18 Settembre Set 2019 0815 18 settembre 2019

Rosa, il film che va contro il tabù del piacere femminile

In Italia la sessualità delle donne rimane un argomento scomodo da trattare. Sia nel cinema che nei media. Un limite che la pellicola con protagonista Lunetta Savino prova ad infrangere. 

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Rosa Film Lunetta Savino

Non esiste un termine per definire la morte di un figlio e non esiste una ragione per cui il piacere femminile è ancora un tabù. Il personaggio che interpreta Lunetta Savino (qui la nostra intervista) in Rosa, in sala dal 18 settembre con Minimum Fax Media con la collaborazione di Altri Sguardi con la regia di Katja Colja, è un insieme di questi due non detti. La protagonista è una donna che vive una serie di confini: è pugliese e vive nell’estremo Nord Italia, a Trieste, sposata con un uomo sloveno, apparentemente dedita alla casa. Da quando ha perso la figlia più giovane, Maja, ha smesso di vivere. Non guarda più il suo uomo, non si ama più e le sue giornate passano lente, grigie e monotone. A ridarle forza è una scoperta inaspettata: Maja vendeva sex toys insieme a Lena, una parrucchiera che organizza incontri per donne, momenti di svago e libertà per riscoprire se stesse, il proprio corpo e la propria sessualità. Incuriosita dall'argomento, ultimo legame con la figlia scomparsa, Rosa si catapulta in un ambiente per nulla perverso ma a lei sconosciuto. È qui che ritrova la voglia di vivere, di amarsi, di amare e di concedersi nuovamente al piacere.

UN TABÙ NEL NOSTRO PAESE

«L’idea nasce dalla storia di mia madre e in particolare da un lutto che ha vissuto. Dopo questo lutto è rinata solo quando si è innamorata di un altro uomo a 65 anni, non più ragazzina. Ed è un po’ difficile vedere la propria mamma che improvvisamente si trasforma in donna. Da qui ho conosciuto un’esperienza che non conoscevo prima». Così commenta Katja Colja alla sua opera prima di finzione. È lei a scegliere per protagonista di questa storia tanto poetica quanto drammatica Lunetta Savino che tutti abbiamo amato in passato nella fiction Un medico in famiglia nei panni di Cettina. Qui la sfida è doppia per l’attrice: un ruolo da protagonista assoluta in cui mostrare il suo corpo anche nudo, oggi 61 anni, e raccontare gli aspetti del lutto e della sessualità che ancora trovano imbarazzo al cinema o in tv, ma non in letteratura. Rosa è un piccolo film molto incisivo che mostra con grande disinvoltura un tabù insensato del nostro tempo. Un piccolo spiraglio che può aiutare a sdoganare qualcosa di molto naturale e che in Italia trova ancora alcune riserve. Non è corretto però prendersela con il cinema tutto. La settima arte in questo ha fatto passi da gigante nel tempo ma sempre tenendo un piede sul freno nel nostro Paese.

DAGLI USA AL GIAPPONE NESSUN FILTRO

L’orgasmo è stato sdoganato timidamente con la famosa scena di Harry ti presento Sally in cui Meg Ryan, seduta con l’amico in una tavola calda, dopo aver discusso della possibilità che la donna finga durante un rapporto sessuale, ne dà una perfetta dimostrazione senza preoccuparsi di chi ha intorno. In modo più esplicito e diretto è subentrato il teatro con l’opera di Eve Ensler, I monologhi della vagina, e poco più tardi la seria televisiva Sex and the City. Fin quando si tratta però di ridere e scherzare il piacere femminile è concepito, compreso, accettato un po’ ovunque, quando si pensa a questo in modo più serio, umano, erotico è subito scandalo. E se, come dicevano, nel cinema e nei media italiani non se ne parla, non se ne scrive, nulla viene mostrato, a meno che non sfoci nel porno, Oltreoceano da questo punto di vista sono molto più flessibili, diretti e concreti. Basta pensare all’attrice Jane Fonda che, ospite nel programma di Ellen DeGeneres, non ha fatto a meno di parlare della sua predilezione per i vibratori, proprio come il suo personaggio nella serie Netflix Grace and Frankie, in cui insieme alla “socia in affari” concepisce un sex toys per le donne mature.

Più recentemente, e sempre su Netflix, la serie giapponese Il regista nudo, che racconta la vita di Toru Muranishi, regista che negli Anni ‘80 ha rivoluzionato l’industria del cinema pornografico, mostra una giovane tutta casa e scuola che scopre il sesso e non lo nasconde, pur andando contro l’educazione impartitale dalla madre.

«BISOGNA IMPARARE AD AMARSI»

Alla domanda: «Perché secondo voi la sessualità femminile, il piacere è ancora un tabù nel nostro Paese?», la regista risponde: «Secondo me l’unico che ha parlato d’amore è stato Pasolini. Ha fatto questo viaggio lungo tutta l’Italia chiedendo agli italiani che cosa è l’amore, che cosa è il sesso. Da allora io questa apertura cinematografica non l’ho incontrata più. C’è una chiusura riguardo il sesso femminile ma forse anche una paura, un retaggio che ci portiamo dietro e non è legato alle generazioni. Non credo che le 20enni siano più aperte delle 60enni. Dipende come sei, come vivi, dove sei cresciuto, che curiosità hai, se ti piaci. Perché il problema delle donne è che spesso non si piacciono, non si amano per quello che sono grasse, belle, brutte. E adesso c’è questa ricerca della perfezione che fa un po’ paura perché non è quello il piacere. Il piacere è essere quello che si è». Aggiunge Lunetta Savino: «Io penso che in Italia, non so altrove, anche tra le donne più giovani non si parla di tutto questo. È rivoluzionario aprirsi sul piacere femminile. Significa in un certo senso celebrare la forza, la vitalità delle donne. Parte tutto da lì, dal sesso, dall’essere consapevole di sé attraverso il proprio corpo. È il piacere che si può dare al proprio corpo sia con l’altro sesso sia da sole senza vergogna. Siamo un po’ indietro qui a livello cinematografico soprattutto. Mentre altrove ci sono attrici che sono protagoniste assolute di racconti di emancipazione sessuale».

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