Femminismo

Femminismo

27 Maggio Mag 2019 1043 27 maggio 2019

Il nuovo Aladdin ha una Jasmine ancora più femminista

La principessa Disney, icona di emancipazione, stavolta si batte per il trono e per il proprio popolo. L'evoluzione del personaggio dal cartone animato al lungometraggio live action.

  • ...
Aladdin Jasmine Femminismo

Verso la fine di Aladdin, quando Jafar ha preso la lampada e si è appena fatto trasformare dal Genio in sultano, Jasmine cammina verso il terrazzo portata via da due guardie, con la testa bassa. Jafar le ha appena intimato di fare «ciò che avresti dovuto fare da sempre: stare zitta», e lei sembra piegarsi a quel destino già scritto, quello di ogni donna di Agrabah, non importa lo status che detiene. Poi però cambia tutto e la principessa comincia a cantare La mia voce (interpretata da Naomi Riveccio nella versione italiana), un brano che nel Classico d'animazione del 1992 non era presente e che rende la misura della distanza tra quella Jasmine e questa Jasmine.

OLTRE IL CLASSICO DEL 1992

Già all'epoca la principessa di Aladdin si era posta come un personaggio femminile forte e indipendente. Rifiutava le restrizioni impostele da un padre fin troppo premuroso, usciva di nascosto dal palazzo, respingeva i principi che arrivavano a corte per sposarla e permettere al sultano di stringere una nuova alleanza. Elementi che vengono ricalcati dalla Jasmine interpretata da Naomi Scott, ma che diventano ancora più esplitici in un femminismo pienamente politico. Fin dalle prime battute del film, infatti, Jasmine ci fa capire che non le interessa trovare l'amore ma diventare sultana, e che non è qualcosa che vuole per sete di potere, ma per un autentico bisogno di giustizia sociale.

UNA PRINCIPESSA DI LOTTA E DI GOVERNO

La giustizia sociale di cui si parla è quella di chi vede un popolo affamato e oppresso e soffre per lui, ma anche quella di chi chiede con forza una nuova era fondata sulla parità di genere. Sono elementi che nel primo Aladdin mancano e che in questo, invece, sono presenti e resi estremamente didascalici dalle prime battute del film, quando il sultano dice a Jasmine che «non si può fare, perché non l'abbiamo mai fatto», nel più rigido principio della salvaguardia dello status quo. La voglia di libertà e uguaglianza di Jasmine è evidente in ogni sua azione e in ogni sua frase, gioca sui contrasti stridenti, come quando incontra un principe che arriva a corte per sposarla e a cui dice: «Curioso, abbiamo lo stesso titolo ma nessuno ci descrive mai allo stesso modo». Persino l'Aladdin così aperto e semplice nelle vesti di ladro, una volta diventato principe Alí, finisce per essere vittima dello stesso meccanismo maschilista, seppur involontariamente. Così offre doni e ricchezze al sultano e quando la principessa gli chiede se in questo modo speri di comprarla, lui risponde goffamente di sì. Certamente lo fa perché si trova in panni non suoi, non sa come comportarsi, è in imbarazzo, ma anche perché inconsciamente replica comportamenti e standard che sa appartenere al contesto da cui proviene la donna che ama, un contesto in cui, più volte, le viene ribadito che per una donna è «meglio essere guardata che ascoltata».

UNA ATTRICE COL CURRICULUM PERFETTO

In un percorso cosciente e voluto di empowerment dei propri personaggi femminili, la Disney compie un passo ancora una volta esplicito, che si iscrive nello stesso solco dei personaggi più recenti, dalla nuova Belle, alla Vanellope di Ralph spacca Internet. Persino la scelta di Naomi Scott, appare tutt'altro che casuale. Nel recente passato è già stata la Pink Ranger nel film del 2017 sui Power Rangers, in futuro sarà una delle Charlie's Angels. «Era la mia principessa Disney preferita», ha detto del suo personaggio, «alzava la voce, aveva voglia di combattere per il suo diritto di scegliere chi sposare. Ma nel nostro film è ancora più attiva». E complessa: «Quello che adoro è che possa essere forte e piangere, sentirsi fragile. Certo, è insolente, ma ciò che più conta è che lei si batte per la libertà di scelta del suo popolo. Questo è femminismo, non è solo una battuta».

UN NUOVO MODELLO PER I BAMBINI DI TUTTO IL MONDO

Per quanto non vi è dubbio che sia una strategia di marketing volta a perpetuare il copyright su titoli e personaggi ben oltre i confini fissati dalla legge, questa lunga serie di remake in live action dei Classici Disney ha almeno un risvolto positivo. Offre infatti nuovi modelli alle generazioni di bambine e bambini di oggi, una new wave che va persino oltre quella che già incrociò le traiettorie di sviluppo dei piccoli degli Anni 90, con personaggi femminili ancora più complessi e indipendenti, figli a loro modo del #MeToo, capaci di proporre un mondo fatto di rapporti di genere più equilibrati, dove l'unico destino di una principessa non sia quello di sposarsi, l'unica ambizione non debba essere quella di condividere il resto della vita con l'uomo che ama, ma in cui possa persino governare un paese, andando persino al di là e precedendo una realtà ancora seduta su gerarchie fortemente sessiste. D'altra parte il compito delle storie, fin dai tempi di Esopo, è sempre stato quello di fornire una morale e indicare la strada per il mondo reale, perché non resti solo una semplice fantasia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso