15 Ottobre Ott 2018 1900 15 ottobre 2018

Killing Eve è una serie tv assolutamente da vedere

Racconta donne fuori dal comune. Ribaltando i ruoli di genere. Quello di Phoebe Waller-Bridge, che arriva in Italia il 15 ottobre, è un grande show femminista.

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Killing Eve Serie Tv (2)

Che la serialità televisiva sia diventata il luogo ideale per raccontare donne controcorrente, indipendenti e ribelli lo si dice già da un po' ormai. E se c'è una serie che quest'anno si è distinta più di tutte per la sua (buona) rappresentazione femminile, questa è senza dubbio Killing Eve. Lo show creato da Phoebe Waller-Bridge – già rinnovato per la seconda stagione – ha ricevuto il consenso unanime della critica e due nomination agli Emmy. Il 15 ottobre debutta anche in Italia grazie alla piattaforma di streaming Tim Vision. La serie è stata apprezzata per la sua capacità di fondere più generi – è un drama che unisce thriller, comedy, noir e spy – ma anche per la grande originalità e audacia del racconto. Il ribaltamento dei ruoli di genere, la rottura degli stereotipi, la grande complessità dei personaggi femminili sono solo alcuni dei motivi che rendono Killing Eve una delle grandi rivelazioni seriali dell'anno. Assolutamente da vedere.

IL RIBALTAMENTO DEI RUOLI DI GENERE

Killing Eve è la storia di due donne: Eve (Sandra Oh) e Villanelle (Jodie Comer). La prima è un'addetta alla sicurezza dell'MI5, con una spiccata passione per le donne assassine; la seconda è una killer di professione, che lavora al soldo di una misteriosa compagnia. Solo queste premesse rendono già l'idea di quanto lo show sovverta i canoni, specialmente quelli dei ruoli di genere. L'agente che dà la caccia all'assassino è un classico, ma qui si sceglie di affidare dei ruoli tradizionalmente maschili a due donne: Eve, che da subordinata diventa il capo della squadra investigativa (mentre il suo ex superiore diventa il suo sottoposto); e Villanelle, che deve eseguire gli ordini del suo capo ma ben presto finisce per trasgredirli tutti. In sostanza, entrambe ribaltano le classiche dinamiche di potere, agiscono spinte dai loro interessi personali e soprattutto dalla bizzarra ossessione reciproca.

DONNE FUORI DAL COMUNE

Killing Eve esplora infatti il loro particolare rapporto. Non c'è solo la tipica caccia all'assassino, al centro della storia, ma anche un legame pericoloso che si intreccia tra le due donne. La loro è una sorta di caccia del gatto al topo, che dà vita ad una continua fuga e inseguimento. Se nasce però un rapporto così travagliato e fuori dal comune è perché Eve e Villanelle sono fuori dal comune. Non ci sono eroine o cattive, né femme fatale stereotipate o spie sexy ma semplicemente due donne indipendenti, brillanti, complicate e ambiziose. Eve è perspicace, a tratti insicura ma anche caparbia e incosciente, Villanelle è invece una sociopatica, spietata ma paradossalmente molto buffa. Entrambe – interpretate ottimamente da Sandra Oh e Jodie Comer – sono piene di contraddizioni ma desiderose di azione, di adrenalina. Sono attratte dalla sfida in un mondo che di solito è abituato a sottovalutarle.

IL TALENTO DI PHOEBE WALLER-BRIDGE

Solo Phoebe Waller-Bridge poteva creare uno show tanto anticonformista e irriverente. L'autrice, giovanissima (33 anni), è salita alla ribalta nel 2016 grazie a Fleabag (Amazon Prime), mirabile tragicommedia inglese, scritta e interpretata da lei stessa. In quella serie c'era già tutto il suo talento e il suo stile riconoscibile: cinico, disturbante, autentico, ma anche quel desiderio di scioccare e rompere regole, convenzioni e tabù, che non a caso ritroviamo di nuovo in Killing Eve. Come lei stessa ha dichiarato, l'autrice scrive di «donne trasgressive, amicizie e dolore», perché è ciò che le piace. Ma se in Fleabag raccontava la vita di un donna distrutta, narcisista, ossessionata dal sesso, con Killing Eve Waller-Bridge alza la posta in gioco: costruisce due identità femminili formidabili, rielabora e sovverte generi narrativi e crea uno show rigorosamente femminista.

UN NUOVO SGUARDO

Killing Eve, in definitiva, attua un autentico cambio di sguardo. Le donne non vengono ritratte come subordinate alle figure maschili, né come oggetti sessuali, bidimensionali, come molto spesso accade nei thriller spionistici. Al contrario, appaiono come soggetti attivi, desideranti, che compiono anche azioni pericolose, brutali e amorali. Non a caso, si è parlato di female gaze (lo sguardo femminile) che si contrappone al male gaze (sguardo maschile), come ha teorizzato nel 1975 la critica Laura Mulvey, che denunciò la pervasiva prospettiva maschile seconda la quale venivano realizzati tutti i film. In questo modo la femminilità, la sessualità, ma più semplicemente la realtà, così come le piccole cose della quotidianità, vengono raccontate con un altro occhio e punti di vista. Così ha fatto Phoebe Waller-Bridge in Killing Eve, riuscendo a costruire una rappresentazione della figura femminile inedita, ribelle e realistica.

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