14 Gennaio Gen 2019 1226 14 gennaio 2019

Hildegard De Stefano: «La Compagnia del Cigno mi ha cambiato la vita»

Dai sacrifici per il Conservatorio alle passeggiate al buio per Milano armata di bastone, per preparare il suo primo ruolo da attrice. La Sara nel cast della fiction di RaiUno si racconta a LetteraDonna.

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La Compagnia Del Cigno Cast Hildegard De Stefano

Lo studio matto e disperatissimo, i sacrifici, la pressione, la competizione interna in quella che è una selezione naturale per poter diventare, un giorno, musicisti di professione. Tutto questo si vede ne La Compagnia del Cigno, nuova fiction di RaiUno (il 7 e l'8 gennaio sono andate in onda le prime due puntate, la terza è prevista per il 14 alle 21:25), prodotta da Indigo, ideata, scritta e diretta da Ivan Cotroneo. Un gruppo di ragazzi giovani che studia al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, le amicizie, le invidie, gli amori, un professore perfido interpretato da Alessio Boni, la musica, soprattutto la musica. Tra i personaggi del cast c'è Sara, una giovane ipovedente, quasi cieca dall'età di otto anni. Spigliata coi ragazzi ma estremamente chiusa, intelligente e sarcastica, a interpretarla è Hildegard De Stefano, 21 anni, musicista per davvero come il resto dei giovani attori del cast, quasi tutti alla prima esperienza. Laureata in violino al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, lo stesso in cui è ambientata la serie, diplomata al Liceo scientifico-linguistico della Scuola tedesca, iscritta alla facoltà di Psicologia. Attrice quasi per caso, ma con la passione e la voglia di farlo seriamente. A LetteraDonna ha raccontato la sua vita fatta di scelte impegnative e sacrifici.

DOMANDA: Com'è la vita di una musicista?
RISPOSTA:
Fatta di studio, con giornate dedicate a coltivare la propria tecnica, un lavoro quotidiano molto simile all'attività di un agonista.

Sembra decisamente complicato.
Sì, il violino, soprattutto, è uno strumento che non perdona. Si dice che se non suono un giorno lo sento solo io, se non suono due giorni se ne accorge anche il maestro, se non suono per tre giorni lo sentono tutti.

È stato difficile trovare la costanza necessaria?
Da piccola avevo l'aiuto di mia mamma che mi seguiva ogni giorno. Non che mi costringesse, ma mi stimolava. Con l'età poi ho interiorizzato questo tipo di atteggiamento e sono diventata autonoma.

Quanti sacrifici hai dovuto fare per arrivare dove sei?
Tantissimi. Mi sono laureata con lode in violino il giorno prima dell'inizio delle riprese. La mia è stata una vita un po' solitaria in certi casi. Facevo la scuola tedesca e il Conservatorio contemporaneamente. Ho dovuto eliminare tante cose, soprattutto negli ultimi anni: con la riforma e la trasformazione del Conservatorio in università, quando sono entrata al triennio c'erano molte materie in più. Ho dovuto rinunciare ad amici, weekend, serate. L'ho sentito soprattutto gli ultimi due anni del liceo, non ho fatto viaggio di maturità o gite scolastiche con gli amici.

Lo rimpiangi?
Col senno di poi posso dire di aver avuto la fortuna e il privilegio di fare musica, che è una delle cose più belle al mondo, e senza quei sacrifici non ci sarei riuscita. Però è stata dura, anche perché uno non sa mai dove lo porteranno i sacrifici che fa, a volte pensa persino che potrebbero rivelarsi inutili. Ora, se mi guardo indietro, mi rendo conto di tutto ciò che non è stato parte della mia vita.

Come hai fatto a non mollare?
Se ho continuato è in primis per rispetto verso la musica classica, che per me è una delle cose più belle al mondo.

Com'è arrivata l'opportunità con La Compagnia del Cigno?
Tramite il Conservatorio. Io ero ancora studentessa, è arrivata una mail dalla nostra direttrice, in cui ci avvertiva di queste audizioni. La prima era solo di presentazione e non era richiesta un'esperienza nel mondo della recitazione. Recitare è una cosa che avrei sempre voluto fare, anche se non ne ho mai avuto il tempo, avevo anche provato a iscrivermi in una scuola. Così quando si è presentata l'occasione, sono andata.

E come sono andati i provini?
Il primo è stato solo conoscitivo, ero rilassata e senza troppe aspettative, sapevo pochissimo del progetto. Al secondo mi hanno fatto suonare, nel terzo recitare una parte del copione, ed è successa una cosa divertente.

Cosa?
Ivan (Cotroneo, ndr), con cui mi sono trovata bene da subito, mi ha guardata e mi ha detto: «A questo punto ti sarai accorta che il tuo personaggio è cieco». Io in realtà non me n'ero accorta, c'era una frase sul copione, sì, ma pensavo potesse essere una battuta. Però ho finto di averlo capito e gli ho detto: «Ma certo». Per fortuna è andata bene, ho fatto un quarto provino in cui mi hanno fatto anche cantare, e mi hanno presa.

Interpreti Sara, una ragazza ipovedente. Ci parli di lei?
È una ragazza affetta da una malattia che la rende quasi cieca da quando ha otto anni e questo determina tante difficoltà nella sua vita. Non vuole mai sentirsi sopraffatta o vittima, reagisce, è molto intelligente e coraggiosa, mette su questa corazza inattaccabile, fatta di forza, sarcasmo e volontà di prendersi comunque i suoi spazi. Anche con i ragazzi è molto a suo agio, addirittura manipolatrice, ma non li lascia mai entrare veramente nelle sue emozioni più intime, non vuole essere fragile, non sembra innamorarsi mai veramente. Per quanto intelligente, coraggiosa e forte ha delle cose irrisolte. La perdita della vista rappresenta per lei una forma di abbandono da parte del senso che ci inebria di più.

Quali sono state le difficoltà che hai incontrato nel ruolo?
In primis imparare a recitare. Poi il fatto di aver dovuto interpretare una ragazza con quella disabilità, certamente, tra l'altro senza ausili tecnici come lenti. Non è stato semplice nemmeno interpretare una persona molto fuori dalle righe, che deve far ridere ma nello stesso tempo ha questo dramma dietro.

Come ti sei preparata?
Ho passato un pomeriggio all'istituto dei ciechi, una signora mi ha fatto fare il percorso al buio che c'è lì, ma non mi bastava. Le ho chiesto di mostrarmi come ci si muove nella città, nella vita reale, e lei me l'ha fatto vedere. Per esercitarmi andavo da sola per Milano, con gli occhiali da sole e il bastone.

Hai detto che recitare ti ha sempre affascinato, ti ha deluso?
No, al contrario, si è rivelato più bello di quanto mi aspettassi. Mi affascina molto il fatto di immedesimarmi in un'altra persona, vivere la vita in una versione diversa ma possibile di me stessa, e mi ha insegnato molto su di me, mi ha messo davanti a situazioni che nella vita reale non mi accadrebbero, e mi ha insegnato anche un po' cosa significa essere una persona con questo tipo di disabilità.

Per esempio?
Quando andavo in giro per Milano col bastone e gli occhiali, mi sono resa conto di come la gente non sappia in che modo reagire davanti alla cecità, si ha paura di essere indelicati, di ledere la sensibilità dell'altro. Una volta, all'università è entrata una studentessa cieca, toccava tutte le file e nessuno si alzava, non per cattiveria ma per imbarazzo. Mi sono alzata io e l'ho accompagnata al suo posto. La gente ha paura di offendere, vorrei che questa paura non ci fosse perché non ha senso di esistere.

Il tuo personaggio ti assomiglia?
Sicuramente ha qualcosa di me, ricorda forse come ero da bambina, senza filtri, con la risposta sempre pronta e che non si lascia mettere sotto dalle persone. Tutte caratteristiche che io ho mediato molto, crescendo. Forse abbiamo lo stesso umorismo intuitivo, solo che io non lo tiro fuori come lei. Mi piace pensare che abbiamo lo stesso carattere combattivo ed entrambe diamo grande importanza all'indipendenza. In generale però mi sento molto diversa da lei, per gusto, atteggiamento, e per il rapporto con i ragazzi.

In che senso?
Lei è molto manipolatrice, si approccia ai rapporti con grande leggerezza. Anche andare a letto con un ragazzo non la coinvolge emotivamente, è una cosa che vive come un regalo a lui. Io invece ci tengo che ci sia un coinvolgimento emotivo nelle relazioni e non sono manipolatrice.

Il mondo del Conservatorio che emerge dalla fiction è estremamente competitivo, a tratti crudele. È stato così anche nella realtà, per te?
Ognuno ha la sua esperienza personale, che può variare anche se si frequenta nello stesso momento, dipende da tante cose. Io personalmente non ho mai fatto esperienza di vera e propria crudeltà nei miei confronti, sono stata fortunata coi miei insegnanti. Le mie difficoltà riguardavano l'impegno eccessivo, nessuna delle due scuole accettava il doppio impegno. Però questi rapporti problematici ci sono, succede di uscire da una lezione piangendo, il rapporto col maestro, quando si studia uno strumento, è molto intimo, si vanno a toccare corde molto profonde. La nostra è una fiction, però questo tipo di rapporti e problematiche è vero.

Ti è mai capitato di sentirti discriminata in quanto donna?
Sono ancora abbastanza giovane e non ho ancora fatto tanta esperienza di lavoro, ma comunque sì, nel mio piccolo mi sono accorta che per le donne la prima cosa che viene giudicata è l'aspetto fisico. Ti senti più guardata e giudicata di un maschio, e in generale mi sono resa conto che conquistarsi attenzioni professionali e artistiche è più difficile per noi.

Pensi che il mondo della musica sia sessista?
In generale penso che rappresenti perfettamente gli altri ambienti della società. Solo adesso emergono figure femminili importanti, primi violini o direttrici d'orchestra. I grandi violinisti del secolo scorso sono tutti maschi, conosco qualche donna ma perché me ne ha parlato mio papà o sono andata ad approfondire io. Non so, è come se la figura dell'uomo rassicurasse molto di più. Sono contenta di interpretare Sara anch perché nonostante la disabilità che potrebbe metterla in difficoltà, lei fa capire come si può benissimo essere donne felici e sicure di se stesse.

Hai già le idee chiare sul tuo futuro?
I miei piani sono un po' cambiati. La musica per me è importantissima e non credo che potrò farne a meno, sicuramente continuerò a farla al meglio delle mie possibilità. Però ho anche scoperto questo mondo bellissimo e mi piacerebbe approfondirlo, perché anche la recitazione è un'arte e va esercitata. Per come sono fatta io penso di poter imparare sempre molto nell'interpretare ruoli diversi. Poi sto anche studiando psicologia all'università e prendendo lezioni private di violino per non perdere la mano, ho sempre avuto molti interessi, sono sempre stata abituata a tenere il piede in due scarpe.

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