Femminismo

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6 Marzo Mar 2019 0824 06 marzo 2019

La storia di Captain Marvel, la più femminista degli Avengers

Da amante del protagonista a un costume tutto suo. Così si è evoluta Carol Danvers, che al cinema sfida Thanos interpretata da Brie Larson.

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Captain Marvel Storia

C'è stato un tempo in cui Captain Marvel era un uomo, un tempo lontano dai successi cinematografici della saga degli Avengers e dal film con Brie Larson che il 6 marzo debutta nelle sale italiane, un'epoca in cui per una donna era pressoché impossibile ritagliarsi un ruolo da protagonista nei fumetti scritti dagli uomini. La prima volta che Carol Danvers apparve su un albo era il 1968 e quella donna che faceva l'ufficiale di sicurezza per la Nasa a Cape Kennedy dopo aver servito nell'aeronautica militare era destinata ad avere un ruolo di comprimaria, quello dell'amante dell'eroe Mar-Vell, la damigella in pericolo da salvare, una Mary Jane Watson qualunque. Jean Grey, Susan Storm e Vedova Nera avevano già fatto la loro comparsa, ma sempre con ruoli da comprimarie, e per l'evoluzione di supereroi al femminile si sarebbe dovuto aspettare ancora qualche anno. La svolta sarebbe arrivata con l'arrivo degli Anni '70 e l'avvento del Movimento per i diritti civili. The Falcon, primo supereroe afroamericano della Marvel, fece la sua comparsa accanto a Captain America, Luke Cage ebbe un titolo interamente dedicato a lui nel 1972, un anno dopo rispetto a quando la DC Comics aveva deciso di affidare a John Stewart i panni di Green Lantern, sei più tardi dell'esordio di Black Panther sul numero 52 di Fantatist Four (vol. 1).

I tempi erano evidentemente maturi perché anche le donne, in quegli anni di rivendicazioni femministe, ottenessero i loro spazi. Così, nel 1977, Carol Danvers divenne Ms. Marvel, ms. come quelle donne che non hanno bisogno di rivelare il loro stato civile per ottenere un ruolo all'interno del mondo. Lasciata la Nasa, finalmente portatrice di superpoteri (per quanto non particolarmente originali), più volte additata in maniera esplicita e talvolta goffa come esempio di donna emancipata e modello di riferimento per le bambine, Carol Danvers è una giornalista del Daily Bugle che vediamo discutere con J. Jonah Jameson (lo stesso boss di Peter Parker) per rivendicare il diritto a essere pagata quanto i colleghi maschi e a occuparsi di materie che non siano esclusivamente diete e ricette.

Quella di Ms. Marvel è una Carol Danvers più emancipata che pretende di essere pagata e trattata come i colleghi maschi.

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L'introduzione di tematiche di attualità all'epoca (e tristemente ancora oggi, a 40 anni di distanza) come il gender pay gap è la prima evidenza di un mondo dei fumetti che cambia seguendo le evoluzioni della società, ma avviene nel contesto di un personaggio la cui caratterizzazione rimane abbozzata e le cui vicende appaiono sempre controverse. Nel 1980 Carol Danvers viene rapita dal villain Marcus Immortus, che coi suoi macchinari le pratica un lavaggio del cervello e la stupra, impiantandole la propria essenza e creandole una condizione simile alla gravidanza. Inizialmente Carol appare tormentata da quella maternità che non ha voluto, e la sua sofferenza non viene compresa dai colleghi degli Avengers. La scena dell'amplesso, però, la ritrae in estasi, apparendo inadeguata a descrivere uno stupro esattamente come il finale in cui la stessa Ms. Marvel si allontana al tramonto accompagnata dal suo violentatore.

Lo stupro subito da Carol Danvars, aka Ms. Marvel, nei fumetti del 1980.

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Carol Danvers cominciò ad acquistare una sua identità più definita solo quando le sue storie cominciarono a essere scritte da Chris Claremont, che a metà degli Anni '80 riprese in mano la linea narrativa affermando il suo dissenso con il trattamento ricevuto precedentemente dal personaggio, dandole nuovi poteri e dandole il nuovo alter-ego di Binary. Fu una svolta che portò all'allontanamento dalla dimensione umana e terrestre di Carol, che in quegli anni rifiuta anche di entrare a far parte del gruppo degli X-Men: «Tornare con voi significa respingere la volontà del mio cuore, ma seguire quel desiderio vorrebbe dire lasciare chiunque, qualsiasi cosa io ami. La Terra è stata la casa di Carol Danvers, ma temo che qui non ci sia spazio per Binary». Carol Danvers sarebbe tornata negli Anni 90 come Warbird, ma il suo passato e quella costante tensione tra le sue due identità apparentemente inconciliabili l'avrebbero resa depressa e alcolizzata, fino al punto di essere sospesa dalla squadra degli Avengers. La prima volta nei panni di Captain Marvel è datata 2005, in un episodio crossover in cui Scarlet Witch crea un mondo fondato sui desideri degli eroi più potenti del mondo. In questa dimensione parallela, Carol Danvers è l'eroina più famosa del mondo e si fa chiamare Captain Marvel, lo stesso alias dell'uomo di cui era stata amante all'inizio della sua avventura tra i fumetti. È solo una fantasia ma rivela le ambizioni del personaggio e dà il la a quello che sarebbe arrivato nel 2012, facendo da apripista a una rivincita del girl-power tra nuove eroine e grandi classici rivisitati in chiave femminile con la creazione di una autentica linea narrativa per una Captain Marvel imperfetta, ancora tesa tra la voglia di restare e quella di viaggiare, testarda, volitiva e generosa, capace di lasciar tutto pur di seguire il suo desiderio di scoperta ed esplorazione, tutto tranne il suo gatto Chewie.

Captain Marvel, l'ultima evoluzione di Carol Danvers nei fumetti.

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È a questa versione di Carol Danvers, scritta da una delle pochissime autrici donne di fumetti Marvel, Kelly Sue DeConnick, che si ispira la versione cinematografica di Captain Marvel che nelle sale italiane dal 6 marzo. Il fatto che il film esca a ridosso della Giornata internazionale delle donne (negli Usa la data d'uscita ufficiale è esattamente l'8 marzo) ricalca quella fatta per Black Panther, portato in sala durante il Mese della storia nera. Non è ovviamente una scelta casuale ma è stata comunque criticata. In questo articolo, per esempio, si sostiene che i Marvel Studios non abbiano dato il giusto risalto al film, posticipandone l'uscita e piazzandolo ad appena un mese dall'attesissimo ultimo capito della saga, Avengers: Endgame, una posizione che ne farebbe di fatto un episodio interlocutorio all'interno dell'universo cinematico Marvel). L'articolo è firmato da Izzy Sio, giovane insegnante del corso sulla Marvel allo Student College della Mellon Carnegie University, che si lamenta anche di come la pellicola sia stata pubblicizzata durante i playoff del campionato collegiale di Football americano, non proprio un evento di primissimo piano: «L'hanno promosso con una tale tranquillità che ho paura se ne vergognino», scrive Izzy Sio, facendo un confronto con quanto fatto dalla Warner per Wonder Woman, diretto da un anno e arrivato con due anni d'anticipo rispetto al primo stand alone movie di una supereroina Marvel dai tempi di Elektra (pellicola del tutto trascurabile del 2005).

Per quanto il presidente dei Marvel Studios Kevin Feige l'abbia definita «il più potente supereroe Marvel mai portato al cinema», Captain Marvel non sembra dunque aver goduto del trattamento che meritava. Sappiamo che il suo personaggio sarà determinante nella guerra a Thanos perché abbiamo visto Nick Fury richiedere il suo aiuto nei titoli di coda di Infinity War, eppure è difficile percepirlo fino in fondo. La volontà di farne comunque un film femminista è evidente, oltre che nelle numerose dichiarazioni rilasciate in tal senso dai produttori, dalla scelta dell'attrice protagonista. Brie Larson ha vinto un Oscar per Room, film in cui interpretava una giovanissima donna reclusa e seviziata per anni dal suo rapitore che riusciva a scappare insieme al suo bambino, è un'attivista per i diritti delle donne e si è detta entusiasta di poter interpretare un ruolo che le permette di portare avanti i suoi ideali e parlare di femminismo. Anche per questo ha richiesto un press tour del film che garantisse la presenza di giornaliste donne per «contrastare la supremazia maschile bianca». Una scelta che le è costata l'accusa di essere sessista e razzista e che ha portato diversi utenti del sito di recensioni Rotten Tomatoes a protestare e annunciare il proprio boicottaggio del film. Evidentemente una supereroina che parla di parità di genere può dare ancora fastidio a tante persone.

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