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17 Maggio Mag 2019 1904 17 maggio 2019

Time's Up potrebbe scendere in politica, parola di Eva Longoria

L'attrice di Desperate Housewives ne ha parlato a Cannes, mentre il festival fa i conti col gender gap a un anno dalla manifestazione delle donne del cinema per avere maggior parità. 

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Eva Longoria Cannes 2019

Nel 2018 il Festival di Cannes è stato palcoscenico di una fotogenica quanto clamorosa pubblica manifestazione di cineaste, attrici, operatrici del cinema: 82 donne guidate dalla presidente di giuria Cate Blanchett (qui le sue citazioni femministe) e da Agnes Varda sulla Montee des Marches, un modo plateale per far sentire collettivamente la voce femminile sull'onda del #MeToo scaturito dalle denunce di abusi e violenze maschili che ha travolto il potente produttore Harvey Weinstein e non solo lui. Merito anche del collettivo francese 50/50 2020 e le altre associazioni collegate che hanno incalzato l'evento sulla questione femminile arrivando per la prima volta nella storia ad un clamoroso impegno (diventato apripista per altri festival) per una maggiore equità. Una battaglia, quella per l'abbattimento del gender gap e il raggiungimento della parità di salari, di accessione ai finanziamenti e alle risorse, alle posizioni apicali - nel cinema e non solo, che è diventata la principale missione del movimento, un'evoluzione naturale dopo un anno quando rumori e i clamori della protesta sembrano silenziati. Una lotta che potrebbe trasformarsi anche in un programma elettorale come ha raccontato proprio a Cannes Eva Longoria, la popolare attrice americana di origine messicana. Durante gli incontri di Women in Motion promossi da Kering-Variety la Gabrielle Solis della serie tv Desperate Housewives ha infatti rivelato che Time's Up, l'associazione principale che lotta per questi diritti e di cui è co-fondatrice, sta pensando di impegnarsi attivamente in politica, a partire dalle elezioni 2020 e che un report sta monitorando il comportamento dei legislatori per verificare le loro iniziative progressiste o reazionarie. Diventerà un partito, magari internazionale in vari Paesi? È presto per dirlo, di certo è qualcosa di incalzante per l'opinione pubblica, un faro acceso sul tema.

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COME SONO CAMBIATE LE COSE IN UN ANNO A CANNES

Intanto durante la prima giornata di festival il delegato generale di Cannes Thierry Fremaux come uno scolaretto ha dovuto dare conto, numeri alla mano, di quanto ha fatto per migliorare in termini di gender equity una rassegna prestigiosa ma anche clamorosamente maschile, essendosi impegnato a farlo nel 2018. Parità nella rappresentazione delle giurie e tra i membri della selezione sono risultati raggiunti. Sono solo quattro però le registe selezionate per il concorso, il 26.5% del totale. Positività ma anche scetticismo sono state le reazioni del collettivo 50/50 2020 alla conferenza stampa del 17 maggio: «Se continuiamo con questo ritmo, dovremo aspettare fino al 2063 per raggiungere l'uguaglianza», ha dichiarato la regista e critica Iris Brey.

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