5 Febbraio Feb 2019 0800 05 febbraio 2019

La breve storia delle presentatrici donne al Festival di Sanremo

Dal 1951 a oggi la presenza femminile è stata tristemente accessoria. E il bilancio è impietoso: solo 13 hanno ricoperto il ruolo di conduttrici, la maggior parte delle quali in coppia con un partner maschile. Mentre le vallette non si contano.

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Festival Sanremo Presentatrici Donne 3

Riguardando il video di Loretta Goggi che parla ininterrottamente e perfettamente per diversi minuti al pubblico in apertura del Festival di Sanremo del 1986, oltre a riconoscerne l’immensa professionalità, viene da essere ottimisti. In fondo se già a metà Anni '80 si accorsero della bravura di una donna al timone, la presenza femminile parlante su quel palco non può che essersi incrementata col tempo. Invece no, ripercorrendo la storia della kermesse che nel 2019 taglia il traguardo della 69esima edizione il bilancio è impietoso: dall’esordio del 1951 ad oggi solo 13 donne hanno ricoperto il ruolo di conduttrici, la maggior parte delle quali in coppia con un partner maschili. Le uniche vere eccezioni furono Loretta Goggi appunto, Raffaella Carrà nel 2001, Simona Ventura nel 2004 e Antonella Clerici nel 2013, comunque sempre affiancate da comici o vallettine di turno.

LA PRIMA FU ENZA SAMPÒ

E dire che si era partiti con il piede giusto visto che le prime presentatrici furono Enza Sampò nel 1960 (comunque nove anni dopo la prima edizione) ed Elsa Martinelli nel 1971, due professioniste, dunque, non bellone a servizio della vista del telespettatore tipo, il maschio italico alfa. Erano altri tempi, certo, ma anche negli anni del post femminismo le cose non cambiarono molto, se si escludono un paio di esempi che probabilmente sarebbe meglio consegnare all’oblio: Gabriella Carlucci con Miguel Bosé nel 1988 e Rosita Celentano e Paola Dominguin l’anno seguente, finite in mezzo a quell’assurdo esperimento dei Figli di. Identico copione anche nel passato recente che conferma ancora una volta una verità storica ormai divenuta granitica: le donne al Festival di Sanremo sono sempre state solo comprimarie, giudicate più per l’avvenenza e l’abito indossato che per tutto il resto.

SEMPRE E SOLO VALLETTE

Già perché se le conduttrici all’Ariston sono più rare di una cometa, le vallette mute al contrario si confermano edizione dopo edizione il must have dell’evento canoro, stereotipo del maschilismo mediatico per antonomasia, al pari forse solo delle Veline di Striscia la Notizia, venute comunque molti anni dopo. A loro il Festival ha sempre chiesto un’unica cosa: esibire la bellezza e celare l’intelletto, qualora presente. Che poi in realtà probabilmente questo non è mai stato sottolineato in modo esplicito ma perché sforzarsi di innalzare l’asticella quando il messaggio che si vuole palesemente lanciare è donna = seducente attrazione sessuale, uomo = eccellente professionista?

DALLE SIGNORINE BUONASERA ALLE RAGAZZE DELLA COMMEDIA SEXY ALL’ITALIANA

Non si tratta di un’analisi da agguerrita femminista del nuovo millennio: è la storia a parlare, e non serve nemmeno interpretarla. Se si scorre a ritroso il nastro attingendo dagli archivi Rai stralci di edizioni impolverate e alcune in bianco e nero, tra le presenze femminili si annoverano quasi esclusivamente Signorine buonasera (ed è già qualcosa in realtà) o protagoniste del cinema dell’epoca che sul grande schermo comparvero solo nei ruoli svestiti delle belle ammaliatrici di turno. Senza dimenticare le ragazze della commedia sexy all’italiana o le prime playmate di Play Boy del nostro Paese, così come le super top degli anni Novanta e le testimonial di brand che forse oggi chiameremmo Influencer (vi ricordate Megan Gale?), tutte o quasi legittimate a mettere una bella X alla casella Partecipazione a Sanremo. Sia chiaro non c’è nulla di male nel mettersi un bel vestito e calcare il palcoscenico italiano più prestigioso, nessuna donna o quasi direbbe di no. Il punto è come lo si fa. Perché se ci si sofferma sulle edizioni più recenti non solo ci si rende conto che la considerazione femminile sia rimasta quella degli Anni '50 (vi dice nulla la farfallina di Belen nel 2012?) ma che anche chi avrebbe tutte le armi per poter dire la propria accetta ruoli da comprimaria, come Veronica Pivetti nel 1998, Serena Autieri e Claudia Gerini nel 2003 o più recentemente Emma Marrone nel 2015.

Claudio Baglioni, Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino al Festival di Sanremo 2018.

LO SCIVOLONE DI MICHELLE E LE ASPETTATIVE SU VIRGINIA RAFFAELE

Scelte che forse non fanno bene alle donne anche se l’altro modo di vedere la questione potrebbe essere quello che avvalori la tesi «Alla fine se una è brava emerge, la gavetta l’hanno fatta tutti» e nella quale rientrano appieno Michelle Hunziker, conduttrice e valletta nel 2017, e Virginia Raffaele, spalla nel 2016 e promossa a padrona di casa nell’edizione 2019 insieme a Claudio Baglioni e Claudio Bisio. Se Michelle nel 2018 ha riscosso solo apprezzamenti, ad eccezion fatta per lo sciagurato sketch sulle donne, «mamme, comprensive, amorevoli» e tante altre aberrazioni medievali degne del popolo della famiglia (patriarcale), ci si aspetta invece tanto da Virginia, impeccabile nel suo mestiere di imitatrice e anche bellissima. Già, è bene dirlo, perché per essere considerate brave non si devono accettare compromessi, ne mettere in secondo piano la propria estetica. Si può dimostrare professionalità anche con un abito haute couture cucito addosso, un rossetto e il tacco 12, soprattutto in una vetrina importante come il Festival di Sanremo. Anzi, si deve.

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