13 Novembre Nov 2018 1847 13 novembre 2018

Le Spice Girls dicono addio al femminismo a tutti i costi

Adesso guardano al People Power, come ha spiegato Emma Bunton: «Noi rappresentiamo il potere delle persone. Parliamo di uguaglianza e riuniremo tutti, ragazzi e ragazze». 

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Spice girls

«Say you can handle my love, are you for real, I won’t be hasty, I’ll give you a try, if you really bug me then I’ll say goodbye… (Dici che puoi gestire il mio amore, fai sul serio? Non avrò fretta, ti darò una possibilità, se davvero mi menti allora ti dirò addio)» cantavano le Spice Girls nel lontano 1996. Una canzone, Wannabe, diventata da subito un inno del Girl Power, della solidarietà femminile e della libertà che Geri, Emma, Mel C, Victoria e Mel B incarnavano. Tanto da essere scelta, ben 10 anni dopo, per la campagna Global goals, promossa dall’Onu per sensibilizzare 17 obiettivi che renderebbero il mondo un posto più sostenibile. Sulle note di Wannabe, con l’hashtah #WhatIReallyReallyWant, cinque ragazze spiegavano la loro visione sulla parità dei diritti e sulla libertà di diventare ciò che davvero volevano.

Adesso, a grande richiesta, l’iconico gruppo è pronto a tornare sui palchi di tutto il mondo, con la sola eccezione di Victoria: la signora Beckam ha ringraziato i fan, dichiarando che preferisce restare a casa. «Vogliamo continuare a trasmettere, anche alle future generazioni, il nostro messaggio di empowerment femminile», hanno detto le quattro reduci al quotidiano Evening Standard.

STRAFALCIONI E IMBARAZZO

Ma dietro gli slogan pubblicitari e le frasi a effetto delle canzoni, una volta tolti i costumi di scena, anche le Spice mostrano come la loro conoscenza delle tematiche femministe sia limitata. Non solo, ma anche su argomenti di cui si parla quotidianamente, come la politica e la società, il quintetto non è a suo agio. A cominciare da Geri Halliwell. La rossa tutto pepe, che si è guadagnata il nomignolo di Ginger Spice, nel 1997 confessò candidamente di conoscere ben poco di storia, e di essere informata sulle suffragette quel tanto che basta per poterle identificare come «le donne che sono morte per ottenere un voto». Nel 2013 invece, la cantante fu al centro di una polemica con i suoi follower per un tweet in onore di Margaret Thatcher, l’ex Primo Ministro inglese conosciuta come la Lady di ferro per i suoi modi bruschi e le sue idee sociali ed economiche. «La figlia di un droghiere mi ha insegnato che tutto è possibile», cinguettava Geri che, sommersa di critiche, cancellò il post scusandosi poi con chi la seguiva «per avervi offeso», dimostrando uno scarso coraggio nel difendere le proprie idee.

SIAMO DONNE SEMPLICI (ANCHE TROPPO)

Non va meglio per Mel C, al secolo Melanie Chisholm, che confessò alla stampa di non andare mai a votare per un motivo molto semplice: «Non so nulla di politica». Mentre Victoria, nel 2002, dichiarò alla rivista Cosmopolitan: «Non mi considero femminista, mi piace un uomo che apre le porte per me, mi porta fuori a cena, mi compra fiori. Mi piacciono gli uomini che trattano le donne come tali, e penso che questo piaccia anche a molte altre donne». Le cinque ragazze simbolo del Girl Power sono ormai dei simboli di facciata? Sono in molti a pensarla così. Tanto che, per rispondere a questa domanda, è intervenuta direttamente la Baby Spice Emma Bunton dalle pagine del Sun. «Noi rappresentiamo il potere delle persone. Parliamo di uguaglianza e riuniremo tutti, perché tutti hanno importanza per noi. È la nostra filosofia. Ogni ragazzo, ogni ragazza, non importa quello che sembri, dove sia, è il benvenuto… le Spice Girls rappresentano l'uguaglianza per tutti, ok?». Il consiglio, spassionato, arriva direttamente da loro che sono stanche di essere il simbolo di qualcosa che non sono a tutti gli effetti. Per il Girl Power è rimasta Wannabe.

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