11 Aprile Apr 2019 1659 11 aprile 2019

La Curia di Lecce contro Levante per la canzone 'Gesù Cristo sono io'

La cantautrice è stata esclusa da un concerto in Piazza Duomo per i suoi «testi troppo irriverenti». In realtà il brano incriminato canta la violenza sulle donne. Lei replica: «Sono incredula».

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Levante Lecce Gesù Cristo Sono Io

C'è una querelle in corso piuttosto curiosa: è quella tra la cantautrice siciliana Levante e la Curia di Lecce. Tutto è nato dal fatto che alla commissione per i pubblici eventi della Curia della città salentina non sono piaciuti i testi definiti «troppo irriverenti» della cantante, per questo ha deciso di negarle di esibirsi in piazza Duomo per il concerto in programma il 6 agosto. E sotto accusa ci sarebbe una canzone in particolare: Gesù Cristo sono io, dell'album Nel caos di stanze stupefacenti del 2017.

I SUOI TESTI INCOMPATIBILI CON I VALORI SIMBOLO DELLA PIAZZA LECCESE

Quella del Duomo a Lecce è una piazza simbolo della chiesa locale: con un unico ingresso, è chiusa dagli edifici del Museo Diocesano e del Palazzo Vescovile. Il precedente vescovo l'aveva sempre negata ai concerti. L'attuale, monsignor Michele Seccia, che presiede la commissione, ha invece deciso di aprirla, tanto da concederla per l'estate 2019, in programma anche Il Volo e Fiorella Mannoia. Ma Levante no: i testi della cantautrice siciliana ex giudice di X Factor sono stati considerati incompatibili con i valori simbolo della piazza leccese in cui si trovano anche la Cattedrale e il seminario. Il portavoce del vescovo Seccia, Vincenzo Paticchio, ha spiegato che la commissione non si era ancora espressa, ma «abbiamo scoperto che la tappa leccese in piazza Duomo del tour era già stata pubblicizzata per il 6 agosto sul sito dell'artista e su quello di Ticketone». La decisione di negarle lo spazio «è stata deliberata solo lo scorso primo aprile, quando la commissione si è riunita decidendo di non accogliere la richiesta. Il vescovo vuole aprire piazza Duomo agli eventi», conferma Paticchio, «ma a condizione che i contenuti delle manifestazioni ospitate siano in sintonia con i valori del luogo. È vero, i giovani vanno incoraggiati, ma certi testi sono troppo irriverenti per essere cantati nella piazza simbolo della Chiesa di Lecce». Incredulità e scherzi sono giunti a commento della decisione nel gruppo Facebook Levante Official Fan Club e di Levante stessa. Perché è evidente che la Curia della città salentina si sia fermata al titolo del brano Gesù Cristo sono io, che è tutt'altro che autocelebrativo o blasfemo: parla di violenza sulle donne attraverso una metafora, quella della sofferenza di chi viene maltrattata o abusata paragonata a quella di un Cristo in croce.

«Gesù Cristo sono io
tutte le volte che mi hai messo in croce
tutte le volte che “sei la regina”
e sulla testa solo tante spine
Gesù Cristo sono io
per le menzogne che ti ho perdonato
e le preghiere fuori dalla porta
per il mio sacro tempio abbandonato».

'Gesù Cristo sono Io', Levante.

LEVANTE REPLICA: «HO DIFESO LA SACRALITÀ DELLA DONNA»

E così Levante si è detta incredula per la decisione di escluderla dal concerto, e si è difesa attraverso delle stories su Instagram: «Non ho offeso nessuno, ho difeso la sacralità della donna», ha spiegato. «In Salento ci suono, un posto lo trovo e va bene così. Il problema non è che io debba cambiare location è che in Italia abbiamo questo genere di ostacoli». «In queste ore ho deciso di restare a guardare. Ho aspettato perché quando mi è stato detto che forse c'erano dei problemi sulla data di Lecce per un rifiuto della curia, sono rimasta incredula». E rispetto a Gesù Cristo sono io ha commentato: «La chiesa ci insegna ad analizzare i testi, li leggiamo, li analizziamo, li comprendiamo e li facciamo nostri, qui invece siamo di fronte a delle persone che si sono fermate a leggere un titolo». Visto che si è parlato di sacralità, sottolinea, «e del fatto che io ho offeso non so quale tipo di sacralità, vorrei rispondere che io ho difeso la sacralità della donna paragonando i dolori di una donna maltrattata ai dolori di Cristo, non c'è nessuna offesa da parte mia».

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