25 Settembre Set 2018 1439 25 settembre 2018

Che delusione l'immagine della donna che esce dalla tivù

I programmi per le ragazze vorrebbero rispondere alla nostra ansia di contemporaneità, che si tratti di marmellate o di revoche delle concessioni. Ma ci dipingono come prive di personalità.

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Donne Televisione Italiana

Settembre coincide con il ritorno alla normalità: costumi da bagno e teli da spiaggia finiscono nell’armadio, a caso («Tanto poi me lo ricordo dove stanno», è la prima bugia da rientro); i genitori iniziano l’apnea in assetto variabile tra la scuola, lo sport, le attività artistiche e i «Posa quel cellulare»; si fa finta di riprendere in mano i progetti lavorativi; e si torna, anche, sul divano per i nostri programmi tivù (o, sempre più spesso, si vanno a recuperare sulle piattaforme on line). Quella che ha appena preso il via, più di tante altre, è una stagione con tonalità nuove per le generaliste, tra cambi alla conduzione e tentativi di innovazione. Sui social è tutto un Tv Talk. Nelle chat private si usano meno fronzoli da analisti: «Avvisami se Panicucci e Vecchi si tirano di nuovo le forchette a Mattino Cinque»; «Metti La prova del cuoco! La Isoardi si è arresa: ha il grembiule alla Antonellina»; «Dalla Palombelli a Forum stanno di nuovo usando il pensiero magico giuridico»; «Passa ai Fatti vostri! C’è Magalli nero, pronto a cazziare qualcuno!»; «Augias e Quante storie? Solo su RaiPlay»; «La7! La7! L'aria che tira! Che s’è messa Myrta?».

UN POMERIGGIO ZEPPO DI PROGRAMMI

Chi di televisione scrive ricorda sempre che una volta lì era tutto “target femminile”. Un unico indistinto pastone dedicato al pubblico delle donne che, con un occhio al sugo lasciato a pippiare e uno all’orologio per il ritorno del capofamiglia, teneva il televisore acceso per carpire una ricetta nuova per la pasta frolla che mai e poi mai avrebbe avuto l’ardire di cambiare in autonomia. Adesso, pur restando “target femminile”, si tiene un occhio sulle app dei delivery che non ritardino e l’altro su un hashtag, mentre in sottofondo il televisore passa al pomeriggio con Detto Fatto (Bianca Guaccero con Giovanni Ciacci), Uomini e Donne (Maria De Filippi) e Pomeriggio Cinque (Barbara D’Urso), Vieni da me (Caterina Balivo) e La vita in diretta (Francesca Fialdini con Tiberio Timperi), Tagadà (Tiziana Panella), Italia Sì (Marco Liorni), Verissimo (Silvia Toffanin); la domenica, infine, il posticipo con Domenica In (Mara Venier) e Domenica Live (ancora D’Urso).

CONTEMPORANEITÀ MA POCA IDENTITÀ

Una tivù delle ragazze per le ragazze (con poche eccezioni) che usa il rimescolio dei generi, lo sfruttamento dei social, il parlare a un pubblico femminile che però non è più solo televisivo - e ancora meno: non è più solo femminile - per offrire, nelle intenzioni, la rappresentazione di una donna che ha urgenza di contemporaneità, che s’intenda di confetture e revoche delle concessioni, di prevenzione oncologica e di reality show, senza dimenticare la dritta sul film da vedere o sul tacco giusto (tutto buono per il pranzo della domenica, dalla suocera, quando c’è la cognata che ha letto l’ultimo Tamaro e stuzzica). Il risultato finale, però, è quello di restituire l’immagine di una donna con poca identità e ancora meno personalità, incapace di trovare la chiave per essere rappresentativa. Come l’amica di cui dici «Ma che l’ho chiamata a fare» alla fine di ogni telefonata; o come un partito che non riesce a organizzare una pizzata tra leader. Sarà anche la contemporaneità, bellezza, ma questo grande spettacolo non è.

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