29 Luglio Lug 2019 1245 29 luglio 2019

In concorso a Venezia ci sono solo due film diretti da registe

Sono Babyteeth, di Shannon Murphy, e The Perfect Candidate, di Haifaa Al-Mansour. Pochi, su un totale di 21 pellicole selezionate. Le parole del direttore artistico Alberto Barbera.

 

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Mostra Cinema Venezia Registe

Fa discutere la lista dei film in concorso alla 76esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, in programma dal 28 agosto al 7 settembre. Al di là della presenza di Roman Polanski, che ha sollevato le proteste delle femministe, sono appena due, su 21 in totale, le pellicole dirette da registe: si tratta di Babyteeth, di Shannon Murphy, e di The Perfect Candidate, di Haifaa Al-Mansour. Un film in più rispetto al 2018, quando fu selezionato The Nightingale di Jennifer Kent, potrebbero ribattere gli ottimisti (o i negazionisti), ma non abbastanza. Questo è sicuro.

PAROLA AL DIRETTORE

Intervistato da Variety, il direttore artistico Alberto Barbera ha provato a difendere il ‘suo’ Festival, sottolineando come, considerando tutte le sezioni, la percentuale di registe sia salita al 24% (rispetto al 20% dell’edizione precedente), con un picco del 50% nei cortometraggi: «Molte cose stanno cambiando con le nuove generazioni, ma nel cinema ‘industriale’, dove vengono investiti più soldi, i cambiamenti hanno bisogno di più tempo». Quel che è sicuro, ha precisato Barbera, è che da direttore artistico non selezionerà mai «un film girato da una donna solo per aumentare le percentuali». Giusto così, verrebbe da dire. L’arte è arte e non ha sesso. Se un film è brutto e girato male, giusto che non venga selezionato. Il problema è che, in generale, ci sono poche le figure femminili che arrivano a cimentarsi alla macchina da presa a certi livelli. E che di conseguenza, aggiungiamo, non possono vincere Oscar o David Di Donatello: «Purtroppo le donne registe sono ancora una minoranza», ha spiegato Barbera in conferenza stampa ‘inquadrando’ la dura realtà, spostando poi l’attenzione su ‘ritratti’ di donne come Ema di Pablo Larrain che, «anche quando sono diretti da uomini, rivelano una nuova sensibilità orientata verso l'universo femminile, come raramente era accaduto in passato, un segnale che forse le polemiche degli ultimi anni hanno avuto un impatto sulla nostra cultura».

GLI ALTRI FESTIVAL

Nel tentativo di mettere in luce una (ri)trovata sensibilità dei registi nei confronti della figura femminile, Barbera ha fatto notare una situazione che in realtà non è per niente positiva: le donne fanno solo film sulle donne, mentre gli uomini girano pellicole sugli uomini e anche sulle donne. Per forza poi si arriva a certe scoraggianti percentuali, come il 9,5% del concorso principale di Venezia, dove tra l’altro in passato le cose erano andate anche un po’ meglio, con quattro registe in lizza nel 2009, 2011 e 2012. Quattro, come le cineaste in concorso a Cannes, mentre a Berlino erano in sette. Niente a che vedere con il Sundance Festival e il Toronto International Film Festival (44% di film girati da registe) , manifestazioni di nicchia ma da sempre più aperte. Almeno verso le donne.

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