24 Ottobre Ott 2018 0823 24 ottobre 2018

Bodyguard, la serie che rovescia gli stereotipi su uomini e donne

Lo show con Madden ha registrato share record sulla Bbc. Ora grazie a Netflix arriva in Italia. Il suo segreto è il racconto di una mascolinità alternativa.

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Bodyguard Serie Tv 3

Il 24 ottobre debutta su Netflix la serie che lo scorso settembre ha dominato la tv inglese: Bodyguard, creata da Jed Mercurio, che vede protagonista Richard Madden (l'ex Robb Stark di Game of Thrones) nel ruolo di David Budd, sergente della polizia e veterano di guerra. Ad un primo sguardo potrebbe sembrare un classico drama a sfondo politico. In realtà, la serie riesce a bilanciare in maniera mirabile azione, suspense e una serie di colpi di scena ben assestati, che hanno tenuto incollati allo schermo oltre 10 milioni di spettatori inglesi durante l'ultimo episodio. Oltre all'ottimo cast e all'attualità dei temi trattati, forse la chiave del successo risiede proprio in questo: nella capacità di sorprendere il pubblico sino alla fine, con una serie di svolte che, a ben guardare, si basano sui più comuni stereotipi di genere e sul loro definitivo capovolgimento.

LA MASCOLINITÀ ALTERNATIVA DI DAVID BUDD

Bodyguard segue le vicende di David Budd (Madden), il quale dopo aver sventato un attentato terroristico a Londra, viene promosso come guardia del corpo della ministra degli interni Julia Montague (Keeley Hawes), politica conservatrice che cerca di far passare una controversa legge antiterrorismo. Tra i due si crea subito un rapporto complesso, fatto di amore e odio, a causa delle forti divergenze di idee politiche. Ma tra azioni eroiche, inseguimenti e depistaggi, emerge subito l'instabilità del protagonista, che dietro un apparente contegno nasconde traumi e sofferenze difficili da esprimere. David Budd è affetto da disturbo da stress post-traumatico, la guerra ha segnato la sua vita e la sua salute mentale, e ciò ha portato alla separazione dalla moglie Vicky (Sophie Rundle), con la quale ha due figli. Attraverso il racconto della paternità e dell'incapacità di nascondere le proprie emozioni si esprime così una mascolinità alternativa, non tossica, come raramente si era visto finora in un thriller d'azione.

IL LATO FRAGILE DELL'EROE MASCHIO

Pensiamo a James Bond, che da decenni rappresenta nell'immaginario collettivo l'uomo d'azione che non deve chiedere mai, sessualmente aggressivo, frutto di una cultura machista, che vuole l'uomo come essere duro e forte, costretto a celare le proprie insicurezze. Pena, essere etichettato come debole, «non uomo». Lo stesso vale per la saga di Jason Bourne e molti altri franchise d'azione che solo di recente hanno iniziato ad invertire la rotta e presentare una migliore rappresentazione femminile. Già da tempo ormai la mascolinità tradizionale appare obsoleta, in crisi e messa dunque in discussione, ben prima che la frattura di #metoo aprisse una discussione universale su sessismo, abusi e relazioni tossiche. Ne è un esempio la recente serie Patriot (Amazon Video), originale spy story su un agente depresso, sulla crisi del patriarcato, ma priva di personaggi femminili di spessore. In questo senso, Bodyguard è una serie molto più audace, figlia del suo tempo, che costruisce un protagonista coraggioso ma fragile, affascinante ma sensibile. In una parola, umano.

NÉ MADRI NÉ MOGLI, MA DONNE DI COMANDO E DI PRESTIGIO

Non a caso, in Bodyguard la rappresentazione femminile è cruciale. David Budd è il protagonista indiscusso della storia, eppure la serie presenta un cast femminile di grande rilievo con numerose donne che svolgono ruoli di comando. In primis, Julia Montague, ministra dell'interno, ambiziosa e «sociopatica» (coma la definisce una sua sottoposta), che non ha paura di compiere scelte controverse pur di soddisfare i suoi interessi personali. A lei si aggiungono Anne Sampson (Gina McKee), a capo del comando antiterrorismo della polizia di Londra; Lorraine Craddock (Pippa Haywood), sovrintendente capo e superiore di David; e la sergente Louise Rayburn (Nina Toussaint-White). Tutte donne complesse, imperfette, capaci, acute, che svolgono ruoli di prestigio. Anche Vicky, la moglie di David, non appare mai come una donna che pensa e agisce in funzione del marito, né come la madre che vive solo per i figli. Anzi, è una donna coraggiosa, intelligente, caparbia, premurosa, che si preoccupa della famiglia ma anche di avere una vita personale.

LA DAMIGELLA IN PERICOLO? È NELLA VOSTRA TESTA

Tra le donne che hanno un ruolo importante nella storia c'è anche Nadia (Anjli Mohindra), che nel primo episodio tenta il suicidio perché costretta dal marito a compiere un attentato, poi sventato da David. Inizialmente Nadia appare come una donna musulmana sottomessa, impaurita, innocua, ma è solo alla fine della stagione che confessa di essere complice degli attacchi terroristici, nonché l'ingegnera che ha costruito le bombe. In questo modo, anche l'unica donna in apparenza bisognosa di aiuto – la classica damigella in pericolo – si rivela una donna d'azione, riuscita a ingannare tutti proprio a causa dei luoghi comuni vigenti. Anche qui, difficile trovare prodotti audiovisivi che ribaltino in maniera così efficace lo stereotipo della donna vittima e vulnerabile, per quanto negli ultimi anni sempre più show raccontino di donne abili, che svolgono professioni per tradizione maschili. Si pensi a Darlene e Trenton, hacker di Mr. Robot, a Eve, spia di Killing Eve, o a Elizabeth di Madam Secretary, per rimanere in ambito politico.

UN FINALE CHE SOVVERTE OGNI STEREOTIPO

In sostanza, Bodyguard attua una sovversione totale degli stereotipi maschili e femminili, che si palesa nel finale sia con il personaggio di Nadia sia con quello di David. Nel corso degli episodi, cresce la sofferenza e l'instabilità mentale del protagonista a causa di una serie di eventi drammatici che lo coinvolgono, al punto tale da tentare persino il suicidio. Solo nel finale, però, David si lascia completamente andare alle proprie emozioni e decide di chiedere aiuto. L'accettazione della malattia mentale e della necessità di supporto psicologico rappresentano il passo finale di un percorso lungo e doloroso di crescita. È l'ultimo atto di coraggio che David attua dopo i tanti gesti eroici e altruistici, dando così un messaggio chiaro su quanto sia pericoloso non comunicare le proprie emozioni e continuare a promuovere una cultura tossica e dannosa.

LA RIVOLUZIONE CHE PREMIA

Bodyguard è diventato il drama della Bbc One più visto sin dal 2008 e in assoluto la serie più vista in Inghilterra nel 2018, sfiorando il 48% di share. Numeri record che hanno colto di sorpresa gli stessi creatori e che testimoniano anche il desiderio degli spettatori di vedere storie moderne, che raccontino la contemporaneità – dalla minaccia del terrorismo alle rivendicazioni delle donne – e i suoi principali cambiamenti. Ora la serie arriva anche da noi su Netflix, e tra politica, sesso, azione e questioni di genere, ha tutte le carte in regola per replicare il successo. Di sicuro, in Inghilterra la rivoluzione messa in atto è stata premiata.

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