21 Gennaio Gen 2019 1556 21 gennaio 2019

Chiara Pia Aurora: «Con La Compagnia del Cigno ho riscoperto la musica»

Un maestro oppressivo, il bullismo subito e un amore per il violoncello sbocciato in ritardo (ma coltivato a suon di sacrifici). Chi è la Sofia della fiction di RaiUno. 

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La Compagnia Del Cigno Chiara Pia Aurora

Sofia è una ragazza sensibile e fragile, vittima di bullismo, presa in giro per il suo aspetto fisico. La musica è il suo rifugio, True Colors, di Cindy Lauper, una canzone in cui finalmente sente di poter esser vista per ciò che è realmente. La giovane violoncellista la canta nel primo episodio de La Compagnia del Cigno, fiction in onda su RaiUno (i primi tre episodi sono già stati trasmessi ma sono visibili ancora su RaiPlay, il quarto è in palinsesto lunedì 21 gennaio alle 21.20). A interpretare Sofia è Chiara Pia Aurora, 18 anni, pugliese di Trani, alla prima esperienza da attrice così come Hildegard De Stefano, Leonardo Mazzarotto, Ario Nikolaus Sgroi e Francesco Tozzi. Anche lei, come loro e gli altri due colleghi Fotinì Peluso ed Emanuele Misuraca, suona davvero, il violoncello, al Conservatorio. I provini e la fiction della Rai sono arrivati in un momento particolare della sua vita, mentre era in crisi con un maestro troppo opprimente, e un personaggio che anche secondo il regista Ivan Cotroneo sembrava scritto apposta per lei le ha fatto riscoprire l'amore per la musica.

DOMANDA. Com'è nata la possibilità di recitare in La Compagnia del Cigno?
RISPOSTA.
Il giorno dopo il mio 17esimo compleanno, una mia amica mi ha mandato uno screenshot della ricerca di questi 7 musicisti che girava su internet e di cui io non era a conoscenza. Volevano delle foto col nostro strumento e una breve storia della nostra carriera musicale fino a quel momento. L'ho fatto e dopo una settimana mi hanno chiesto di partecipare al primo casting.

La fiction sta avendo un grande successo. Te lo aspettavi?
Non avendo mai lavorato a un qualcosa del genere avevo molta paura. Si tratta di un progetto innovativo, è stata una scelta coraggiosa quella di proporre una fiction tutta incentrata sulla musica classica: non se ne sente tanta in televisione di questi tempi. Ho amato da subito il progetto e avevo paura che chi non ha a che fare con questo mondo, come noi, avesse problemi a rivedercisi. Sono contenta di complimenti e riscontro, arrivata anche nei loro cuori.

Anche tu, come i tuoi colleghi, studi al Conservatorio. Quando hai iniziato?
In seconda media, dopo un anno che suonavo violoncello.

Come mai non dalla prima?
Perché in realtà all'inizio non mi piaceva molto il mio strumento, volevo suonare la chitarra. A scegliere è stato il mio primo maestro, Luciano Tarantino, lui mi ha aiutato a entrare in questo mondo che adoro e mi ha spinto a iscrivermi al conservatorio. Mi diceva: «Vai avanti, perché anche se tu non lo vedi, io vedo un futuro per te».

Ora a che anno di studio sei?
Al quinto. Ho perso l'anno scorso dopo averne saltato metà per le riprese. Un altro l'avevo perso perché ho avuto dei problemi col mio insegnante al Conservatorio.

Che tipo di problemi?
Lui aveva una mentalità molto chiusa, non voleva mai che io mi confrontassi con realtà diverse dal suo metodo, i suoi studi. Io volevo uscire dagli schemi e lui non lo accettava. Ho fatto esperienze orchestrali, sono stata a Barcellona, masterclass in tutta Italia. All'inizio glielo dicevo e lui mi diceva di no, poi ho smesso, mi sentivo oppressa e mi sono allontanata da lui e dalla musica.

E poi?
Poi questo periodo è finito quando mi sono presentata ai casting: lì ho ripreso in mano lo strumento, ho fatto i provini senza che lui ne fosse a conoscenza, gliel'ho detto prima dell'ultimo e lui mi ha detto di non farlo. Ma non l'ho ascoltato e meno male. Ora non mi vuole più come sua allieva. Sto pensando di trasferirmi al Conservatorio di Milano.

Quanto tempo dedichi alla musica?
Più o meno due-tre ore al giorno, dipende dai compiti che ho a scuola. Fosse per me, però, farei solo quello, è la mia vita, spero dal prossimo anno di poterlo fare.

Che scuola fai?
Frequento il quinto anno al liceo delle Scienze Umane, ho la maturità. L'anno scorso ho dovuto lasciare anche lì per metà anno, poi ho fatto esami di riammissione a settembre per passare in quinta.

Fai molti sacrifici fai per la musica?
Ne faccio dalla seconda media, da quando ho iniziato seriamente a impegnarmi e studiare. Il mio maestro dice che chi ascolta si accorge se non ci si impegna abbastanza. Quando le amiche mi chiedono di uscire, la maggior parte delle volte dico di no, soprattutto ora che devo conciliarlo con la scuola. Sono contenta perché questa fiction mi ha aiutato a capire che i sacrifici che si fanno servono.

Interpreti Sofia, una ragazza vittima di bullismo. Che significato ha avuto per te questo ruolo?
Molto importante. È stata abbastanza dura per me interpretarlo perché anche io ho avuto delle difficoltà in ambiente scolastico, subendo atti di bullismo, una realtà che ai giorni d'oggi è sempre più frequente. Penso sia un messaggio importante per tutti i giovani che vivono ogni giorno come Sofia e, per me, un percorso di rivincita verso me stessa.

Come l'hai interpretato?
Ho pensato al personaggio, a chi l'avrebbe guardato e anche a me stessa. Molti mi hanno scritto per raccontarmi che si erano ritrovati con le loro storie nella scena di True Colors. Forse, almeno in parte, ho fatto bene il mio lavoro.

Quanto ti assomiglia Sofia?
Tanto. Mi sono rivista fin da subito in lei. Quando all'inizio ho parlato con Ivan (Cotroneo, ndr) del personaggio gli ho detto che in realtà Sofia è praticamente me due anni fa.

Cioè?
Una persona molto romantica e sensibile, ma anche forte. Mi assomiglia per le relazioni amorose, crede nell'amore a prima vista, non demorde anche se le sbattono la porta in faccia più volte, è molto affettuosa, legata alla famiglia, alla madre e al fratello, con cui vive un rapporto di amore e odio che compensa la mancanza del padre che li ha abbandonati quando era piccola. La sua è una sensibilità profonda di cui pochi si accorgono all'inizio, perché la nasconde.

Quali sono le difficoltà che hai incontrato nel tuo ruolo?
Ho avuto tanta paura, soprattutto nel periodo dei casting. Ero un po' in crisi, non sapevo come rapportarmi a un copione, non avevo mai letto una sceneggiatura. Penso che la cosa più difficile sia rendere vero ciò che stavamo recitando. La verità è la cosa più importante per un attore, se un attore non rende ciò che fa vero agli occhi di chi guarda non può essere definito un attore bravo.

Come hai affrontato questa sfida?
Tutti noi abbiamo puntato sulla spontaneità. Leonarda Imbornone, la nostra coach, ci ha aiutato a mettere insieme i nostri personaggi in una settimana, la prima del 2018: ogni giorno dovevamo studiare il personaggio e sono emerse tutte le difficoltà. Per fortuna Ivan ha voluto puntare sulla spontaneità, e spero che questo si percepisca.

Qual è stata la cosa più curiosa che ti è capitata ai provini?
Sono andata all'ultimo, senza nemmeno sapere che fosse l'ultimo, con molta paura. Ho persino pensato di non andare perché temevo di rimanere delusa. Ero stata male un giorno prima, avevo la tosse e mi hanno fatta cantare. Ero più bassa di quattro toni, non riuscivo a fare note acute, penso di aver cantato in maniera orribile ed è stato imbarazzante, mi è caduto il mondo addosso. Mi sembrava di essere arrivata alla fine e di aver buttato tutto via. Per una settimana non mi hanno chiamata e sono rimasta mortificata.

Poi invece ti hanno chiamata.
Sì, ma ero a scuola e non ho risposto. Mi hanno mandato un messaggio e chiesto il numero di mia madre. Ho tempestato mia madre di chiamate tutta la mattina, sono andata in bagno per parlarci, non ce la facevo più.

E cosa ti ha detto?
Che ne avremmo parlato a casa ma che in ogni caso dovevo sapere che avevo partecipato a qualcosa di importante con delle persone importanti. Poi a casa mi ha detto che Ivan aveva visto in me Sofia e aveva deciso di modificare la sceneggiatura e farla pugliese, come me, per non mettermi in difficoltà con la dizione.

Che clima si respirava sul set coi tuoi colleghi?
Eravamo più amici che colleghi, e questo all'inizio è stato un ostacolo per concentrasi sul lavoro, anche perché eravamo tutti con la testa per aria, non realizzavamo la serietà della situazione. Si sono create dinamiche divertenti ma col tempo riusciti a superarle, diventando consapevoli di ciò che stavamo facendo. Intanto più ci conoscevamo, più sembrava non stessimo recitando in scena.

Hai già le idee chiare sul tuo futuro?
Voglio trasferirmi a Milano o a Roma, devo capire cosa è meglio per conciliare musica e recitazione, frequentare ancora il Conservatorio perché con questa fiction ho capito ancora più quanto la musica sia importante nella mia vita. Ma ora amo anche la recitazione, penso diventi parte di noi: la nostra coach dice che in questo lavoro non si butta via niente. Vissuti ed emozioni te li porti dietro sul set, così come nella musica.

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