Sessismo

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12 Aprile Apr 2019 0837 12 aprile 2019

Il cast del Coachella è la prova del sessismo nella musica

Ariana Grande headliner dell'edizione 2019, ma è solo la quarta artista solista ad essere scelta come volto di punta in 20 anni di storia dell'evento. Prima di lei Björk, Lady Gaga e Beyoncé.

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Sessismo Coachella 2019 Cantanti

È tutto pronto per l'edizione 2019 del Coachella Valley Music and Arts Festival, uno dei più famosi eventi musicali del mondo, che si tiene ogni anno nel deserto della California in due weekend di aprile (nel 2019 tra 12 e il 14 e tra il 19 e il 21). A gennaio l'annuncio degli artisti attesi sul palco aveva regalo grandi emozioni ad Ariana Grande e ai suoi fan perché l'artista di origine italiana è non solo la quarta headliner femminile, ma anche, come il suo manager Scooter Braun ha sottolineato, coi suoi 26 anni la più giovane di sempre nella storia del festival. E se molti hanno accolto la notizia come una vittoria per la parità di genere, altri invece sottolineano come questo dato sia l'ennesima conferma del continuo e sistematico fallimento da parte del Coachella, così come dei maggiori eventi musicali in tutto il mondo (compreso il nostro Sanremo), nel riuscire a dare spazio anche ad artiste donne con carriere talmente importanti da poter essere scelte come volto di punta. Björk (che ha fatto da headliner due volte), Lady Gaga e Beyoncé sono le tre soliste che in 20 anni di festival hanno preceduto Ariana.

Nessuna scoperta sconvolgente. Basti pensare che nel 2015 esisteva addirittura un hashtag sul tema: #brochella che a partire da una rivisitazione del manifesto dell'evento, cancellando i nomi maschili, denunciava l'estrema povertà di quelli femminili nel cartellone.

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Come ricordava nel 2018 la testata Pitchfork il problema però non riguarda solo il festival californiano, ma anche appuntamenti come Bonnaroo, Boston Calling, Lollapalooza e Sasquatch. Appuntamenti che sono consapevoli della mancanza di parità nei loro cast tanto che sono 45 gli eventi musicali di tutto il mondo (tra questi non c'è il Coachella) che l'hanno promessa, ma entro il 2022. Insomma non sarà una passeggiata. Il motivo? Beh è presto detto: il sessismo che, diciamocelo, è un po' nel dna dell'industria musicale storicamente dominata dagli uomini (pure gli algoritmi di Spotify lo sono). Uomini a capo di etichette, uomini che fanno i fanno i produttori, uomini che fanno gli ingegneri del suono, uomini che organizzano festival (Coachella, Bonnaroo e Lollapalooza sono per esempio stati ideati da uomini) e così via.

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BEYONCÉ DID IT BETTER

Certo è che l'esibizione del 2018 di Beyoncé al Coachella, per altro prima headliner donna di colore della storia del festival, è stata uno spartiacque culturale. Tanto che l'evento è stato ribatezzato Beychella. «Andiamo al sodo: non ci sarà probabilmente una performance più significativa, coinvolgente, energica e radicale di un musicista americano quest'anno o in qualunque altro anno, rispetto a questa. Era ricca di storia, potentemente politica e visivamente grandiosa, a volte strepitosa, turbolenta e lussureggiante, una meraviglia incredibile di coreografie e musica», commentava il New York Times.

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