12 Ottobre Ott 2019 0815 12 ottobre 2019

Le ragazze dell'hockey, una serie tv femminista

La serie tv catalana di Netflix racconta le difficoltà dello sport al femminile. Tra discriminazioni di genere e carenza di fondi, tocca una serie di tematiche inerenti all'universo femminile e ai diritti delle donne.

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Le Ragazze Dell Hockey Netflix

Un gruppo di ragazze che vogliono solo giocare a hockey e che rischiano di non poterlo fare per il semplice fatto di essere ragazze. È la storia di Le ragazze dell'hockey, serie tv catalana prodotta e distribuita da Netflix, visibile in Italia dal 20 settembre. Una serie dichiaratamente femminista, in maniera esplicita, che tocca una serie di tematiche inerenti all'universo femminile e ai diritti delle donne, troppo spesso calpestati.

LO SPORT

Berta, Raquel, Emma, Lorena, Flor, Gina e Laila sono un gruppo di amiche che giocano nella squadra femminile del Minerva, club di hockey su pista di un piccolo paese della Catalogna. Chiedono solo di poter giocare, di avere le attrezzature indispensabili per farlo, un campo su cui allenarsi, uno spogliatoio in cui cambiarsi. Diritti normali che vengono però continuamente messi in discussione da Enric, il presidente del club, che vede la sezione femminile come un inutile peso economico per la società e cerca un'occasione per chiuderla. Una storia fin troppo vicina alla realtà di tante giovani donne sparse per il mondo, Italia compresa, dove le atlete sono costrette per legge al dilettantismo. Basti pensare alle calciatrici, che abbiamo ammirato durante i Mondiali femminili ma che sono arrivate fin là spesso a costo di gravi sacrifici, costrette a percorrere centinaia di chilometri a settimana per trovare un club in cui giocare, costrette ogni volta a dimostrare di valere qualcosa in un costante e ingiusto confronto con i maschi, alle prese con continui tagli di budget. Basti pensare che ad appena due anni dal loro ingresso nel calcio femminile, due club come Atalanta e Chievo Verona hanno deciso di ritirare i propri investimenti, portando alla chiusura del Mozzanica e del Valpolicella.

LA LOTTA PER I DIRITTI

Le ragazze del Minerva, davanti alla decisione del presidente di chiudere la sezione si ribellano. Usano i social per lanciare il loro grido d'aiuto e grazie a Gina, attivista per i diritti delle donne, finiscono in un talk sportivo in tv. Qui Emma, rispondendo a un giornalista che sostiene che le ragazze si lamentino troppo, pronuncia un monologo che vale la pena citare per intero, come manifesto di tutta la serie: «A nessuno interessano gli sport femminili. Gli uomini non devono provare niente per finire in tv. Perché le donne invece devono farlo? Sono stanca di chi finge che non ci siano differenze. Dobbiamo già sopportare queste stronzate per strada. Troppo zoccola, troppo grassa, troppo pretenziosa, troppo pudica! Almeno in campo è diverso. Contano solo il bastone, la palla e la porta. Se non sa cosa significa vivere per uno sport che ti fa alzare dal letto la mattina saltando la colazione per fare i giri del campo a dicembre, al gelo, comunque entusiasta perché credi nella tua squadra e nel fatto che puoi migliorare ogni giorno, allora non sa cosa è la passione! In tal caso stia zitto e si tenga le sue opinioni per sé». Lo scontro con una società che non comprende le loro difficoltà, con famiglie che inizialmente assumono un atteggiamento paternalistico («alla tua età tutto sembra una guerra», dicono i genitori di Emma per impedirle di andare in tv a parlare per i diritti suoi e delle sue compagne), con un'opinione pubblica poco sensibile, è complesso e difficile. Le donne esistono solo quando servono, come quando lo stesso presidente del club, che alla fine impone alle ragazze di ottenere la promozione per non sparire, decide di usarle in un atto estremo di pinkwashing come manifesto elettorale su consiglio di un videomaker, perché «il girl power ora va di moda».

L'ABORTO, IL BODY SHAMING, IL CONSENSO E LO STALKING

Sullo sfondo delle vicende del Minerva, si muovono quelle delle sue giocatrici. Una gravidanza accidentale seguita da un aborto volontario diventa motivo di bullismo e insulti, così come l'aspetto fisico, il fatto di avere un corpo non conforme ai canoni estetici diffusi, rende una di loro vittima di body shaming. La reazione è anche in questo caso di forza e di affermazione, dei propri diritti e della propria persona. Un messaggio chiaro di accettazione e libertà di scelta. La serie si inoltra poi in altri temi, come quello del consenso sessuale e della sua tacita negazione e come quello dello stalking. Tematiche proposte con una semplicità narrativa ai limiti del didascalico, in un intento quasi didattico. Un teen drama, sì, ma che non si posa esclusivamente sui soliti stereotipi sentimentali.

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