Femminismo

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25 Luglio Lug 2019 1658 25 luglio 2019

Dieci rivoluzionarie nel mondo della musica

Nel libro Rocket girl. Storie di ragazze che hanno alzato la voce! Laura Gramuglia racconta le storie di 50 donne che si sono fatte sentire. Per noi ha selezionato le sue preferite. 

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Rocket Girl Libro Gramuglia

Le donne rock sono sempre più protagoniste in libreria. Il 23 luglio vi raccontavamo della ristampa del saggio Groupie. Ragazze a perdere della conduttrice e giornalista Barbara Tomasino. Nello stesso periodo è uscito anche Rocket girl. Storie di ragazze che hanno alzato la voce! di Laura Gramuglia. Edito da Fabbri Editori, con illustrazioni di Sara Paglia, il volume è un viaggio in un genere considerato maschile, attraverso una carrellata di donne che si sono fatte sentire, in scena e fuori, con brani straordinari e scelte di vita controcorrente. «È un progetto che avevo in testa da anni, anche per la radio, ma è arrivato prima il libro, dove ogni musicista è raccontata attraverso la rivoluzione che ha compiuto, partendo da un brano emblematico. Risultato: 50 storie, 50 illustrazioni, 50 canzoni», ci ha raccontato l’autrice, anche speaker e dj, che per Radio Capital conduce programmi come Rock in love, Capital Hot, Capital Supervision. E attenzione il testo «non è un almanacco e ognuno può decidere da dove iniziarlo, anche perché le protagoniste, alcune molto note, altre meno conosciute, non sono collocate in ordine cronologico». Fra le tante, con lei abbiamo selezionato dieci figure (con relative canzoni) che, a modo loro, sono state pioniere.

PATTI SMITH, ​LA PRIMA “MASCHIACCIA”

Di Patti Smith, cantautrice, sacerdotessa del rock e madrina del punk, in grado di trascinare migliaia di persone quando intona Because the night, Laura Gramuglia dice: «È una sorta di spirito guida, che arrivando a New York all’inizio degli Anni '70 si rese conto che, nonostante il fermento, non c’erano molte donne in giro. Ad un certo punto pensò di voler essere come Keith Richards: era la prima “maschiaccia” a voler salire su un palco. E le sue poesie diventarono canzoni, con il debutto nel ’75. Patti apre il mio volume e lo chiude con una citazione da Devotion, il suo ultimo libro».

MARIANNE FAITHFULL, DA MUSA AD AUTRICE

Scoperta nel ’64 da Andrew Loog Oldham, all’epoca manager dei Rolling Stones, Marianne Faithfull fu legata a Mick Jagger. L’autrice di Rocket Girls l’ha scelta «perché la sua è una rivoluzione personale: era una donna al centro della scena, anche se non da protagonista, visto che il produttore Andrew Loog Oldham suggeriva di dedicarle canzoni come musa e compagna dei primi dischi di Jagger. Poi decise di abbracciare la musica come protagonista, diventando autrice. Ora non gode di ottima salute, ma continua a fare dischi straordinari».

NICO, DAL FASHION ALLA SCRITTURA

Famosa alla fine degli Anni '70, Nico accompagnò i Velvet Underground nel debutto, con l’album The Velvet Underground & Nico, prodotto da Andy Warhol, che ne firmò la copertina iconica con la banana. Gramuglia sottolinea che «ha attraversato a falcate decise diversi decenni. Dopo il debutto in Germania come modella, si spostò a Parigi e in Italia, per recitare, e quindi negli Stati Uniti, dove alla Factory di Warhol diventò qualcosa in più: iniziò a scrivere. Nella seconda parte della sua vita, anche se con il rimpianto di non essere nata uomo, si espresse superando l’aspetto della bellezza».

CASS ELLIOT, VITTIMA DEL BODY SHAMING

Dopo l’esperienza con il quartetto The Mamas & the Papas, Cass Elliot, al secolo Ellen Naomi Cohen, esordì come solista. Laura Gramuglia racconta che «è stata vittima di quello che oggi chiamiamo body shaming, il dileggio legato a caratteristiche fisiche, tanto che attorno a lei aleggia ancora la leggenda, infondata, delle morte per un “panino di troppo”, mentre è stata stroncata da un infarto. Fa parte di quelle donne ingombranti sia sul piano caratteriale che fisico».

NINA SIMONE, UNA VITA DI LOTTE

«La sua è una storia legata ai diritti civili», spiega l’autrice di Rocket Girls a proposito di Eunice Kathleen Waymon, nome d’arte Nina Simone. Che avrebbe voluto essere una pianista classica, ma non ci riuscì per il colore della pelle e per le condizioni in cui viveva nella Carolina del Nord. Nella vicenda di vita dell'artista, spesso ricordata come Janis Joplin per il caratteraccio e il modo rude con cui trattava la stampa, alla fine il talento ha avuto la meglio: «Vendette tanti dischi, di cui però non aveva tenuto i diritti, che riottenne solo dopo una lunga battaglia a fine Anni '80. La sua musica, fra l’altro, è stata riscoperta grazie alla pubblicità».

ST. VINCENT, LA PRIMA CHITARRA PER DONNE

Cantautrice meno nota al pubblico italiano, che la conosce per i dischi con David Byrne dei Talking Heads, l’americana St. Vincent, al secolo Anne Erin “Annie” Clark, come ricorda Gramuglia «ha una passione per la chitarra e ne ha firmata una che per la prima volta tiene conto dell’anatomia femminile: lei, gracile, fatica a sostenere chitarre pesanti. E la sua, che è vendutissima, è stata adottata anche nel tour di quest’anno da Laura Pausini e Biagio Antonacci». La speaker di Radio Capital precisa anche che l'artista, con una passione che spazia fra i generi, è un personaggio da conoscere al di là della musica.

TRACEY THORN, RACCONTARSI LONTANO DALLA RIBALTA

Conosciuta come metà degli Everything but the girl, che avevano una matrice jazz e scalarono le classifiche con Missing, Tracey Thorn «ad un certo punto fa dischi che però non promuove, perché trova difficile il live: i suoi brani piacciono e riesce a venderli anche senza promozione», dice Gramuglia. Che della cantautrice inglese ama «il percorso sghembo, di una donna che abbandona le luci della ribalta ma si racconta, anche a 60 anni, attraverso i libri e gli articoli che scrive per la rivista britannica New Statesman».

BETTY DAVIS, IL RIFIUTO DEI COMPROMESSI

«Quella di Betty Davis è fra le mie storie preferite: compagna di Miles, con cui è stata solo un anno, dal marito ha preso giusto il cognome e poco altro. Per lui invece ha fatto molto: gli ha presentato Jimi Hendrix e ha inquadrato al meglio la sua musica, dalla quale nacque la fusion», precisa la dj di Radio Capital. Ma quando la cantante americana volle iniziare a produrre la sua musica e Miles, ad un certo punto, smise di incoraggiarla, si lasciarono. Fra il ’73 e il ’75 Betty fece tre dischi di funk arrabbiato, molto in anticipo sui tempi, tanto che le radio non la passavano, così abbandonò il mondo delle note, senza più prendere in mano uno strumento, per non scendere a compromessi.

BETH DITTO, CURVY NUDA IN COPERTINA

La cantante dei Gossip, che si sono sciolti e rimessi insieme nel 2019 per un tour, si è costruita la band da sola, a 19 anni. Vero nome Mary Beth Patterson, Beth Ditto, dell’Arkansas, secondo la scrittrice «è un esempio di fisicità non frequente nel pop e nel rock. Lesbica, sovrappeso, vuole essere onesta fino in fondo da subito ed è stata, senza veli, sulla copertina della rivista Love. Ora produce anche una sua linea di moda». E ha sfilato per Jean Paul Gaultier e Donatella Versace.

WANDA JACKSON, UNA PIONIERA NEL DOPOGUERRA

Cantante e chitarrista statunitense, «è una signora che ha l’età di Elvis, se fosse al mondo. Hanno iniziato assieme e Wanda Jackson, che negli Anni '50 comincia a scrivere pezzi rock, anche oggi continua a comporre musica». L'artista, che ad un certo punto tornò al Rockabilly, è stata rivoluzionaria, perché andava in giro per i bar degli Stati Uniti con la chitarra, fra l’altro proprio nel periodo del Dopoguerra, in cui le donne 'ritornano a casa', perché dopo la pausa del conflitto mondiale tutto rientra nei canoni della famiglia tradizionale.

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