Femminicidio

Femminicidio

4 Dicembre Dic 2018 1847 04 dicembre 2018

Qual è la storia vera dietro alla fiction «I nostri figli»

La loro madre è stata uccisa dal padre a coltellate. Dopo averlo inutilmente denunciato 12 volte. E così il cugino e la moglie hanno deciso di adottarli e crescerli come fossero loro. 

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I Nostri Figli Serie Rai1 Giorgio Pasotti 1

Paola Giulianelli lo dice serenamente: «Sono decisioni che prendi d'istinto. Ho pensato anche ai miei figli, a cosa sarebbe potuto succedere loro se la vittima fossi stata io. Sentivo di dover salvare quei bambini». Nel 2007 con il marito Carmelo Calì, Paola, pur avendo già due figli, ha deciso di prendere prima in affidamento e poi di adottare i tre bambini (allora di 3, 5 e 6 anni) della cugina di Carmelo, Marianna Manduca, uccisa barbaramente per strada a coltellate dal marito Saverio Nolfo. Marianna aveva denunciato il marito per violenze 12 volte: d-o-d-i-c-i. I bambini hanno quindi lasciato Palagonia, in provincia di Catania, per iniziare una nuova vita a Senigallia, dove vivono ancora oggi. Ed è la loro storia che ha liberamente ispirato il racconto de «I nostri figli», il film tv di Andrea Porporati con Giorgio Pasotti e Vanessa Incontrada, in onda il 6 dicembre su Rai1 in prima serata. «Si parte da un dolore, ma si racconta anche come ricucire la ferita, guarirla», ha detto Porporati.

«QUESTI BAMBINI SONO FIGLI DI TUTTI NOI»

«Quei bambini non sono solo i figli della famiglia Calì ma sono di tutti noi». In Italia, dal 2000 ad oggi, gli orfani dei femminicidi maturati fra le mura domestiche sono oltre 1600, rimasti, fino all'approvazione di una legge nel dicembre 2017, senza tutele. «Persone come Carmelo e Paola sono i veri supereroi di ogni giorno da ammirare», ha commentato Giorgio Pasotti, «hanno fatto qualcosa di incredibile con una naturalezza disarmante. Mi hanno insegnato molto». Vanessa Incontrada non sa se avrebbe avuto lo stesso coraggio: «Sono situazioni in cui bisogna trovarsi, per sapere. Sul set proprio i racconti che ci hanno fatto sulla loro nuova famiglia Paola e Carmelo ci hanno portato spesso a improvvisare, erano cose troppo importanti, non si potevano non dire». Carmelo Calì, che l'hanno scorso ha vinto una battaglia legale contro lo Stato colpevole di non avere protetto Marianna, nonostante le denunce della donna, ha confermato che quella sua e dalla moglie «è stata una scelta istintiva, anche perché non si poteva aspettare, abbiamo deciso in 4 ore di portare da noi i ragazzi. Poi ci siamo resi conto di tutte le difficoltà, anche economiche, ma la forza, la tenacia e l'amore in casa nostra ci hanno portato avanti. Io rifarei tutto». L'intensità emotiva del film tv, in cui i nomi dei personaggi sono stati cambiati, a partire dai protagonisti che nel racconto si chiamano Roberto (Pasotti) e Anna (Incontrada), è data anche dalla bravura dei piccoli protagonisti: fra gli altri, Francesco Chinnici (Luca), Gabriele Provenzano (Giovanni) e Francesco Tiburzi (Diego). All'anteprima stampa in Rai un applauso scrosciante è andato anche ai veri giovani componenti della famiglia Calì: «È' un film molto bello», dice il maggiore, figlio naturale di Carmelo e Paola. «Mi ci sono ritrovato molto. Sono molto felice di quello che hanno fatto miei genitori. All'inizio ero molto geloso, come si vede nella storia, ma oggi sono molto contento di avere dei fratelli come loro». Tinni Andreatta, direttore di Rai Fiction spiega che «I nostri figli, insieme a Lea (su Lea Garofalo) e Io ci sono (su Lucia Annibali) trasmessi nelle passate stagioni, fa parte di un'ideale trilogia di tv movie sul tema della violenza contro le donne», un argomento che si è deciso di affrontare con storie vere «che non raccontassero solo la tragedia, la perdita, ma contenessero anche un elemento di speranza, di resistenza, di possibile riscatto». Contro il femminicidio, però, c'è ancora molto da fare, sottolinea Vanessa Incontrada: «La società dovrebbe tutelare le donne molto di più, offrire molte più forme di protezione, più attenzione. Viviamo ancora in un mondo molto maschilista, dove resistono certi stereotipi sulle donne. Sarà difficile scardinarli, ma noi continuiamo a lottare».

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