Femminismo

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20 Maggio Mag 2019 0900 20 maggio 2019 Aggiornato il 23 settembre 2019

Fleabag, la serie tv femminile da vedere a tutti i costi

Una scrittura brillante e imprevedibile, ricca di humor e profondità. E una protagonista da amare. Il capolavoro di Phoebe Waller-Bridge che agli Emmy ha vinto nella categoria commedie.

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Fleabag Serie Tv Femminismo

Non ha un nome, soltanto un nomignolo che in pochi vorrebbero avere. Fleabag, letteralmente “sacco di pulci”, è la protagonista di una delle serie tv più sorprendenti degli ultimi anni, la cui seconda stagione è distribuita in tutto il mondo da Amazon a partire dal 17 maggio. A darle voce e volto è Phoebe Waller-Bridge, attrice e sceneggiatrice di straordinario talento (dopo il successo della prima stagione è stata scritturata per un'altra serie, Killing Eve), capace di usare un linguaggio originalissimo e di parlare direttamente al pubblico. Una serie tv che vale decisamente la pena guardare.

UNA PROTAGONISTA IMPERFETTA

Fleabag è una ragazza di 33 anni che vive nella costante incapacità di decidere ciò che fare della propria vita, circondata da una famiglia che non la supporta e la ritiene una fallita, alle prese con l'elaborazione di due lutti ravvicinati per la morte della madre e della migliore amica. È sarcastica, cinica, tutt'altro che perfetta e decisa a vivere la propria vita libera da qualsiasi condizionamento sociale. Fleabag esprime la propria sessualità senza pudori né vergogne, cambia partner in continuazione pur avendo un fidanzato con cui vive una relazione intermittente totalmente sbilanciata dalla sua parte, si masturba, ha rapporti anali e si definisce ossessionata dal sesso. Il tutto con un linguaggio esplicito ma mai volgare, autentico e realistico, esattamente come la protagonista.

UNA SORELLA CHE LE FA DA CONTRALTARE

Tutta la volontà di spingersi oltre le convenzioni sociali di Fleabag trova un riflesso perfettamente opposto nella sorella Claire. Claire ha una famiglia, è sposata da anni con un uomo misogino e insopportabile, alcolizzato e inopportuno persino le poche volte in cui è sobrio, ma non riesce a uscire da una relazione evidentemente tossica perché è schiacciata dagli stessi sensi di colpa e responsabilità che si trascina sul lavoro. Entrambe le sorelle sono state cresciute in una famiglia progressista, frequentano convegni femministi, ma hanno due modi diametralmente opposti di affermare il proprio essere donna: Claire lo fa cercando continuamente l'approvazione di qualcuno (il padre, la madrina-matrigna interpretata da Olivia Colman, il marito, i colleghi di lavoro), Fleabag da spirito totalmente libero.

UN DIALOGO DIRETTO COL PUBBLICO

La scrittura di Fleabag è brillante e sorprendente. Phoebe Waller-Bridge decide di portare sulla tv gli stessi meccanismi del teatro, cercando un contatto diretto con il pubblico. Così abbiamo una protagonista che è al tempo stesso voce narrante, che guarda in camera, che ammicca agli spettatori e si rivolge loro senza che nessuno di chi le sta vicino se ne accorga (ma quello che nella prima stagione appare solo come un espediente narrativo totalmente avulso dal contesto della storia, nella seconda si rivelerà qualcosa di diverso grazie all'arrivo di un nuovo personaggio). Persino la scelta di non darle un nome ha l'effetto di rendere ancora più intimo il legame con lo spettatore. Fleabag è certamente Phoebe Waller-Bridge, ha il suo volto e il suo umorismo pungente, ma è anche, potenzialmente una delle spettatrici, o quantomeno una nostra amica impegnata a combattere tutti i giorni con gli stereotipi di genere domandoli con la forza dell'ironia.

UN PERSONAGGIO IN COSTANTE EVOLUZIONE

Se la prima stagione era tutta incentrata sull'elaborazione del dolore e la perdita, la seconda vede una Fleabag più serena, indipendente, finalmente alle prese con una serie di rivincite personali. La caffetteria per cui aveva chiesto e ottenuto un prestito ora viaggia a gonfie vele coi suoi mercoledì delle chiacchierate, lei ha persino smesso di cercare in maniera ossessiva dei partner sessuali. In questo modo crea i presupposti per incontrare una persona che finalmente la capisca, l'unica ad accorgersi di quando lei si assenta per parlare con il pubblico. È bello, sexy e sembra l'uomo perfetto per lei, peccato che sia un prete e che quindi si trovi già impegnato nella più esclusiva delle relazioni possibili.

UN FEMMINISMO PURO E PER NULLA DIDASCALICO

In un contesto cinematografico e televisivo sempre più alla ricerca di contenuti femministi che talvolta scivolano nel didascalico, Fleabag rappresenta un qualcosa di nuovo e fresco. Se ci eravamo abituati a prodotti in cui il girl power era talvolta strillato e caricaturale come nella seconda stagione di Le terrificanti avventure di Sabrina o nella scena di Avengers: Endgame in cui le supereroine della Marvel si schierano tutte una accanto all'altra per proteggere l'avanzata di Captain Marvel, Fleabag ha un passo completamente diverso. La sua protagonista non è perfetta, ma è proprio nei suoi difetti e nelle sue insicurezze che risiede il suo straordinario potenziale. Phoebe Waller-Bridge rifiuta ogni femminismo da poster e quota rosa e lo ribadisce in un monologo contro i premi aziendali al femminile affidato a una magnifica Kristin Scott Thomas, che subito dopo ne aggiunge un altro ugualmente bello e inteso sulle donne e il dolore. Il suo è un femminismo autentico e spontaneo, calato nella società contemporanea, che non vuole compiacere il pubblico ma al limite provocarlo e magari, perché no, anche irritarlo. Proprio come farebbe un sacco di pulci.

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