9 Settembre Set 2019 1907 09 settembre 2019

Venezia, gli otto film al femminile da non perdere

Girati da registe o da uomini attenti a certe tematiche, sono stati presentati durante la 76esima Mostra del Cinema e arriveranno presto nelle sale italiane. 

 

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Film Venezia Donne

«Sono la nipote di migranti italiani che hanno preso un giorno la nave per trovare un po' di fortuna per fuggire dalla miseria e, alla fine di vari viaggi, sono arrivati a Marsiglia. Questo premio mi dà la possibilità di ritrovare le mie radici. Io ho una ricchezza incredibile: sono la figlia di stranieri e sono francese. Anche io dico che questo premio è per tutti quelli che dormono per l'eternità nel fondo del Mediterraneo». Ariane Ascaride, partendo dal proprio vissuto, ha deciso di commentare con un discorso politico la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile ricevuta il 7 settembre nel corso della serata conclusiva della 76esima Mostra del Cinema di Venezia. In Gloria Mundi di Robert Guédiguian l'attrice incarna una donna segnata da un amore giovanile, pronta a stringere i denti per supportare la figlia e l'annesso nucleo familiare messo a dura prova dalle difficoltà economiche dopo l'arrivo della piccola Gloria. La Coppa Volpi maschile è stata assegnata al nostro Luca Marinelli per il toccante ruolo in Martin Eden (già al cinema) di Pietro Marcello: l’attore ha scelto di dedicare il riconoscimento «a tutte le persone splendide che sono in mare a salvare altri esseri umani che fuggono da situazioni inimmaginabili», concludendo poi: «Grazie anche per evitarci di fare una figura pessima con noi stessi e con il prossimo. Viva l'umanità e viva l'amore». Il Leone d'Oro per il miglior film è stato assegnato a Joker (in sala dal 3 ottobre) di Todd Phillips, con un intenso Joaquin Phoenix mentre quello d'argento per la miglior regia è andato allo svedese Roy Andersson per About Endlessness. J'accuse (al cinema dal 21 novembre) di Roman Polanski sull'affare Dreyfus si è aggiudicato il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria. A Venezia sono state le opere che hanno posto al centro la donna, raccontata sia da registe che da sguardi maschili: ecco la panoramica di LetteraDonna sulle tematiche e sui ritratti femminili emersi nel corso delle visioni.

BABYTEETH

Ogni anno la commissione selezionatrice inserisce nel Concorso Ufficiale un'opera prima. Quella dell'australiana Shannon Murphy narra, con la giusta dose di leggerezza e profondità, la malattia senza scampo vissuta da un'adolescente, Milla (la brava Eliza Scanlen). In linea con la sua età, la quindicenne si innamora di Moses (Toby Wallace è stato insignito del Premio Mastroianni come attore emergente) e lo spettatore osserva come entrambi facciano i conti con la morte. «La mia Milla è un personaggio con cui è molto facile identificarsi: il suo essere così stravagante è qualcosa che funziona bene con l'oscurità di una storia così drammatica, giustificando il suo modo di accettare ed affrontare la malattia. È una ragazza molto coraggiosa», ha dichiarato l'attrice protagonista.

CHOLA

Presentato in Orizzonti, Chola è un lungometraggio duro, capace di far immedesimare lo spettatore con la vicenda trasmettendo un senso di angoscia e impotenza. Il regista indiano Sanal Kumar Sasidharan indaga l’idea, presente in questa cultura, che l’uomo abbia un diritto acquisito sulla donna. I protagonisti maschili, infatti, provano in maniera diversa a dominare su Janaki (Nimisha Sajayan): il più giovane promettendole un amore puro, il capo di lui puntando sul potere psicologico a seguito di un'aggressione fisica. Si assiste alla paura vissuta dalla giovane e dal nostro punto di vista spiazza la sua decisione di obbedire ai maschi dominanti. «Spero che questi personaggi facciano sorgere degli interrogativi su come funzionano le dinamiche di genere nella pratica», ha affermato il regista.

EMA

Presentato nel Concorso Ufficiale, l'ultimo lavoro di Pablo Larraín pone sotto la lente d'ingrandimento una giovane ballerina (Mariana Di Girolamo) che sceglie di separarsi da Gastón (Gael García Bernal) dopo aver rinunciato a Polo, un bambino che avevano adottato ma che non sono stati in grado di crescere. Elementi di forza di questo ritratto sono la performance dell'interprete e come il regista cileno abbia voluto esaltare il suo mondo emotivo, con la macchina da presa che sta sul corpo. Tra gli interrogativo rilanciati evidenziamo quello sull'utilizzo del corpo femminile per acquisire potere sull'uomo. In un passaggio il personaggio impersonato da Bernal asserisce come il reggaeton sia un ballo che umilia le donne perché si dimenano per eccitare i maschi, portandole così indietro di decenni rispetto alla dignità acquisita. Le figure femminili ribattono a loro volta che si tratta di una danza sessuale e che l'orgasmo è vita.

HAVA, MARYAM, AYESHA

Minimo comune denominatore tra le storie di queste donne è lo stato di ‘imprigionamento’ rispetto all'uomo e alla città in cui vivono, Kabul. Dietro la macchina da presa Sahraa Karimi, coraggiosa nell'aver deciso di girare proprio nella capitale afgana. Il film riesce a far toccare con mano come la condizione femminile sia sempre subordinata a quella maschile, anche solo psicologicamente. Tutte e tre sono accomunate dallo stato di gravidanza, hanno un'estrazione sociale differente e si assiste al loro modo di relazionarsi con una struttura patriarcale assodata, a cui ancora oggi sembra difficile sfuggire. Queste donne inseguono la libertà e lo si percepisce soprattutto nella rappresentazione dello spazio e nella maniera di vivere l'ambiente domestico. Visto in Orizzonti.

NEVIA

Selezionato in Orizzonti, il film della napoletana Nunzia De Stefano nasce da uno spunto autobiografico e dà voce a una ragazza (Virginia Apicella) che vuole sfuggire a un destino già scritto. «Nascere femmine ca' rinto è na' vera disgrazia» ascoltiamo a un tratto. La regista ha definito Nevia «una Cenerentola moderna, ma senza principe azzurro, decisa a rimboccarsi le maniche per salvare se stessa e sua sorella e trovare la propria indipendenza», aggiungendo: «A partire dal mio vissuto, ho cercato di raccontare una società ai margini, dove nascere femmina non offre nessuna opportunità, dove si bruciano le tappe, non si ha il tempo di crescere e ci si ritrova, adolescenti, ad essere già madri». Anche qui l'uomo vuole dominare e la ragazza cerca di rifuggire proprio a questa logica.

RARE BEASTS

Tra i titoli della Settimana Internazionale della Critica, questo segna l’esordio dietro la macchina da presa di Billie Piper, attrice, ballerina e cantante britannica. Mandy (interpretata dalla stessa Piper) è una madre, una sceneggiatrice e una nichilista. Un mix teso a tratteggiare una donna moderna, dando vita a una commedia sentimentale che però non segue i classici canoni narrativi, ma li stravolge volutamente grazie anche alla chiave del sarcasmo. Degna di nota la scelta di voler rappresentare pure le donne che scendono per strada (è, infatti, in atto una rivoluzione femminile) per ricordare le une alle altre quanto sia importante essere solidali.

THE PERFECT CANDIDATE

Firmata dalla prima regista donna dell'Arabia Saudita, Haifaa Al Mansour, quest'opera propone un ritratto di donna determinata, desiderosa di cambiare le cose partendo da ciò che le è più vicino, il luogo di lavoro. Maryam (Mila Al Zahrani) è una dottoressa che deve guadagnarsi quotidianamente il rispetto dei colleghi maschi, oltre che dei pazienti nonostante i titoli e la bravura. Di fronte a un problema di documenti, dopo essersi scontrata con la burocrazia, decide di candidarsi alle elezioni cittadine. Uno degli elementi di pregio del film sta nel voler sottolineare l'unione che si crea tra sorelle e nel saper tratteggiare realisticamente la situazione in cui versano le donne in quella terra. «C’è una forte spinta in questo momento. Sono ancora poche quelle che possono guidare e vorrei potessero partecipare di più alla vita politica e trovare un posto in una società ancora molto conservatrice. Sarà difficile perché anche le famiglie le osteggiano; ma nonostante questo c’è un grande cambiamento in atto», ha rivelato la regista.

VERDICT

Il Premio Speciale della Giuria Orizzonti è stato attribuito proprio al film del filippino Raymund Ribay Gutierrez e immaginiamo che molto abbia inciso il tema e come venga sviscerato. Non ci sono filtri, tutto viene narrato con lucidità a partire dalla prima scena in cui si verifica la violenza ai danni della moglie e della figlia. Verdict coinvolge il pubblico in tutte le fasi, dalla fuga da casa per denunciare alle autorità competenti a tutte le sedute processuali, fino ad arrivare al verdetto finale. Colpisce come di fronte ai segni di effettiva violenza, la posizione di colpevole del coniuge non sia scontata (merito anche delle arringhe dell'avvocato difensore) e la donna debba impegnarsi nel trovare testimoni che la supportino.

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