazionale Dilettanti per poter rilevare il controllo della sezione calcio femminile, organizzando in questa stagione i suoi primi campionati di Serie A e B. Dopo aver valutato l'ipotesi di eleggere un presidente per la sezione femminile (a ottobre 2018 si fece il nome di Martina Colombari), l'incarico è stato assunto direttamente dal presidente Gabriele Gravina, che si è presentato prestando particolare attenzione al tema, scegliendo la Nazionale femminile per il suo primo incontro ufficiale: «Sul piano strategico è stato fatto un grande lavoro, la Federazione intende proseguire su questo tracciato e vogliamo anche migliorarlo», disse Gravina in quell'occasione, «il mio obiettivo è quello di far riconoscere al calcio femminile uno status che consenta alle calciatrici di avere maggiori opportunità di tutela e che permetta alla disciplina di fare il definitivo salto di qualità».

SU 12 SQUADRE DI A, 7 SONO PARTE DI SOCIETÀ PRESENTI AL MASCHILE

Il campionato di Serie A 2018/19 conta 12 squadre, sette di queste rappresentano il settore femminile di altrettanti club di Serie A e B maschile. Oltre alle già citate Juventus, Fiorentina e Milan, ci sono infatti Roma, Sassuolo, Verona e Chievo Verona. Le prime quattro posizioni del campionato sono occupate nell'ordine da Juve, Fiorentina, Milan e Roma. L'Inter ha di recente inglobato l'omonima squadra femminile al comando del campionato di Serie B. Persino la Panini si è resa conto di questa crescita e ha deciso di dedicare una sezione dello storico album di figurine alle donne del pallone italiano. Tutta questa crescita di interesse è una novità in Italia, in Europa lo è decisamente meno. Dodici delle 16 squadre che hanno prese parte agli ottavi di finale di Champions League sono sezioni femminili di grandi club presenti anche al maschile. E spesso blasonatissimi. Bayern Monaco, Ajax, Wolfsburg, Atletico Madrid, Barcellona, Lione, Paris Saint Germain, Chelsea hanno tutte la loro sezione femminile. Domenica 17 marzo, la partita giocata al Wanda Metropolitano (stadio della finale di Champions League maschile) tra Atletico Madrid e Barcellona, ha attirato 60mila spettatori, dopo che a fine gennaio, al San Mamés, se ne erano registrati 48.121 per il quarto di finale di Copa de la Reina tra lo stesso Atletico e l'Athletic di Bilbao.

UN PERCORSO VERSO LA PARI DIGNITÀ

«All'Olympique Lyonnais consideriamo il calcio femminile un pilastro del nostro club, allo stesso livello della nostra squadra maschile e del nostro settore giovanile». Le parole sono quelle di Jean-Michel Aulas, presidente del Lione e del Women's Football Committee del Board esecutivo della Eca (European Club Association), che introduceva così un rapporto sullo stato del calcio femminile in Europa aggiornato alla stagione 2013/14. La sezione femminile del Lione è stata fondata nel 2004, e dal 2010 a oggi ha conquistato cinque Champions League, tre di fila nelle ultime tre stagioni. L'attenzione al movimento è stata confermata anche dal presidente dell'Uefa Aleksander Ceferin. «Ho detto al Congresso Uefa di Bratislava che dovremmo avere il coraggio di puntare in alto, lanciare iniziative che continuino a dare speranza e rendere il calcio europeo grande come può essere», dichiarò Ceferin nel maggio 2018, motivando la decisione di separare nuovamente le finali di Champions League maschile e femminile dopo due anni in cui si erano svolte nella stessa città (prima Cardiff, poi Kiev) a pochi giorni di distanza l'una dall'altra. «Il calcio femminile ha un potenziale illimitato», spiegò Ceferin, «ed è con questa convinzione che abbiamo deciso di separare i due eventi. Questo darà alla partita delle donne una propria piattaforma, per continuare a crescere e diventare un evento imperdibile e uno spettacolo televisivo a sé stante». Una scelta di indipendenza e autonomia sostenuta dai risultati degli Europei del 2017, che videro un incremento dell'audience complessivo del 50%.

IN ITALIA SI PUNTA A 100 MILA TESSERATE IN 5-6 ANNI

L'Italia è ancora un po' indietro, ma lavora per recuperare terreno. I limiti culturali sono ancora importanti e le calciatrici tesserate alla Figc sono appena 23.903, 14,266 delle quali a livello dilettantistico. Ai Campionati Europei del 2017, la Nazionale ha disputato tre partite nel corso delle quali si è registrata un’affluenza complessiva di 12.153 spettatori e un’audience media di 378,6 mila spettatori, con uno share dell’1,4%. Da quest'anno Sky manda in onda la partita della domenica alle 12:30, il big match del campionato, e di recente ha anche acquisito i diritti per trasmettere in esclusiva in Italia il Mondiale in programma in Francia dal 7 giugno al 7 luglio, il primo a cui partecipa l'Italia dopo 20 anni di assenza. La qualificazione è valsa alle giocatrici il premio di 230 mila euro messo in palio dalla Figc che, come ha ribadito il direttore generale Michele Uva, sta portando avanti una politica di investimenti paritari, chiamando tra l'altro l'ex bomber azzurra Patrizia Panico a guidare la Nazionale maschile Under 15. L'obiettivo è quello di raggiungere 100 mila tesserate nell'arco di 5-6 anni, per continuare a far crescere il movimento a partire dalla base. I problemi da risolvere, però, restano comunque tanti, e vengono rimarcati anche dai club professionistici che si sono lanciati nell'avventura. «Vogliamo continuare a investire, ma serve chiarezza», ha detto a febbraio il vicepresidente della Roma Mauro Baldissoni in occasione della presentazione di Donne di calcio, ebook curato dal Sole 24 Ore. «Non abbiamo capito in Federazione dove va ad atterrare il calcio femminile, come continuerà ad occuparsene. Non abbiamo capito come queste ragazze verranno inquadrate: professionismo o no forse è una semplificazione, ma bisogna metterle in condizione di lavorare come atlete di eccellenza. Noi dobbiamo chiedere loro uno sforzo di alto livello, ma dobbiamo avere gli strumenti per poterglielo chiedere». L'annosa questione delle atlete condannate al dilettantismo è una delle prime che la Figc dovrà provare a risolvere, altrimenti pensare a una crescita professionistica del movimento sarebbe difficile.

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