6 Settembre Set 2019 1900 06 settembre 2019

È giusto che Miss Italia torni sulla tv di Stato?

Per le associazioni che si occupano dei diritti delle donne la risposta è no e hanno scritto una lettera ai dirigenti Rai. Il concorso risulta antistorico e zeppo di stereotipi. 

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Miss Italia 2019 In Tv Razzismo

Sevmi Tharuka Fernando, tra le finaliste di Miss Italia, è stata l’ultima vittima dei leoni da tastiera. La ragazza, 20 anni, nata a Padova e residente a Villanova di Camposampiero (Padova), è finita nel mirino degli haters per il colore della pelle. Nata e cresciuta in Italia, Sevmi ha origini cingalesi: il padre si è trasferito dallo Sri Lanka negli Anni '80 e per poi essere raggiunto dalla moglie solo successivamente. Occhi e capelli neri, pelle olivastra: per il pubblico nostrano la giovane non va bene. Anzi, alcuni commenti dicevano proprio: «Non sei una bellezza italiana, tu non rappresenti i nostri canoni di bellezza, non meriti di partecipare a Miss Italia». Un razzismo già visto nel 1996 quando a vincere la competizione era stata Denny Méndez che si è subito esposta sui social network per esprimere la sua solidarietà alla 20enne. Razzismo che non può essere scusato in nessun modo, ma che forse deve farci riflettere sulla valenza di un concorso del genere nel 2019.

DAL 1946 AD OGGI È CAMBIATO POCO

Era il 1946 quando Miss Italia è andato in onda per la prima volta. Il programma era nato come evoluzione di 5000 lire per un sorriso, un concorso fotografico di epoca fascista, e l’origine temporale e culturale si sente tutta. Da allora a oggi, 73 anni dopo, il programma non è mai cambiato per davvero (per lo meno fino all'edizione 2018). Perché fondamentalmente rimane la divinazione dell’interesse dei meri connotati morfologici femminili, corpi inermi e senza racconto, perlopiù perché lasciati in silenzio. Il che di per sé già illustra chiaramente come, nel nostro Paese (ma non solo), la concezione della donna antichissima e retrograda non sia mai cambiata. Miss Italia è una noia sessista, goffa e priva di narrazione.

DOBBIAMO CAMBIARE MENTALITÀ

Bisognerebbe fare una scelta moderna e civile e, se non cancellare, per lo meno cambiare il programma, perché Miss Italia, oggi come oggi, continua a veicolare un’immagine della donna stereotipata, non consona ai tempi, umiliante e demoralizzante. Ma quello su cui bisognerebbe agire in primis è la mentalità e la cultura dei nostri concittadini. In primis per l’accettazione dell’altro, dello straniero (anche se magari non è così straniero come nel caso di Sevmi), in secondo luogo per i canoni di bellezza presentati da tutti questi concorsi, e dulcis in fundo per l’immagine femminile che viene trasmessa. Il mondo dei concorsi di bellezza sembra andare nella direzione opposta rispetto a quella presa dal femminismo e dalla nostra emancipazione. Ha ancora senso? Per molte associazioni che si occupano di diritti delle donne la risposta è no. Come dimostra una lettera indirizzata ai dirigenti Rai in cui si chiede la cancellazione della trasmissione per lo meno dai palinsesti della tv di Stato.

#NoMissItaliaInRAI Mentre in tutto il mondo le donne abbattono disparità di genere e disparità salariali, mentre...

Geplaatst door DonneinQuota op Woensdag 4 september 2019

«Mentre in tutto il mondo le donne abbattono disparità di genere e disparità salariali, mentre contrastano con determinazione molestie e violenza maschile, in Italia la Rai riporta in palinsesto Miss Italia, un concorso antistorico e zeppo di tutti quegli stereotipi dai quali le donne tentano faticosamente di affrancarsi. Con l'ardire di farla passare per un'operazione "culturale", con una decisione presa non si sa da chi, in pieno agosto, senza alcun passaggio formale in Cda e con la maggioranza del Consiglio di amministrazione contraria, la passerella dei corpi femminili viene riproposta in Rai contravvenendo alla missione del Contratto di Servizio Pubblico», si legge nel comunicato firmato, tra gli altri, da DonneinQuota, Differenza Donna Ong, Rebel Network, D.i.Re., Se Non Ora Quando? Coordinamento Nazionale Comitati, UDI (Unione Donne in Italia) Nazionale e Women’s March Rome.

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