25 Gennaio Gen 2019 1631 25 gennaio 2019

A che punto è la parità di genere nel mondo del cinema?

Le disparità, di ruoli e salari, sono ancora una costante. Ma qualcosa sta cambiando, e il Sundance Film Festival è un grande esempio di inclusività: dei 61 registi in concorso, il 42% sono donne.

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Parità Di Genere Cinema Sundance Film Festival 2019

Uno dei traguardi raggiunti dal movimento #MeToo, oltre a quello di puntare l’attenzione sulla prevenzione delle molestie sessuali, è stato di avviare un vivo dibattito sull’accesso delle donne alle professioni. Pur parlando di un settore privilegiato, quello del cinema non risparmia le discriminazioni. Un esempio? Nella storia dell’Accademy, solo un Oscar è stato assegnato a una donna nella categoria Miglior Regia (nel 2010 a Kathryn Bigelow per The Hurt Locker) e su 100 film il 10% ha come protagonista una donna. Per non parlare dei salari: come noi comuni lavoratrici, anche le attrici spesso sono pagate molto meno dei colleghi uomini. Celebre nel 2018 il caso di Michelle Williams pagata un milione in meno di Mark Wahlberg, per la sua partecipazione al film Tutti i soldi del mondo di Ridely Scott. Una realtà che si riflette sull’intera società, dove è evidente una predominanza maschile, che non permette alle donne di raggiungere i posti di comando. I movimenti #MeToo e Time’s Up hanno dato alle donne una possibilità di cambiamento, grazie anche al supporto di realtà come quella del Sundance Film Festival (in programma a Park City dal 24 gennaio al 3 febbraio), che da sempre ha avuto fra i suoi obiettivi primari parità e inclusione.

Michelle Williams al Sundance Film Festival 2019.

LO SGUARDO FEMMINILE AL SUNDANCE FILM FESTIVAL

«Il ruolo degli uomini in questo momento è ascoltare e far sentire le voci delle donne», ha dichiarato Robert Redford, fondatore del Festival, che quest’anno ha annunciato una lineup con un’alta percentuale femminile: su 61 registi in concorso, comprendente 56 film, il 42% sono donne. Il Sundance non è nuovo a questi temi, già nel 2012 insieme al Women in Film Los Angeles - associazione dedicata a promuovere lo sviluppo professionale e la rappresentazione delle donne nei settori legati ad audiovisivo e media - ha lanciato l'iniziativa Female Filmmakers, per promuovere la parità di genere, per le donne dietro la macchina da presa. Tra le tante opere in gara nel 2019, spiccano Untouchable il documentario di Ursula Macfarlane, sull'ascesa e la caduta di Harvey Weinstein; The Nightingale di Jennifer Kent, storia di una giovane ragazza irlandese che, con l’aiuto di un ragazzo aborigeno, troverà vendetta per l’omicidio della sua famiglia; Sonja - The White Swan, il biopic che la regista norvegese Anne Sewitsky ha dedicato alla celebre pattinatrice artistica Sonja Henie; e infine il nuovo film di Gurinder Chadha, cineasta britannica di origini indiane che in Blinded by the Light ritrae la vita di un adolescente, figlio di immigrati musulmani pakistani nella Londra degli Anni '80.

LE DONNE NEI FESTIVAL ITALIANI

Dal 1946 a oggi solo quattro donne hanno vinto il Leone d’oro come Miglior film (Sofia Coppola, Margarethe von Trotta, Agnès Varda e Mira Nair) e una soltanto quello alla Miglior Regia. Iniziative come 50/50 by 2020 in Francia (la Carta che mira a migliorare la rappresentanza e la trasparenza di genere entro il 2020) e Dissenso Comune in Italia, stanno promuovendo un cambiamento importante per i diritti delle donne. La Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, la Festa del Cinema di Roma e il Torino Film Festival hanno aderito a queste campagne, «sono stati molto collaborativi e solidali con le nostre richieste», ha spiegato a LetteraDonna Kissy Dugan (nella foto sotto), produttrice della Pyramide Productions e presidente di Women in Film, TV e Media Italia «riteniamo che parità e inclusione debbano riguardare tutto quello che fa un Festival, dal dietro le quinte al tappeto rosso».

Kissy Dugan, presidente di Women in Film, TV e Media Italia.

Kissy Dugan, presidente di Women in Film, TV e Media Italia.

IL DIBATTITO SULLE QUOTE ROSA NEL CINEMA

Le storie che vengono raccontate al cinema o in tv, devono includere l’intera gamma di voci narrative, ma «essere selezionate da un Festival solo in quanto donne, rappresenterebbe certamente uno svilimento e non un arricchimento» spiega la Dugan. «A nostro avviso va fatto un grande lavoro sull'accesso alla formazione e successivamente alla carriera artistica e garantire a tutti le stesse possibilità». La rete mondiale di Women in Film mira a riequilibrare il sistema, cercando di portare alla luce e porre rimedio, anche dal punto di vista normativo, agli abusi di potere che sono una delle cause primarie delle molestie sul lavoro, e non solo. «È un sistema di sopraffazione che non è 'solo' fisica e che riguarda tutti, senza distinzioni di genere» precisa la Dugan «il nostro obiettivo è di ridisegnare un mondo più equilibrato e inclusivo, anche attraverso l'unione con gli altri movimenti italiani e internazionali». Ma le quote rosa sono la soluzione più giusta al gap? «L’argomento è molto complesso e delicato» continua la Dugan «le quote in alcuni ambiti hanno dimostrato chiaramente di essere necessarie e, una volta istituite, di aver portato dei risultati concreti quanto a numero di donne nei consigli di amministrazione, nei ruoli dirigenziali e di responsabilità. Quindi se da un lato, vediamo necessaria l’istituzione di quote all’interno di tutte quelle Istituzioni che hanno il potere di decidere, ad esempio, l’assegnazione di fondi, dall’altra non le riteniamo un valido strumento per quanto riguarda l’aspetto artistico e, di conseguenza, quello festivaliero». Il dibattito sulla necessità delle quote non è dunque risolto, anzi sembra essere più acceso che mai, e se registe come la premio Oscar Susanne Bier le vorrebbe imposte per legge da subito, altri riflettono su quanto la qualità di un prodotto sia più importante del genere della persona che lo produce. Una cosa è certa, bisogna fare in modo che le donne abbiano gli strumenti e le opportunità, per liberare le loro carriere dalla trappola delle discriminazioni di genere.

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