6 Settembre Set 2018 1630 06 settembre 2018

Venezia 75, insulti sessisti per la regista Jennifer Kent

Dopo la proiezione di The Nightingale, vincitore del premio Speciale della Giuria, si sono levate anche parole ben più pesanti: «Vergogna puttana, fai schifo».

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Il giudizio severo del pubblico di Venezia non è cosa nuova: in 75 edizioni i fischi in sala non sono mai mancati. Nella serata di mercoledì 5, però, si è andati un po' oltre il consueto coro di 'bu' e sono volate parole ben più pesanti. Oggetto delle critiche, molto poco cinematografiche e molto da osteria, è stata la regista Jennifer Kent, in concorso con il film Nightingale, uno splatter ambientato in una violentissima Tasmania del 1825. L'australiana, unica donna in gara di questo 2018, era già stata al centro della discussione per la scarsità di 'quote rose' presenti al Lido. Vi ritorna, a proiezione conclusa, per una frase urlata in sala da uno spettatore: «Vergogna puttana, fai schifo». Nonostante l'incidente, il film di Kent ha invece dimostrato di essere stata molto apprezzata dalla Giuria, che le ha conferito il suo Premio Speciale.

I COMMENTI

A luci spente sono poi arrivati i commenti di entrambi gli interessati, la regista e il suo detrattore, a cui, intanto, la Biennale ha comunicato di aver revocato l'accredito stampa. Così la Kent: «Credo che di fronte a queste proteste violente bisogna reagire con compassione e amore unica formula, secondo me, verso l'ignoranza. E oggi amore e compassione sembrano difetti». Con la coda fra le gambe e il capo coperto di ceneri, invece, Sharif Meghoud che con un post sulla propria pagina Facebook ha chiesto pubblicamente scusa alla cineasta, alla manifestazione e ai presenti in sala, definendo la sua uscita «un rigurgito uscito da una bocca che non pensava ne a quello che diceva ne alle relative conseguenze. Di base non sono contrario ai fischi e insulti alle fine delle proiezioni ai festival ma il mio gesto di ieri sera è da condannare per la sua natura estremamente esplicita e offensiva». Specificando, riguardo alla parola puttana, che «poteva essere quella come un'altra» e che «il gesto non è da pensare come attacco maschilista o misogino». Posto che la buonafede dietro a delle scuse non è mai verificabile, resta il fatto che (ancora) quando si vuole attaccare o muovere una critica a una donna, in ambito artistico come in qualsiasi altro, il sacco da cui è più facile estrarre gli insulti rimane quello del sessismo.

Ci metto la faccia e mi prendo la responsabilità. Sono stato io l'uomo che ieri sera, alla proiezione stampa di "The...

Geplaatst door Sharif Meghdoud op Donderdag 6 september 2018

LA REGISTA

Vicina alle tematiche femministe, ma anche a tutti gli altri tipi di disuglianze che faticano ad abbandonare il suo settore, Jennifer Kent si era ovviamente espressa sull'essere l'unica donna in gara alla Mostra di Venezia: «Vorrei avere altre mie colleghe con me ora. Finchè non ci sarà una parità di genere e un vero equilibrio le cose non andranno bene. Ma va detto che ci sono anche altre discriminazioni nel cinema: ad esempio verso i cineasti aborigeni, i neri e chi non ha un ben definito genere sessuale. Insomma la strada da percorrere è lunga». Nata a Brisbane, si è avvicinata nel tempo sia alla carriera attoriale che a quella di regista, assistendo, fra le altre cose, Lars Von Trier sul set di Dogville. Il suo primo film del 2014,l'horrorBabadook, fu molto apprezzato dalla critica, riscuotendo anche buoni incassi al botteghino.

IL FILM

The Nightingale, in concorso a Venezia, è invece uno splatter movie dove dominano il sangue e la violenza, soprattutto verso le donne e le minoranza, nella Tasmania governata da spietati ufficiali inglesi. Motore della storia è il desiderio di vendetta della protagonista, la galeotta irlandese Clare, dopo che i suoi stupratori hanno ucciso sia suo marito che sua figlia. Ad aiutarla nei suoi piani l'aborigeno Billy, a sua volta vittima di soprusi e violenze.

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