Sessismo

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9 Aprile Apr 2019 1716 09 aprile 2019

Diana Rigg del Trono di spade racconta il gender pay gap

Il volto di Lady Olenna negli Anni '60 già si batteva contro la disparità salariale tra attrici e attori quando nemmeno le donne la sostenevano nonostante fosse pagata meno del cameraman. 

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Diana Rigg Trono Di Spade Gender Pay Gap

Che Hollywood trasudi sessismo lo sapevamo. L'abbiamo raccontato tante volte attraverso le denunce delle stesse attrici e i semplici dati. Basti pensare che, secondo Forbes, le dieci dive più pagate del mondo hanno ottenuto un cachet complessivo di 186 milioni di dollari contro i 748,5 milioni di dollari della top ten maschile. Premiata durante l’edizione 2019 di Canneseries con il Variety Icon Award Diana Rigg, Lady Olenna ne Il trono di Spade (qui le informazioni sull'ultima stagione in onda da aprile 2019), ma soprattutto leggenda del cinema britannico è voluta tornare sull'argomento raccontando la sua esperienza diretta, durante tutta la sua lunga carriera, con il problema del gender pay gap che ha definito oltraggioso: «Finalmente le attrici possono ottenere il giusto. Se hanno lo stesso spessore dei protagonisti, dovrebbero essere retribuite allo stesso modo. Ormai stanno tramontando decenni di disparità e di paghe molto più basse», lasciando intendere che quando si stava speggio, si stava peggio davvero. Ed era proprio così. Sul set di Agente speciale, serie televisiva britannica di cult degli Anni '60 che l'ha resa famosa in tutto il mondo, non solo guadagnava meno del suo co-protagonista, Patrick McNee, ma riceveva un salario più basso addirittura del cameraman: «Non avevo nulla contro quest'ultimo, ma mi sono ribellata e ho cominciato a protestare senza sosta», ha spiegato l'attrice 80enne. Una battaglia, la sua, che all'epoca non ha ricevuto nessun sostegno: «Nessuno mi ha espresso solidarietà, nemmeno Patrick McNee, a cui era profondamente legata. Ma soprattutto non ho ricevuto l'appoggio delle altre donne. Mi hanno persino chiamata mercenaria. Alla fine, però, con le proteste sono riuscita a ottenere quello che chiedevo».

Eppure Emma Peel, da lei interpretata, era il primo volto femminile a diventare protagonista di un telefilm del genere. Ironico, scandaloso, forte ed emancipato, quel personaggio trasformò in fretta Diana in un'icona femminista. Lei che già femminista lo era e apparteneva a quella corrente che non era proprio a suo agio con l'immagine di sex symbol che si tentava di appioppare alle attrici per lanciarle: «Mi sentivo sminuita perché ero molto più di quella semplice immagine di donna». Chiudiamo ricordando un altro primato di Rigg, o meglio di uno dei ruoli da lei portati sul grande schermo. Era lei infatti a recitare nei panni di Tracy Draco, l'unica Bond-girl che è riuscita a portare all'altare la spia più famosa del grande schermo.

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