26 Luglio Lug 2019 0730 26 luglio 2019

Perché Orange is The New Black è una delle serie più femministe di sempre

Prima del 2013 una storia così, in tv, non si era mai vista. Dove le donne sono protagoniste e criminali, hanno etnie e orientamenti diversi, amano il sesso, e i loro corpi non rispecchiano i soliti canoni di bellezza.

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Orange Is The New Black 7

Quando si parla di serie tv che hanno cambiato la serialità contemporanea spesso si tende a parlare sempre delle solite: I Soprano, Breaking Bad, The Wire, Mad Man. Tutte con protagonisti uomini bianchi, di mezza età e etero. Ma le donne dove sono? In realtà di serie innovative che hanno influenzato significativamente la televisione di e sulle donne ne sono uscite parecchie dagli Anni 90 a oggi. Tra queste rientra di diritto una delle prime serie originali di Netflix, Orange Is the New Black, approdata sulla piattaforma di streaming nel 2013, con una storia che non si era mai vista prima: ambientata in un carcere femminile e con una moltitudine di donne protagoniste. OITNB ha creato subito uno spartiacque. E il 26 luglio arriva l'ultima, settima stagione, a chiudere il cerchio e le vicende delle tante protagoniste, amatissime da pubblico e critica. Scopriamo allora come Orange Is the New Black ha cambiato le regole del piccolo schermo e perché ancora oggi rimane una delle serie più politiche e femministe di sempre.

NUOVE ANTIEROINE

Quando nel 2013 Orange Is the New Black arriva su Netflix apre definitivamente un varco. La serialità fino al quel momento aveva visto la consacrazione dell'antieroismo, con una lunga lista di maschi amorali, ambigui, spietati ma affascinanti. Le donne rimanevano quasi sempre nell'ombra: erano moglie, madri, figlie e difficilmente criminali. Con OITNB, invece, sono le donne a diventare le protagoniste: assassine, ladre, spacciatrici e delinquenti di ogni tipo. Donne vittime e carnefici, buone e cattive allo stesso tempo, che agiscono per difendere le compagne e loro stesse. OITNB distrugge così lo stereotipo che vuole la donna debole e innocente e dimostra, al contrario, che le femmine possono essere cattive ed egoiste quanto e più degli uomini. Grazie al genio di Jenji Kohan, showrunner della serie, che aveva già lavorato ad altri show importanti (Weeds, Sex and the City e Gilmore Girls), inizia così un nuovo corso – quello delle antieroine – che tuttora continua a dominare il piccolo schermo.

Piper Chapman in un frame della settima stagione.

PLURALITÀ FEMMINILE

In OITNB le protagoniste sono tantissime. Se inizialmente sembra essere Piper Chapman, una donna bianca e borghese, il personaggio con maggiore centralità, ben presto a rubarle la scena sono tutte le altre: nere, ispaniche, latine, asiatiche; donne con caratteri diversi, ben scritte e sviluppate, come Suzanne, Cindy, Poussey, Gloria, Maria e tante altre. Nel corso delle stagioni, a ciascuna viene dedicato un episodio che attraverso i flashback ne racconta il passato e fa scoprire allo spettatore un pezzetto della loro storia. Insieme a loro ridiamo, soffriamo, ci arrabbiamo perché nonostante tutto, alla fine, tifiamo sempre per queste donne complesse e imperfette. La critica Emily Todd VanDerWerff su Vox ha definito la serie il primo «emphaty drama», perché è una storia corale e il pubblico riesce a identificarsi con tutte. La pluralità femminile è il tratto distintivo di OITNB. Del resto, già nell'iconica sigla compaiono una serie di volti, giovani, vecchi, con occhi e labbra di ogni forma e colore, che appartengono a donne reali, che sono state davvero in prigione. Perfetta espressione di quella rappresentazione ampia e multietnica che porta avanti la serie.

Una copertina del 2014 del prestigioso "Entertainment Weekly" definisce "il più strano, eccentrico, sorprendente successo televisivo" la serie-fenomeno OINTB.

LA BUONA RAPPRESENTAZIONE LGBTQ

OITNB è una serie pioniera anche nella rappresentazione dei personaggi queer. Molte delle protagoniste sono apertamente lesbiche, altre indecise, altre ancora non si identificano né come etero né come omosessuali. Ne sono un esempio Piper, che ha avuto una relazione con Larry, Alex e Stella, oppure Daya, che ha una relazione con la guardia John Bennett e poi con Dominga “Daddy” Duarte; mentre Big Boo e Nicki sono dichiaratamente lesbiche. La serie offre così uno spettro ampio e realistico della sessualità femminile come mai era stato fatto prima d'ora; gli stereotipi sull'identità di genere vengono, episodio dopo episodio, demoliti, e la fluidità sessuale diventa la norma. OITNB è inoltre uno dei primi show televisivi ad avere tra le protagoniste un'attrice transgender nel ruolo di una donna transgender: si tratta di Laverne Cox, che veste i panni di Sophia Burset, personaggio molto amato dal pubblico, al centro di una delle storie più dure e commoventi dell'intera serie.

IL PIACERE FEMMINILE

Un altro tema largamente esplorato nella serie è quello del piacere femminile. Le protagoniste di OITNB fanno tanto sesso: dolce, romantico, sfrenato, passionale. A volte sofferto ma spesso appagante. Le protagoniste della serie non si vergognano dei propri desideri e parlano di amore, orgasmo e masturbazione. Il sesso «È comfort, è liberazione, è brutalità, è compagnia. Sono così tante cose», ha dichiarato Kohan, «È così vitale e integrale nella vita, e si dovrebbe riflettere in quello che stiamo guardando». A volte diventa persino un gioco: in un episodio Big Boo e Nicky fanno a gara su chi riesce a fare sesso con più donne, procurando un orgasmo. OITNB ha sempre unito dramma e comicità, momenti di alta tensione ad altri più leggeri, tanto da renderlo tra i primi show dal genere ibrido, di difficile classificazione. Senza dubbio, è anche uno show provocatorio: non mancano infatti le scene di sesso nella cappella della prigione.

LA DIVERSITÀ DEI CORPI

OITNB in sei stagioni ha affrontato tantissime questioni: razzismo, transfobia, sessualità femminile, ma anche misoginia, droga, molestie, fino alla riflessione più ampia sulla condizione delle carceri femminili. A questi temi si aggiunge infine quello della diversità del corpo, sul quale la serie ha compiuto un'altra rivoluzione. I personaggi femminili non solo sono di etnie e orientamenti sessuali diversi, ma hanno anche corpi diversi che non rispecchiano i tipici canoni di bellezza. Ne sono un esempio Big Boo, Tastee, Daya, Cindy, solo per citarne alcune. Sono tutte donne con corpi lontani dagli standard tradizionali, che non hanno ruoli secondari ma sono protagoniste indiscusse della storia: per questo si innamorano, fanno sesso, rivendicano i loro diritti, tanto e più delle altre. OITNB è in definitiva la celebrazione della diversità, in tutte le sue forme, perché nel corso delle stagioni ha dato spazio e voce agli ultimi, agli emarginati, ai diversi. A tutte quelle donne che di norma stanno ai margini della scena. La serie le ha restituito centralità, raccontando la femminilità con un nuovo sguardo: lucido, irriverente, a volte disturbante ma sempre umano.

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