15 Febbraio Feb 2019 1913 15 febbraio 2019

La forza delle donne alla 69esima edizione del Festival di Berlino

La rassegna ospita tra le candidature sette nomi femminili, che vi raccontiamo una per una. Un traguardo importante che conferma l'impegno femminista riguardo all'uguaglianza. 

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Festival Di Berlino 2019 Registe Donne

I grandi e prestigiosi Festival del Cinema internazionali, tra cui quello di Cannes e quello di Venezia, si rivelano ancora deboli in materia di parità di genere. Le quote rosa presenti nelle candidature sono infatti pressoché assenti. Ma c'è una buona notizia: l'unica eccezione nel panorama «maschilista» è la Berlinale. L’edizione 2019, si preannuncia come la più femminista nella storia del concorso, con sette registe donne candidate all'Orso d'Oro, nella totale lista di 17 nomi. Un traguardo non indifferente, che riconferma la dedizione del direttore Dieter Kosslick (giunto al suo ultimo anno) alla causa, iniziata tempo prima delle attuali controversie. E tra le donne protagoniste del Festival spiccano anche Juliette Binoche, scelta come presidente di giuria, e Charlotte Rampling, icona cinematografica omaggiata con il premio alla carriera. Come già successo nell’appuntamento italiano, anche Berlino ha scelto di ufficializzare la «lotta» contro il gender gap, firmando, il 9 febbraio 2019, un protocollo che ha garantito maggiore trasparenza sul processo di selezione delle pellicole, dimostrando pubblicamente l’impegno paritario assunto. E chissà che questo non si confermi come terzo anno consecutivo di vittoria femminile.

MARIE KREUTZER, DER BODEN UNTER DEN FÜßEN (THE GROUND BENEATH MY FEET)

Nata e cresciuta in Austria, Marie Kreutzer si è diplomata in una scuola artistica, studiando poi drammaturgia alla Filmakademie Wien, nella Capitale. Con il suo primo lungometraggio, The Fatherless, ha vinto il Gran Premio del Festival austriaco di Diagonale. Il film candidato a Berlino, The Ground Beneath My Feet, racconta la storia di Lola (Valerie Pachner), donna in carriera che organizza razionalmente sia i dettagli lavorativi che la complicata relazione sentimentale con una sua collega. La terra sotto i piedi, cui allude il titolo, fa riferimento alla destabilizzazione subita in seguito al tentato suicidio della sorella Conny, rinchiusa in un ospedale psichiatrico. Un episodio che mette a dura prova la maschera indossata della protagonista.

ISABEL COIXET, ELISA Y MARCELA (ELISA & MARCELA)

Si appassionò al cinema già dall’infanzia e pur avendo intrapreso una prima carriera nella pubblicità non ha dimenticato la sua passione. Nel 1989 Isabel Coixet ha diretto il suo primo lungometraggio con cui si è aggiudicata una candidatura ai Premi Goya. Ma il vero successo internazionale è stato raggiunto con La mia vita senza me, anche questo in corsa per vari riconoscimenti, tra cui gli European Film Awards. Elisa & Marcela, il film drammatico selezionato dalla giuria berlinese, si fonda sulla storia vera delle due donne spagnole che, per prime, sono riuscite a celebrare un matrimonio omosessuale nel Paese, aggirando la società. Elisa infatti, vestendosi da uomo e falsificando i documenti ha potuto sposare la sua compagna, incorrendo però, una volta scoperto l’inganno, in una serie di pesanti persecuzioni. Un amore nato tra i banchi di scuola, interrotto a causa delle preoccupazioni dei genitori, ma poi riunito in un unico destino.

TEONA STRUGAR MITEVSKA, GOD EXISTS, HER NAME IS PETRUNIJA

Teona Strugar Mitevska ha iniziato la sua carriera d’attrice a soli sei anni lavorando per la televisione e per il teatro macedone. Nel 1998 si è trasferita a New York per studiare cinema, dove ha conseguito un master in materia terminato nel 2001. Dal 2008 si è avvicinata anche al genere d’animazione. Ha sempre mischiato l’impronta femminista alla dimensione artistica delle sue pellicole, promuovendo l’uguaglianza in un ambiente professionale come il suo. E lo ha dimostrato nuovamente nel film God Exists, Her Name Is Petrunija, dove la protagonista, Petrunija, sfida la tradizione conservatrice della Macedonia. Tornata a casa dopo un colloquio andato male, assiste a una cerimonia ortodossa in cui il prete getta una croce nel fiume in attesa del primo uomo che riuscirà a recuperarla. Scegliendo di inserirsi nella competizione, raggiunge per prima l’oggetto, scatenando un’ira popolare strumentalizzata dalla stampa. La pena per aver seguito l’istinto è quella dell’arresto.

ANGELA SCHANELEC, ICH WAR ZUHAUSE, ABER (I WAS AT HOME, BUT)

Il primo approccio di Angela Schanelec al mondo cinematografico è iniziato con il ruolo di attrice, nonostante sia meglio nota al pubblico come regista. I suoi film sono stati presentati ai più importanti Festival, ottenendo il benestare della critica che ha spesso accostato il suo stile a quello di altri europei d’avanguardia come Michelangelo Antonioni. La trama di I Was at Home, But ruota attorno alla fuga di un 13enne, tornato però a casa dopo una settimana. Un’indagine sulle dinamiche familiari quotidiane che affliggono la protagonista Astrid (Maren Eggert), madre del giovane, divisa tra la perdita del marito e la malattia del figlio.

AGNIESZKA HOLLAND, MR. JONES

La regista Agnieszka Holland, nata a Varsavia, si è avvicinata alla regia nei primi Anni ’70, raggiungendo il successo con Attori Provinciali, con cui ha vinto il premio della critica al Festival Di Cannes. Con Raccolto Amaro, nel 1985 ha invece ottenuto due candidature agli Oscar per il miglior film straniero. Mr. Jones, in concorso alla Berlinale 2019, è ambientato nel 1933 e il protagonista, Gareth Jones, fu un esperto di politiche internazionali preoccupato per il desiderio espansionistico di Hitler. Dopo un viaggio tra Mosca e l’Ucraina, diventò testimone di una carestia drammatica che aveva intaccato le condizioni di vita della popolazione. La Holland ha lavorato anche per la televisione, dirigendo alcuni episodi di serie come The Wire e House Of Cards.

NORA FINGSCHEIDT, SYSTEMSPRENGER (SYSTEM CRASHER)

La regista e sceneggiatrice 37enne Nora Fingscheidt ha presentato alla Berlinale System Crasher. La storia è nata dalle sue esperienze dirette di educatrice e direttrice di alcuni progetti scolastici. L’obiettivo, in questa narrazione, è quello di mettere in luce il lavoro degli operatori sociali con i minori, che spesso gira intorno a cure mai davvero risolutorie. Benni, la protagonista, ha solo nove anni, ma un bagaglio di vita carico di difficoltà: abusi, autolesionismo, botte e, ancor peggio, l’abbandono da parte della madre. Una donna incapace di gestire il carattere esuberante della figlia che preferisce lasciare al destino dei centri d’assistenza. E i comportamenti carichi di rabbia, rancore e ribellione della piccola, non fanno che aggravare il problema dell’instabilità interiore della stessa.

LONE SCHERFIG, THE KINDNESS OF STRANGERS

Originaria di Copenaghen, Lone Scherfig ha frequentato il corso di cinematografia all’omonima Università. Il suo film di debutto The Birthday Trip venne riconosciuto nella sezione Panorama della Berlinale per la categoria Nuovi Registi. Ha realizzato, in seguito, cortometraggi, programmi radiofonici e collaborazioni teatrali. Nel 2000 la commedia Italiano per Principianti ha raggiunto la fama internazionale. Mentre The Kindness of Stangers è stato il film d’apertura del Festival di Berlino 2019. L’intreccio è costruito intorno al personaggio di Clara, una madre che insieme ai figli scappa dalle violenze del marito poliziotto. E quando la loro vita si incontra con quella di altre persone intente ad affrontare le difficoltà quotidiane, nasce un gruppo solidale di aiuto reciproco.

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