11 Ottobre Ott 2018 1410 11 ottobre 2018

Il messaggio femminista del film 'A star is born'

La pellicola, con Bradley Cooper e Lady Gaga, racconta la storia di una donna che trova il coraggio di superare i suoi limiti. E per Variety è «perfetta per l'era #MeToo».

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A star is born film

Erano bastate le prime immagini del trailer a far parlare la critica di possibile Oscar. Convinzione che si è rafforzata in Italia con la trionfale anteprima al 75esimo Festival di Venezia, conclusasi con una standing ovation di otto minuti e con un primo weekend fortunatissimo al botteghino statunitense (42,6 milioni di dollari incassati, secondo solo a Venom). No, non stiamo parlando dell’ennesimo kolossal di James Cameron, ma del quarto remake dell’iconico film A star is born (la prima versione è addirittura del 1937), targato Bradley Cooper e Lady Gaga. Per i quali il progetto ha rappresentato il debutto in una dimensione lontana dalla propria comfort zone, con l’attore e la popstar alle prese con la loro prima prova da regista e da attrice protagonista. Ma attenzione, senza fare nessuno spoiler, il film non racconta soltanto l’amore tra i due protagonisti, ma anche e soprattutto la storia di una donna che riesce a trovare il coraggio di sfidare i propri limiti e emergere con un successo maggiore dell'uomo che l'ha lanciata.

IL GENDER GAP NELLA MUSICA

Vestendo i panni della cameriera squattrinata Ally che, aiutata dalla rockstar Jackson, scopre di avere un talento tale da portarla a diventare una popstar, Lady Gaga ha dato voce a una serie di problematiche che le donne, giorno per giorno, si sono trovate ad affrontare nel mondo delle sette note: la frustrazione di essere giudicate solo per l’aspetto fisico, il timore di condividere la propria musica per paura di non rientrare nei canoni decisi dalle major, la sensazione di non essere in grado di calcare il palcoscenico per la poca fiducia nelle proprie capacità. E se la love story, l’atmosfera da musical e le canzoni potrebbero sembrare le principali attrazioni della pellicola, per la critica fulcro di A star is born è nella reazione dell’uomo al trionfo della donna. In tutti i rifacimenti del film, indipendentemente dall’epoca o dall’ambientazione, il protagonista maschile non riesce a capacitarsi di essere eclissato dalla ribalta di quella creatura che ha contribuito a plasmare: più traguardi Ally arriva a tagliare, meno Jackson è in grado di accettare il fatto che una donna possa surclassarlo.

UN FILM ADATTO ALL’ERA #METOO

Secondo Variety, il remake di Bradley Cooper è «un film perfetto per l’era #MeToo» non tanto in senso letterale, perché non tratta il tema degli abusi o delle molestie, quanto perché il messaggio che si propone di trasmettere ha un forte sottotesto femminista. «La storia del successo di Ally è la storia di una donna che arriva ad abbattere una dimensione fortemente sessista e patriarcale, in cui l’uomo ritiene sia nell’ordine naturale delle cose essere un passo in avanti rispetto alla sua controparte femminile», ha scritto il critico Owen Gleiberman. «E la prospettiva di non vestire più i panni del leone sulla scena lo lascia spaesato perché non lo priva soltanto di uno status quo ma anche di uno dei mattoni su cui ha costruito la propria identità e le proprie sicurezze».

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