Femminismo

Femminismo

12 Ottobre Ott 2018 1932 12 ottobre 2018

Netflix racconta il femminismo con un documentario

Le cose da sapere sul lungometraggio, disponibile sulla piattaforma online, che narra la storia del movimento attraverso la viva voce delle ragazze che negli Anni '70 l’hanno animato.

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Femminismo Documentario Netflix

Nel 1960 nei licei americani, e con ogni probabilità anche in quelli italiani, si insegnava alle donne come lavare alla perfezione i piatti. Era un fondamento di Economia domestica, materia obbligatoria con tanto di voto e manuale che spiegava con dovizia di particolari il giusto ordine di azioni per rendere le stoviglie impeccabili. Sono tante le immagini che testimoniano l’incredibile divario uomo-donna che fino a non tanti decenni fa non era solo accettato ma anche avvallato come giusto, molte anche più crude di questa che però come poche altre ne racchiude l’essenza. Ovviamente i maschi erano esentati dal compito, come lo erano da un sacco di cose, mentre ne dominavano a senso unico altre. Una condizione che le donne circa una decade dopo non hanno più accettato, dando vita al Femminismo, un movimento al quale ogni ragazza, oggi, deve tutto. A raccontarlo attraverso le voci di alcune delle protagoniste è stata la regista Johanna Demetrakas, che ne ha ripercorso le tappe nel documentario Feminists - What were they thinking (Femministe ritratto di un’epoca) dal 12 ottobre disponibile su Netflix.

Un viaggio nell’America della repressione ultra conservatrice prima, e della liberazione non semplice e per nulla immediata poi, che parte dal libro fotografico Feminist Portraits, 1974-1977 di Cynthia MacAdams, dove sono ritratte attiviste dell’epoca, quasi tutte artiste che attraverso diverse forme espressive hanno costruito il loro futuro e il nostro presente. Sono molte di loro a dar vita al documentario, commentando gli scatti che le immortalano e ripercorrendo con la memoria quegli anni. Donne diversissime, dalle vite spesso agli antipodi ma accumunate da sentimenti simili, a partire da quel senso di inadeguatezza e inquietudine di chi vede davanti a sé un unico destino possibile: diventare madre e affidare all’uomo il controllo su tutto, anche sul proprio corpo e sul piacere sessuale.

C'È ANCHE JANE FONDA

«Alle bambine e adolescenti veniva detto in continuazione di fare le brave, sottintendendo che per natura non lo fossero», ricorda la protagonista più celebre, Jane Fonda, che da ragazzina immaginava se stessa come una moderna Giovanna D’Arco, e che ha sempre cercato di portare sul set e nella vita la miglior immagine femminile possibile, «pur avendo imparato solo una decina di anni fa che no è una frase completa».

SI PARLA DI ABORTO, ALL'EPOCA CLANDESTINO

La stessa inquietudine dell’artista Judy Chicago che per farsi ascoltare fondò un’accademia creativa per sole donne e con Womanhouse . Un ’installazione che ritraeva manichini femminili inglobati nei mobili e che obbligava gli uomini a guardare come si sentivano le loro mogli in quel periodo: imprigionate. O di Michelle Phillips che sposò il grande amore della sua vita, col quale fece soldi e successo fondando il gruppo musicale Mamas & the Papas ma che la lasciò senza nulla al momento della separazione. O ancora della professoressa universitaria Joan Kellerman, viva per miracolo dopo un aborto che allora era ancora clandestino.

STORIE DI DONNE A CUI DOBBIAMO DIRE GRAZIE

Tanti volti di una rivoluzione che cambiò per sempre il senso della storia e la vita delle donne che per la prima volta affermarono la loro dignità e la loro identità. Quando i social network non esistevano e per far sentire la propria voce non si poteva far altro che urlare c’erano loro, che andando contro tutto e tutti hanno permesso a noi, oggi, di vivere libere, e il lusso di banalizzare un po’, a torto, il termine femminismo. Perché chi crede che le ragazze degli Anni '70 fossero solo un gruppo di libertine che bruciavano reggiseni e sfilavano nude per esibizionismo sbaglia e deve ricordare che se nel 2018 possiamo dire la nostra, fare politica, scegliere di non sposarci, abortire, o semplicemente lavorare non è solo merito nostro. A loro dobbiamo un enorme grazie e a noi la consapevolezza che la strada per la totale uguaglianza sia ancora lunga e il pericolo non sia cessato. Per questo c’è ancora bisogno di un forte movimento femminista. Ora.

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