We Can Do It!

Diritti

27 Marzo Mar 2019 0849 27 marzo 2019

David di Donatello, è l'ora della prima regista

Valeria Golino e Alice Rohrwacher candidate. Il premio può finalmente andare a una donna. Parità di genere: gli esempi del Sundance e della Svezia.

  • ...
David Di Donatello Registe Donne (2)

Questa potrebbe essere davvero la volta buona. Nella cinquina dei registi candidati ai David di Donatello ci sono due donne, Alice Rohrwacher e Valeria Golino, e il premio potrebbe finire in mani femminili per la prima volta da quando esiste. Rohrwacher e Golino sono entrambe in nomination anche per il miglior film con Lazzaro Felice ed Euforia. Due donne candidate, esattamente lo stesso numero che si riscontra negli ultimi 25 anni in entrambe le categorie. Dopo il successo di Il Grande Cocomero di Francesca Archigubi nel 1993, infatti, solo Wilma Labate nel 1997 con La mia generazione e Susanna Nicchiarelli nel 2018 con Nico, 1988 sono riuscite a ottenere la nomination per il miglior film. Nello stesso periodo di tempo sono due anche le nomination al femminile per la miglior regia, sempre Labate nel 1997 e Cristina Comencini (Bianco e Nero, 2008). Ecco perché la cerimonia di premiazione di mercoledì 27 marzo, potrebbe segnare una data storica per il cinema italiano.

POCHISSIME DONNE CANDIDATE AGLI OSCAR

La scarsa rappresentanza delle donne nei grandi premi cinematografici non è peraltro un problema esclusivamente italiano. L'ultima regista a conquistare l'Oscar è stata Kathryn Bigelow con The Hurt Locker, nel 2010; tra il 2009 e oggi solo due donne hanno ottenuto la nomination per gli Academy Awards (la stessa Bigelow e Greta Gerwig, nel 2018, con Lady Bird); l'ultima edizione non ha visto una sola regista candidata nemmeno tra le otto pellicole candidate al premio come miglior film. Appena quattro film diretti da donne hanno vinto il Leone d'Oro a Venezia, ma solo una, Shirin Neshat, si è portata a casa il premio per la regia. Jane Campion è l'unica donna ad aver vinto la Palma d'Oro di Cannes per miglior film (nel 1993, Lezioni di piano ex aequo con Addio mia concubina di Chen Kaige), Sofia Coppola (nel 2018) e Julija Solnceva (1961) le sole ad aver ottenuto il premio per la regia. Berlino appare decisamente in controtendenza, con gli Orsi d'Oro al miglior film del 2017 e 2018 a Corpo e anima di Ildikó Enyedi e Ognuno ha diritto di amare - Touch me not di Adina Pintille, ma anche con quelli alla miglior regia consegnati nel 2015 e 2016 a Malgorzata Szumowska (Cialo) e Mia Hansen-Løve (Le cose che verranno).

SOLO L'8% DEI FILM NELLE SALE ITALIANE DIRETTO DA UNA DONNA

La questione di genere nel mondo del cinema è un problema concreto e reale che peraltro ricalca uno scenario generale drammatico (secondo il World Economic Forum, al ritmo attuale, bisognerà attendere il 2220 per la piena parità economica tra uomini e donne) e non si ferma alle molestie di Harvey Weinstein e alle lotte contro il gender salary gap di Jennifer Lawrence. Una questione che riguarda da vicino anche il nostro cinema: «Nel 2018, su 156 film italiani usciti in sala, solo 13 portano la firma di registe donne, ovvero l’8%», raccontava Francesco Castelnuovo a Sky Tg 24 l'8 marzo. Stando i dati di Gap &Ciak 2, secondo rapporto Dea Donne nell'industria dell'audivisivo, sono diretti da donne appena il 12% dei film a finanziamento pubblico e il 21% di quelli prodotti dalla Rai, solo il 9,2% sono i film con registe donne che arrivano in sala. Nel biennio 2015-2016 le donne hanno rappresentato il 31,6% dei 1.373 professionisti che hanno depositato il prodotto del proprio lavoro cinematorgrafico alla SIAE (contro il 68,4% degli uomini). C'è un problema di fondo nell'industria che si ripercuote a catena su distribuzione e circuito dei premi, in maniera più che proporzionale. Una sorta di piramide in cui, se già la base è stretta, la punta diventa sostanzialmente invisibile.

La distribuzione delle donne nei mestieri dell'industria audiviosiva: trionfano le costumiste, produttrici, registe e direttrici della fotografia sono una minoranza. (Fonte Eurimages 2014-2015, dal rapporto Gap & Ciak 2).

Eurimages

NEGLI USA LA RISCOSSA È AFFIDATA AL SUNDANCE

Come si è visto, è chiaro che il modello da prendere a riferimento per una maggiore inclusione femminile nella regia non possa essere Hollywood, che invece ricorda in maniera impressionante quello italiano. Secondo il 21st annual The Celluloid Ceiling study pubblicato dal Center for the Study of Women in Television and Film della San Diego State University, solo l'8% dei 250 film di maggior successo negli Stati Uniti nel 2018 è stato diretto da donne. La USC Annenberg School for Communiation and Journalism ha pubblicato nel 2017 uno studio sulla presenza di donne e minoranze nell'industria del cinema. La ricerca prende in considerazione i 100 film di maggiore successo al box office americano nelle annate che vanno dal 2007 al 2016, eccezion fatta per il 2011. In questo lasso di tempo sono stati presi in considerazione 900 film, quelli diretti da donne sono stati il 4% nel 2016, mentre nel 2008 si è registrato il picco dell'8%. A impressionare ancora di più, forse, è un dato che descrive quanto sia complicato fare carriera per queste registe: solo il 11 donne su 41 hanno avuto la possibilità di dirigere più di un film fra il 2007 e il 2016, un periodo di nove anni nel quale Steven Spielberg e Tim Burton hanno fatto da regista a sei lungometraggi ciascuno, Wes Anderson a quattro, Alejandro Gonzalez Iñarritu e Guillermo del Toro a tre. La situazione è piuttosto trasversale e riguarda tanto i blockbuster con budget elevati quanto il cinema indipendente. In quest'ultimo ambito, però, non si può non registrare l'impegno del Sundance Institute, che negli ultimi anni ha firmato diversi dossier con l’organizzazione Women In Film – Los Angeles e con la Women Filmmakers Initiative. Secondo il testo pubblicato nel 2014, al Sundance Film Festival dell'anno prima le donne delle professioni creative (registe, scrittrici, produttrici, direttrici della fotografia, montatrici) erano il 29% del totale, con una discreta differenza tra le opere narrative (24% di registi donne) e i documentari (40%). All'ultima edizione del Festival, nove dei 16 film della categoria U.S. Dramtic erano diretti da donne (compreso Them That Follow, co-diretto da Britt Poulton e Dan Savage), otto su 16 nella sezione U.S. Documentary, sei su 12 nella sezione World Cinema Dramatic, 3 su 12 nella World Cinema Documentary. Diretto da una donna era anche il 57% dei film vincitori di quest'ultima edizione.

LA SVEZIA ALLA RICERCA DELLA PARITÀ DI GENERE

Che la maggior inclusione delle donne nel cinema sia perseguibile lo dimostra anche il caso svedese. Per favorire una parità di genere sostanziale nel settore, lo Svenska Filminstitutet ha stabilito che il 50% dei finanziamenti pubblici siano garantiti a film diretti e/o prodotti da donne. Secondo il rapporto No Sexism Please, We’re Swedish pubblicato da Women In Film And Television Sweden nel 2016, il 28% dei film distribuiti nel Paese tra il 2013 e il 2015 erano diretti da una regista, il 32% di questi scritti da almeno una sceneggiatrice, più del 50% prodotti da una produttrice. Un punto di vista femminile che non può che avere effetto anche sulla rappresentazione della donna, con il 39% di personaggi femminili che sale addirittura al 46% se ci si limita a considerare i ruoli di protagonista e coprotagonista. Una sostanziale parità di genere, o qualcosa che ci si avvicina molto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso