22 Gennaio Gen 2019 1530 22 gennaio 2019

Elisabetta I e Maria Stuarda, le cugine rivali unite dal sangue e divise dal potere

Al teatro Manzoni di Milano il format "Personaggi e protagonisti: incontri con la storia. Colpevole o innocente?" fa rivivere la competizione fra le sovrane.

  • ...
Elisabetta Prima Maria Stuarda Bloody Mary

Elisabetta I e Maria Stuarda, cugine che hanno avuto in mano il destino di due regni in un periodo, il Cinquecento, in cui era quasi impensabile che il potere potesse essere gestito da una donna. Loro ce l'hanno fatta, seppur con sorti completamente diverse: se la prima regnerà sul trono d'Inghilterra per ben 45 anni, la seconda perderà quello di Scozia molto presto, finendo poi condannata a morte proprio dalla parente. Il loro rapporto è il punto di partenza dello spettacolo Personaggi e Protagonisti: incontri con la storia. Colpevole o innocente? ideato e curato da Elisa Greco. Un format che prevede il processo a un personaggio storico o letterario, con il coinvolgimento di veri protagonisti della giurisprudenza. E un pubblico, quello del teatro Manzoni di Milano, chiamato a svolgere il difficile ruolo di giurato. E che la sera del 21 gennaio ha deciso se Elisabetta I fosse colpevole del regicidio di Maria Stuarda e di aver inoltre attentato all'integrità culturale ed economica dell'Europa, isolando il suo regno.

ELISABETTA, LA PRIMA POPULISTA

Maria ed Elisabetta erano cugine – la nonna della prima era, infatti, sorella di Enrico VIII, padre della seconda – e avevano un destino praticamente segnato: il loro ruolo, nell'Europa del 1500, era quello di garantire alleanze attraverso i loro matrimoni. Ma qualcosa nella vita di Elisabetta - non si può dire quali furono le cause, forse la triste fine della madre Anna Bolena, fatta decapitare dal padre – la spinse a prendere una scelta diversa, a decidere di non sposarsi, diventando una donna sola, al comando di una grande potenza. Un fatto assolutamente controcorrente. «Fu una donna spregiudicata. Dalla religione alla pirateria, il suo regno fu caratterizzato dalla ricerca di scontri con le altre monarchie, in particolare la Spagna. Cercava sempre di scatenare le reazioni dei sovrani. Finche Filippo II, re di Spagna, esasperato, non decise di attaccarla», ha spiegato il pubblico ministero Ciro Cascone, voce dell'accusa. «E la morte di Maria non fu altro che una vendetta per invidia: la cugina era più giovane, più bella, aveva amato ed era stata ricambiata, sposandosi tre volte. Sentimenti che a Elisabetta non avevano portato felicità». A sostenere la tesi del pm, i testimoni quali l'ex ministro Corrado Passera e la giornalista Sarah Varetto. «Quello che oggi è il sovranismo nasce con l'imputata. Il culto della personalità è iniziato con lei: si è fatta rappresentare come la Madonna, come la Regina vergine. Ma dietro questa maschera di bontà e purezza, si nascondevano gli ordini di esproprio verso i beni della Chiesa, le persecuzioni, gli ordini violenti perfino contro una delle sue parenti più strette», ha sostenuto il banchiere. Della stessa opinione Varetto, che ha difeso Maria Stuarda: «Era una donna sola, schiacciata dall'avidità degli altri nobili per il trono di Scozia. Ha pagato con 18 anni di prigionia e poi con la vita la rivalità con la cugina. Pensate: due donne che avrebbero potuto regnare contemporaneamente, che occasione sprecata».

Due donne che avrebbero potuto regnare contemporaneamente, che occasione sprecata

Sarah Varetto

MARIA OSSESSIONATA DAL POTERE, MA INCAPACE DI GESTIRLO

Ma Maria Stuarda è davvero stata la donna fragile e preda degli eventi come viene descritta? Sembrerebbe di sì, analizzando le tante opere scritte su di lei (la prima di Gaetano Donizetti, composta nel 1835; l'ultima, Maria regina di Scozia, è al cinema). Non è d'accordo però l'avvocato difensore di Elisabetta I, Alessandro De Nicola. Che ha raccontato ai giurati dei tanti complotti orditi da Maria contro la cugina, per impossessarsi non solo del trono di Scozia, ma anche di quello d'Inghilterra. Lettere scambiate con gli ambasciatori di Francia e Spagna per «liberarsi dalla prigionia per modo di dire, aveva ben 50 servi». Un intrigo che si conclude con un affronto, il nominare come suo erede non suo figlio Giacomo ma il re Filippo II, grande nemico di Elisabetta. Sul banco dei testimoni, due personaggi d'eccezione: la regina Caterina de' Medici, suocera di Maria, e Sir Francis Drake, corsaro che sconfisse l'Invincibile Armada spagnola, interpretati dai giornalisti Maria Luisa Agnese e Antonio Caprarica. Entrambi dello stesso parere: la regina scozzese era ossessionata dal potere, ma non aveva le capacità per gestirlo. E, probabilmente, sarebbe stata giustiziata anche in Scozia, dove non era benvoluta. Tanto che nessuno dei parenti chiese la sua liberazione.

Elisabetta I nel ritratto dell'Armada, realizzato nel 1588 dopo la sconfitta dell'Invincibile Armada.

NELLA BATTAGLIA TRA LE DUE REGINE, C’È UN SOLO VINCITORE

E, infine, la parola a lei, l'imputata Elisabetta I, impersonata dalla stilista Chiara Boni: «Tutto ciò che ho fatto, l'ho fatto per il mio popolo. È stata proprio la mia gente, la mia più grande passione. Maria forse si lasciava trascinare da altro, dai suoi sensi, dalle sue emozioni. Ma una regina deve saper scegliere cosa è più giusto per il regno, non per se stessa». E il pubblico le dà ragione: 320 a favore della sua assoluzione, solo 199 per la condanna. Ma la giudice Annamaria Gatto, che ha presieduto la Corte, si è schierata con la minoranza: «Io avrei condannato la regina, facendole scontare una pena rieducativa: imparare a rapportarsi con gli altri». A margine, dalla battaglia di queste due regine c'è solo un vincitore: è Giacomo, figlio di Maria Stuarda, che viene scelto da Elisabetta come erede e che unisce, per primo l'Inghilterra e la Scozia in un unico regno. E una curiosità: nemiche nella vita, nella morte le due donne sono di fronte, nelle loro tombe nell'abbazia di Westminster. E così cala il sipario, ma solo per poco. Perché la storia di queste due formidabili donnecontinuerà ad affascinare i posteri.

Un ritratto di Maria Stuarda.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso